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Tentata violenza sessuale in via Prile, la Procura accelera: il 37enne va direttamente a processo

Accolta la richiesta di giudizio immediato. L’uomo, detenuto nel carcere di Prato, è accusato di aver aggredito una donna di 56 anni mentre rientrava a casa dopo aver buttato la spazzatura
La pattuglia dei carabinieri in via Prile dove c'è stata la tentata violenza
I carabinieri in via Prile

GROSSETO. Sarà il collegio a giudicare direttamente il 37enne, senza il passaggio dell’udienza preliminare. È la decisione arrivata dopo che la Procura ha chiesto il giudizio immediato nei confronti di Mory Sidibe, il trentasettenne accusato di aver tentato di violentare una donna la sera del 20 aprile in via Prile.

Il decreto è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Coniglio, che ha ritenuto sussistenti i presupposti previsti dalla legge per accogliere la richiesta del pubblico ministero. Il processo si aprirà nel mese di ottobre.

L’uomo, che si trova tuttora nel carcere di Prato, è assistito dall’avvocato Roberto Ginanneschi. La cinquantaseienne che denunciò l’aggressione è invece assistita dall’avvocata Paola Pippi.

Sul trentasettenne pendono le accuse di tentata violenza sessuale aggravata e lesioni personali.

L’aggressione dopo una breve sosta davanti a un cancello

La vicenda risale al 20 aprile. La donna era uscita dalla propria abitazione per gettare un sacchetto dell’immondizia. Mentre rientrava, si era fermata pochi istanti vicino a un cancello. Nella stessa zona c’era anche l’uomo, circostanza che inizialmente non le aveva destato alcun sospetto.

La situazione però, era cambiata improvvisamente quando il trentasettenne avrebbe iniziato ad avere comportamenti espliciti, slacciandosi i pantaloni e dirigendosi verso la donna.

La cinquantaseienne avrebbe cercato di allontanarsi, ma sarebbe stata raggiunta, spinta a terra e bloccata con la forza. L’accusa sostiene che l’uomo abbia tentato di impedirle di urlare, mentre lei cercava disperatamente di liberarsi.

L’intervento dei residenti

A fermare il tentativo di violenza furono le richieste di aiuto della donna. Una residente si affacciò dopo aver sentito le urla e iniziò a gridare contro l’aggressore. Subito dopo arrivarono anche altre persone, richiamate dal trambusto.

Fu proprio quell’intervento a interrompere l’azione. L’uomo si allontanò prima dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Le testimonianze raccolte quella sera sono confluite nel fascicolo insieme ai rilievi effettuati sul posto, alle immagini estratte dalle telecamere di videosorveglianza e agli altri accertamenti svolti dai carabinieri. 

La versione dell’imputato

Dopo il fermo, Sidibe, interrogato dal giudice, ha respinto le accuse. Davanti al gip, con l’assistenza di un interprete, aveva infatti sostenuto di non aver tentato alcuna violenza sessuale.

Ha raccontato che la donna era caduta da sola perché spaventata dalla sua presenza e che lui avrebbe cercato soltanto di soccorrerla. Ha inoltre spiegato che i pantaloni erano aperti perché privi di un bottone.

Una ricostruzione che il giudice non ha ritenuto convincente.

Custodia cautelare confermata

Nel disporre la misura della custodia cautelare in carcere, il gip aveva evidenziato il pericolo di fuga, considerata l’assenza di una dimora stabile e il permesso di soggiorno scaduto, oltre al rischio che potessero verificarsi episodi analoghi.

Alla donna erano state diagnosticate lesioni giudicate guaribili in ventuno giorni, oltre a un forte stato d’ansia conseguente all’aggressione.

Ora il procedimento entra nella fase dibattimentale. A ottobre sarà il tribunale collegiale a valutare le prove raccolte durante l’inchiesta e le rispettive posizioni delle parti.

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