GROSSETO. Ad agosto il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini indicava l’obiettivo di aprire i cantieri della Tirrenica entro il 2027. Meno di due mesi dopo, sulla strada che la Maremma aspetta da decenni, lo scontro politico torna ad accendersi: progettazioni da aggiornare, priorità da stabilire e un ulteriore tavolo tecnico per individuare gli interventi da mettere in campo.
Ed è proprio su questa distanza tra gli annunci e lo stato dell’iter che attacca duramente Marco Simiani, deputato grossetano del Pd e capogruppo democratico nella commissione Ambiente della Camera.
«Sulla Tirrenica sono stati buttati via quattro anni», dice Simiani dopo la discussione, giovedì 1° ottobre a Montecitorio, della sua interrogazione sull’infrastruttura.
La promessa dei cantieri nel 2027
Il punto politicamente più delicato riguarda i tempi. Soltanto il 14 agosto 2026, parlando della Tirrenica, Salvini aveva spiegato che era in corso la validazione dei progetti acquisiti da Sat, indicando l’obiettivo di concludere quella fase entro la fine dell’anno per poi programmare gli interventi e stabilire le priorità insieme agli enti locali.
Il ministro aveva inoltre annunciato un tavolo tecnico con la Regione per gli interventi più urgenti di messa in sicurezza dell’Aurelia, a cominciare dal tratto fra Capalbio e Ansedonia, indicando un traguardo preciso: aprire i cantieri entro il 2027.
Ora Simiani legge la risposta arrivata dal Ministero alla sua interrogazione come la conferma che il percorso sia ancora lontano da una vera fase operativa.
«Il Ministero delle Infrastrutture – attacca – oggi ha avuto il coraggio di annunciare che serve un ulteriore tavolo tecnico per capire come intervenire. Dopo gli annunci sui cantieri entro il 2025 e, più recentemente, sull’apertura entro il 2027, siamo ancora alle valutazioni, all’aggiornamento delle progettazioni e alla definizione delle priorità».
Il nodo della sicurezza sull’Aurelia
Il problema, però, non riguarda soltanto il completamento di un’infrastruttura attesa da decenni.
C’è anche la condizione dell’attuale Aurelia, soprattutto nella Maremma meridionale, dove restano incroci a raso, accessi diretti e tratti sui quali da anni amministratori e territori chiedono interventi di messa in sicurezza.
Ed è proprio su questo che Simiani insiste.
«Nel frattempo – dice – sulla SS1 Aurelia continuano a esserci incroci a raso, accessi diretti e criticità che rendono urgente intervenire sulla sicurezza. Dal Ministero non arrivano né nuove risorse né un cronoprogramma vincolante: solo l’ennesimo rinvio».
La questione dei finanziamenti è uno dei nodi centrali dell’intera vicenda. Già negli atti parlamentari dei mesi scorsi era stata sollevata la questione delle risorse dedicate all’adeguamento della Tirrenica e della collocazione di diversi interventi sulla SS1 tra quelli indicati come “oltre piano”.
Da Sat ad Anas, un passaggio che dura da anni
La storia recente della Tirrenica passa soprattutto dal trasferimento ad Anas dei progetti elaborati da Sat, la Società Autostrada Tirrenica.
Una vicenda che si trascina da anni. Già nel gennaio 2024, rispondendo a un’altra interrogazione dello stesso Simiani, il Ministero spiegava che erano in corso le attività per il trasferimento della documentazione progettuale da Sat ad Anas e confermava l’impegno a reperire le risorse necessarie.
Nel frattempo il progetto originario dell’autostrada è stato sostanzialmente superato dall’ipotesi di adeguamento dell’attuale corridoio dell’Aurelia, con interventi differenti lungo il tracciato tra Tarquinia e San Pietro in Palazzi.
Per il lotto Ansedonia-Pescia Romana, lungo 14,4 chilometri e quasi interamente nel territorio di Capalbio, la documentazione del Contratto di programma Anas indicava, ad esempio, l’adeguamento dell’attuale SS1 con una sezione autostradale e interventi sugli svincoli. Nella stessa scheda compariva una previsione di pubblicazione dell’appalto nel 2025, mentre l’intervento risultava classificato “oltre piano”.
Simiani: «Per la destra la Tirrenica è stata un bancomat»
È su questo intreccio di promesse, progettazioni e finanziamenti che il deputato grossetano concentra l’attacco politico al Governo.
«Il Governo Meloni ha avuto quattro anni per risolvere il passaggio tra Anas e Sat e per finanziare concretamente il completamento della Tirrenica – dice Simiani – ma oggi ci dice che deve ancora individuare gli interventi più rapidamente cantierabili».
Poi l’affondo contro Salvini.
«Il ministro ha ripetuto per una legislatura promesse che si sono rivelate una presa in giro solenne per territori, imprese e cittadini».
E infine la frase più dura: «La Tirrenica per la destra è stata solo un bancomat da cui prelevare le risorse già stanziate dai governi precedenti per poi scappare con il malloppo».
Parole di Simiani che riaprono lo scontro politico, mentre resta sul tavolo la questione decisiva per la Maremma: capire quali lavori partiranno davvero sull’Aurelia, con quali risorse e soprattutto quando.



