Un fiume arcobaleno attraversa Grosseto. «Vogliamo essere liberi» | MaremmaOggi Skip to content

Un fiume arcobaleno attraversa Grosseto. «Vogliamo essere liberi»

Dal matrimonio egualitario ai diritti delle famiglie omogenitoriali: una città colorata da musica, bandiere e rivendicazioni
Il Toscana Pride a Grosseto (Foto di Aldo Giuliani)
Il Toscana Pride a Grosseto (Foto di Aldo Giuliani)

GROSSETO. Glitter, paillettes, colori, gioia e 5mila persone secondo la questura e 15mila secondo gli organizzatori con il sorriso: così possiamo descrivere il Toscana Pride, al grido di «Dai margini irrompiamo, ovunque resistiamo». Un urlo lanciato da tutta la Toscana e non solo. L’immagine è quella di una comunità unita, che prova a scrollarsi di dosso i tabù che da sempre la stringono. Eppure la risposta a chi è contro di loro è sempre la stessa: «Vi aspettiamo con noi».

Oggi la comunità Lgbtqia+ ha sfilato per Grosseto, portando colori, musica e gioia. Ma oltre l’apparenza, nei partecipanti c’è qualcosa che si muove: la voglia di includere e di essere inclusi in un momento storico in cui non tutti sembrano voler includere.

Fin dalle prime ore del pomeriggio le strade si sono riempite di famiglie, giovani, associazioni, realtà sociali e culturali, rappresentanti istituzionali, cittadine e cittadini. Una lunga onda di colori ha attraversato la città per affermare un principio semplice: i diritti non sono negoziabili.

«I diritti sono infiniti, darli a qualcuno non li toglie a qualcun altro: per questo ancora oggi è importante farsi vedere – dice un partecipante di Varese – Siamo in vacanza a Capalbio e abbiamo deciso di partecipare, perché è importante manifestare per non perdere i diritti conquistati in passato, oltre che continuare a lottare per un’uguaglianza reale».

Il Toscana Pride a Grosseto (Foto di Aldo Giuliani)

Dai margini irrompiamo

Il Pride ha portato a Grosseto circa 5mila persone per la Questura, ma per gli organizzatori si tratta di 15mila persone.

«Dai margini irrompiamo, questa è la nostra rivoluzione – ha dichiarato dal palco Fiora Branconi, presidente del Toscana Pride – Ovunque resistiamo, non abbiamo paura. Pride è la nostra parola d’ordine, un grido, un richiamo all’unione, alla comunità, alla forza che possiamo sprigionare se restiamo uniti e se ci facciamo muro contro chi ci vuole deboli e insignificanti».

Dal palco è intervenuta anche Veronica Vasarri, attivista del Toscana Pride.

«Da persona Lgbtqia+ so cosa significa essere l’unica della classe, l’unica del paese, l’unica della squadra – ha detto – Il Toscana Pride oggi è qui non solo come atto di resistenza, ma per dare uno scossone a questa città e per dire a tutte le persone che si riconoscono in queste parole: non siete sole. C’è una comunità che vi sostiene e vi difenderà sempre».

Una piazza politica

In testa al corteo c’erano numerosi sindaci e rappresentanti istituzionali.

«Siamo di Pistoia, Pisa e Prato, abbiamo deciso di partecipare anche per una questione politica: Grosseto è una città percepita come schierata a destra e per questo essere qui è fondamentale – dice un partecipante – Mediaticamente parlando la comunicazione del sindaco influenza l’immagine che viene data di Grosseto».

Per molti la scelta di Grosseto non è stata casuale. Manifestare qui, in una provincia spesso raccontata come più chiusa e conservatrice, ha avuto il sapore di un segnale.

«Negli ultimi anni ci sono stati passi avanti, ma siamo ancora indietro – raccontano alcuni partecipanti – Il Governo non sta aiutando e per questo servono queste manifestazioni. Ci sono ancora temi aperti: il matrimonio egualitario, il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, le adozioni, la gestazione per altri, l’autodeterminazione delle persone trans e una legge contro l’odio».

Il Toscana Pride a Grosseto (Foto di Aldo Giuliani)

Le parole di Boldrini e Nardini

Tra gli ospiti della manifestazione anche l’onorevole Laura Boldrini.

