Consiglio comunale sospeso sul rigassificatore, manca il numero legale | MaremmaOggi Skip to content

Consiglio comunale sospeso sul rigassificatore, manca il numero legale

La seduta si interrompe su un tema chiave per il territorio: la mozione contro la proroga dell’impianto di Piombino. L’opposizione attacca: «Pagina grave, la maggioranza si è sottratta». Emendamenti di FdI per cancellare le critiche al governo
Il rigassificatore di Piombino

FOLLONICA. Il consiglio comunale di Follonica, riunito nel pomeriggio di mercoledì 15 aprile, si è interrotto durante la discussione di uno dei punti più rilevanti all’ordine del giorno: la mozione sulla proroga del rigassificatore di Piombino presentata dai gruppi di opposizione.

A determinare la sospensione dell’assise è stata la mancanza del numero legale, causata dall’abbandono dell’aula da parte di diversi consiglieri di maggioranza.

Una mozione su cui si lavorava da mesi

Il documento era stato oggetto di un lungo lavoro anche da parte della maggioranza, che aveva predisposto emendamenti mirati. Tra questi, la richiesta di eliminare ogni riferimento critico al governo Meloni dal testo della mozione.

«Oggi in Consiglio comunale a Follonica si è consumata una pagina grave, che i cittadini hanno il diritto di conoscere – affermano i consiglieri Emanuele Betti, Francesco Ciompi, Mirjam Giorgieri, Giacomo Manni, Andrea Pecorini e Francesca Stella – La nostra mozione sulla proroga del rigassificatore di Piombino aveva un obiettivo chiaro: difendere il golfo di Follonica, pretendere il rispetto degli impegni assunti nel 2022 e dire no a una proroga che trasformerebbe una scelta emergenziale in una presenza stabile».

Scontro sugli emendamenti

Gli emendamenti presentati dal gruppo Fratelli d’Italia sono arrivati però soltanto nella giornata odierna, dopo circa due mesi di tempo. Le modifiche richieste puntavano tutte nella stessa direzione: eliminare i passaggi critici verso il governo.

Una scelta che l’opposizione contesta duramente: «Si è tentato di svuotare completamente il senso della mozione. Una scelta politica precisa: chinare la testa e sostituire la difesa del territorio con la fedeltà al partito».

Tra i punti contestati, la richiesta di cancellare il riferimento alla proposta di legge mai calendarizzata né discussa a livello nazionale dal Governo, nonostante l’impatto dell’opera sui territori.

Al contrario, Fratelli d’Italia avrebbe chiesto di inserire nel testo il richiamo alla decisione di localizzare il rigassificatore nel porto di Piombino, attribuita al governo Draghi in accordo con il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.

Critiche anche sul metodo

Oltre al merito, la minoranza solleva perplessità sul metodo adottato: «Un emendamento arrivato in modo intempestivo, che riscrive parti rilevanti del provvedimento, incidendo su elementi fondati su dati oggettivi e analisi già disponibili».

Secondo i consiglieri, un simile approccio rischia di compromettere la credibilità dell’azione amministrativa: «Quando i dati vengono messi in secondo piano rispetto a scelte dell’ultimo momento, si crea una frattura tra ciò che è stato analizzato e ciò che viene poi deciso».

«I territori devono contare»

Al centro della posizione dell’opposizione anche il ruolo dei territori coinvolti: «Su temi che riguardano direttamente il tratto di mare del golfo, non possiamo accettare un ruolo marginale. Follonica e gli altri Comuni devono poter incidere realmente nelle scelte».

Una richiesta che viene definita come necessaria per il buon governo: «Le decisioni devono nascere dove gli impatti si manifestano, sotto il profilo ambientale, economico e sociale».

L’attacco finale alla maggioranza

Dopo la discussione sugli emendamenti, il venir meno del numero legale ha portato allo scioglimento della seduta.

Un epilogo che l’opposizione interpreta come un segnale politico preciso: «La maggioranza non è stata nemmeno in grado di garantire il numero legale su un tema così rilevante. È un segno evidente di debolezza, divisioni interne e totale mancanza di responsabilità istituzionale».

E infine l’affondo: «Il sindaco può dirsi all’altezza del proprio ruolo se la sua maggioranza sceglie di difendere gli interessi di partito invece di quelli della città? E con quale credibilità può parlare di tutela del territorio, se il Consiglio comunale viene meno proprio quando è chiamato a decidere?».

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