ARCIDOSSO. Deve tornare in carcere Angelo Simionato. È questa la richiesta avanzata dalla Procura di Torino, che ha presentato ricorso al Tribunale del Riesame per ottenere il ripristino della custodia cautelare in cella nei confronti del 22enne coinvolto negli scontri avvenuti il 31 gennaio 2026 durante il corteo contro lo sgombero di Askatasuna.
Il ricorso, depositato il 12 febbraio e firmato dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Emilio Gatti, punta a ribaltare la decisione della giudice per le indagini preliminari Irene Giani, che nei giorni successivi agli arresti aveva optato per misure meno afflittive rispetto a quelle richieste dall’accusa.
Per Simionato erano stati disposti gli arresti domiciliari. Una misura che, secondo la Procura, non sarebbe adeguata alla gravità dei fatti contestati e al ruolo che il giovane avrebbe avuto nel corso delle violenze.
Il ruolo contestato al 22enne amiatino
Al centro dell’impianto accusatorio c’è l’aggressione all’agente Alessandro Calista, colpito con un martello da alcuni manifestanti incappucciati durante le fasi più concitate del corteo.
Simionato, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, non avrebbe materialmente colpito il poliziotto, ma avrebbe sostenuto attivamente l’azione del gruppo, trovandosi a pochi metri dall’aggressione e contribuendo, sempre secondo l’accusa, a creare le condizioni per l’attacco.
Le immagini girate da un cronista di TorinoOggi avrebbero documentato quei momenti. Gli investigatori della Digos di Torino riferiscono di aver riconosciuto il 22enne anche grazie agli abiti rossi che indossava durante la manifestazione.
I reati ipotizzati nei suoi confronti sono resistenza a pubblico ufficiale, rapina in concorso e lesioni.
Le altre posizioni e il braccio di ferro sulle misure
Il ricorso della Procura non riguarda soltanto Simionato. Anche per Matteo Campaner e Pietro Desideri l’accusa chiede un inasprimento delle misure cautelari. Per loro la gip aveva stabilito l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria.
Sul fronte opposto, la difesa di Campaner ha presentato istanza per ottenere la revoca dell’obbligo di firma, chiedendo un ulteriore alleggerimento delle restrizioni. Uno scontro processuale speculare: da una parte l’accusa che insiste sul carcere, dall’altra gli avvocati che puntano a ridurre o eliminare i vincoli.
Simionato è assistito dall’avvocata Elisabetta Montanari; Campaner e Desideri sono difesi rispettivamente dagli avvocati Stefano Coppo e Gianluca Vitale. Dopo l’arresto, i tre hanno fornito la propria versione dei fatti, ora al vaglio degli investigatori.
Un’inchiesta più ampia
L’indagine coordinata dalla Procura torinese non si limita ai tre indagati. Il fascicolo coinvolge circa trenta persone iscritte nel registro degli indagati a piede libero. Tra le ipotesi di reato figura anche la devastazione, al momento contestata contro ignoti.
Il passaggio davanti al Tribunale del Riesame sarà decisivo. I giudici dovranno valutare se le esigenze cautelari, alla luce dei video, dei riconoscimenti e delle ricostruzioni investigative, giustifichino il ritorno in carcere per Simionato e gli altri due indagati, oppure se le misure già applicate possano ritenersi proporzionate.
Sul piano più ampio resta il tema, sempre delicato, dell’equilibrio tra tutela dell’ordine pubblico e garanzie processuali. Gli scontri del 31 gennaio hanno riacceso il confronto su questo terreno, mentre la decisione del Riesame è attesa come un passaggio chiave non solo per i singoli indagati, ma per l’intera impostazione dell’inchiesta.