«Non è vero che i diritti delle persone Lgbtqia+ siano ormai pienamente riconosciuti – dice – In Italia manca ancora il matrimonio egualitario, manca il riconoscimento alla nascita dei figli delle coppie dello stesso sesso, manca una legge contro l’odio e le discriminazioni e resta aperta la questione dell’autodeterminazione delle persone trans. Per questo è importante continuare a manifestare e a tenere alta l’attenzione».

Boldrini ha ribadito anche il valore della presenza a Grosseto. «A dieci anni dal primo Toscana Pride, siamo qui per dire che non arretriamo di un millimetro e che continueremo a batterci per l’uguaglianza – dice Boldrini – la parità e il rispetto dell’articolo 3 della Costituzione».

Presente anche l’assessora regionale Alessandra Nardini. «Essere qui e patrocinare il Pride come Regione Toscana è più che mai una scelta necessaria – ha detto – In un tempo in cui nel mondo e in Italia la comunità Lgbtqia+ è sotto attacco continuo, noi rispondiamo con la presenza, con i corpi, con le voci e con i colori dell’orgoglio».

Poi il riferimento alle polemiche delle ultime settimane.

«Anche qui a Grosseto abbiamo visto attacchi squallidi contro luoghi pensati per riconoscere tutte le identità, come i bagni gender neutral. La Toscana ha un’altra storia: da oltre vent’anni ha una legge contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Oggi Grosseto è ancora più bella: è bella come l’arcobaleno».

Famiglie, corpi e scuola

Nel corteo il tema dei diritti è entrato anche nelle parole di chi lavora ogni giorno con associazioni e progetti educativi.

«I corpi e le identità vengono messi in discussione ogni giorno – dice Mari, del collettivo Iroes – collettivo queer autogestito – Lo vediamo dall’aumento delle tensioni omo-transfobiche e dal divieto di parlare nelle scuole di educazione sessuale, affettiva, parità e differenze».

Un punto, questo, che per molti non riguarda solo la comunità Lgbtqia+, ma la crescita culturale di un territorio.

«Servono progetti costruiti bene, seguiti da professioniste e professionisti, adatti alle diverse fasce d’età. Parlare di ruoli di genere e di rispetto non crea problemi: aiuta a prevenirli».

Dal collettivo asessuale Carrodibuoi, Mari ha portato invece il tema dell’asessualità.

«Il collettivo porta alla luce la difficoltà delle persone asessuali nel riconoscersi come tali e nel fare coming out in una società che spesso le dimentica o le deride».

Tra festa e rivendicazione

«Siamo qui per festeggiare il Pride, ma anche per sostenere i diritti di una minoranza – spiegano Donatella Buccianti e Paola Minti – Negli ultimi anni ci sono state tante conquiste, ma c’è ancora bisogno di ragionare, lottare e manifestare. Anche per non perdere i diritti acquisiti».

Non sono mancati i riferimenti alle polemiche politiche e agli attacchi rivolti alla comunità.

«Oggi è importante essere qui perché posso andare all’ospedale a curarmi e posso guidare. Voglio essere foca e lesbica senza sentire il giudizio degli altri», dice una ragazza riferendosi alle parole pronunciate dal generale Roberto Vannacci durante una recente trasmissione televisiva.

C’è anche chi è arrivato da Arezzo, chi dalla Val di Cornia, chi da Venturina e Follonica, chi era in vacanza e ha deciso di partecipare. Per molti il Pride resta una festa, ma anche una presenza necessaria.

«Provare per credere – dice un partecipante – Bisognerebbe venire qui almeno una volta per capire che cosa significa. Alla fine è stare insieme, felici, senza paura».

E tra le voci raccolte c’è anche chi guarda alla manifestazione con qualche distanza, ma senza ostilità. «Celebrare la vita va sempre bene – racconta un uomo tra la folla – Io sono contrario alle esagerazioni quando evidenziano troppo le differenze, perché si va a sottolineare le differenze, quando per me siamo tutti uguali. Però sono contento finché tutto è pacifico e finché arriva l’urlo a chi discrimina».

Per il Toscana Pride, invece, proprio il margine è diventato il centro.

«Oggi abbiamo fatto una rivoluzione – spiegano dagli organizzatori – Per una volta non abbiamo spostato il margine verso il centro, ma abbiamo mostrato la centralità del margine, qui a Grosseto».

Tra musica, bandiere e slogan, il corteo ha trasformato la città in uno spazio pubblico di libertà, autodeterminazione e rivendicazione. E il motto scelto per questa edizione, «Dai margini irrompiamo, ovunque resistiamo», nelle strade di Grosseto ha preso corpo.

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