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Sono scappati dalla Maremma, poi sono tornati: oggi producono uno dei vini più promettenti di Sovana

Dopo esperienze nelle cantine più prestigiose del mondo, cinque giovani hanno investito i propri risparmi nel paese dove sono nati. Così è nata Lascesa, la cantina che punta a rilanciare il territorio con vino, cultura e tradizione
Marina Delogu, Pietro Salvaneschi, Luigi Bacci, Alessandro Delogu e Michelangelo Merli
Marina Delogu, Pietro Salvaneschi, Luigi Bacci, Alessandro Delogu e Michelangelo Merli

SORANO. Sono cinque amici, che hanno creduto nel loro progetto e hanno deciso di provarci seriamente: proprio così è nata Lascesa,  una piccola azienda vinicola di Sovana. Si tratta di enologi, musicisti e agronomi, che hanno deciso di investire nella zona dove sono nati e da dove sono scappati 10 anni fa

Il vino è qualcosa che smuove sentimenti, passioni e anche palati. A renderlo speciale, però, è la filosofia che c’è dietro: ogni azienda lascia la sua impronta e il suo modo di produrre vino, per questo ogni bottiglia è speciale e ha tratti diversi, nonostante la vicinanza delle imprese.

Fra i territori, come si dice in gergo, “vocati”, troviamo anche il comune di Sorano, con i suoi tufi e i suoli vulcanici, praticamente un sogno per gli appassionati. Ed è proprio a Sovana, una delle zone più povere della Maremma, che nasce Lascesa. A creare l’azienda sono stati l’enologa Marina Delogu, l’agronomo Pietro Salvaneschi, l’enologo e vignaiolo Luigi Bacci, l’agronomo e consulente Alessandro Delogu e il musicista Michelangelo Merli. I cinque hanno studiato e si sono appassionati a uno dei tesori della Maremma: il vino.

Il ritorno a casa

Quattro di loro sono originari di Sovana e hanno deciso di esplorare il mondo, per crescere e imparare. Mai si sarebbero aspettati di tornare in Maremma per realizzare un progetto tutto loro.

«È da cinque anni che abbiamo iniziato a produrre solo per noi i nostri vini. Era qualcosa che facevamo per sperimentare, quando avevamo tempo. Era anche un modo per stare tutti insieme – dice Marina Delogu – Ho lavorato nelle cantine più prestigiose e anche in Nuova Zelanda, Cile e Argentina. Ma sentivo dentro di me che era arrivato il momento di fare qualcosa di mio e così ho chiesto ai miei di costruire questo progetto insieme a me».

I ragazzi sono tutti professionisti nel loro settore e hanno scelto di investire in uno dei territori più poveri della Maremma, proprio per valorizzarlo.

«Quello che per noi era il posto da cui scappare è diventato il luogo dove volevamo investire. Qui ci sono terreni vulcanici, una storia enologica antichissima e un potenziale enorme ancora da valorizzare – dice Marina – Ognuno mette a disposizione le proprie competenze e, alla fine, facciamo tutti tutto: dalla vigna alla cantina, fino alle etichette. Il vino finale è il risultato del palato di tutti».

Un progetto costruito da zero

La cantina si trova vicino all’ingresso di Sovana, un modo per provare a ridare centralità alle cantine, come si faceva una volta. Anni fa, infatti, non era raro che le cantine fossero proprio in paese e che lì si scoprissero i vini del territorio, parlando e conoscendo il produttore.

Sovana è un territorio vocato per la produzione di vino, ma rimane una delle zone più povere della Maremma e questo ha permesso ai ragazzi di investire nel loro progetto, costruito interamente con i loro fondi.

«Il prezzo del terreno ci ha permesso di entrare nel mercato, in altre zone sarebbe stato più complesso. Abbiamo comprato i macchinari, il terreno e anche la cantina. Non è stato semplice: abbiamo costruito tutto da zero e con le nostre forze – dice Marina – La società è nata nel 2025 e questo è il nostro primo anno».

Due linee e il recupero del Nocchianello

I giovani hanno costruito due linee diverse: una sperimentale, giocando e provando a esaltare quello che il territorio produce, e l’altra, Clos Mari, con vini più tecnici e precisi.

«Lavoriamo con Sangiovese, Ciliegiolo, Cabernet, Trebbiano e Malvasia, ma ci stiamo impegnando anche a valorizzare un vitigno che si è un po’ perso, il Nocchianello, che è proprio nato nel territorio di Pitigliano – dice Marina – Il progetto guarda anche oltre il vino. L’idea è trasformare la cantina e il giardino panoramico in un luogo aperto al paese, dove ospitare eventi, mostre, concerti e iniziative culturali, con l’obiettivo di contribuire a riportare vita nel centro storico di Sovana».

 

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