Scappa dalla caserma e accusa i carabinieri: 28enne a giudizio | MaremmaOggi Skip to content

Scappa dalla caserma e accusa i carabinieri: 28enne a giudizio

Il ragazzo aveva gridato ai militari: «In galera non ci vado». Dovrà rispondere di evasione e calunnia dopo la clamorosa fuga dalla finestra del bagno
La caserma dei carabinieri di Follonica
Una pattuglia dei carabinieri davanti alla caserma di Follonica

FOLLONICA. C’è un momento, in certe storie di provincia, in cui la cronaca si trasforma in racconto. È il momento in cui un uomo, chiuso in una stanza di caserma, decide che «in galera non ci vado» e prova a riscrivere il proprio destino saltando da una finestra.

Giovedì 5 marzo un 28enne residente a Gavorrano dovrà presentarsi davanti al gip Mezzaluna, al tribunale di Grosseto. Dovrà rispondere di evasione e calunnia. La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata dal pubblico ministero Carmine Nuzzo. L’uomo è difeso dall’avvocato Thomas Vignoli.

La fuga dalla finestra della caserma

Tutto inizia con un provvedimento di custodia cautelare in carcere emesso dal gip del tribunale di Grosseto. I carabinieri di Gavorrano individuano il giovane e lo conducono nella caserma della compagnia di Follonica per il fotosegnalamento e la notifica degli atti.

È un passaggio tecnico, ordinario. Ma è lì che la storia devia.

Il 28enne chiede di andare in bagno. È scortato da due militari. In pochi istanti, però, si arrampica e si cala dalla finestra, riuscendo a fuggire per le strade della città. Una corsa improvvisa, quasi istintiva, nel tentativo di sottrarsi a un destino già scritto.

Si rifugia in un bar. Si chiude a chiave all’interno. È un gesto disperato più che strategico. Dopo ulteriori ricerche, i carabinieri lo rintracciano e lo bloccano. Secondo quanto ricostruito, durante la cattura avrebbe urlato: «Io in galera non ci vado».

L’accusa di calunnia

Ma la vicenda non si chiude con la seconda cattura. Durante le fasi successive all’arresto, lamentando un forte mal di testa, il giovane viene accompagnato in ospedale per accertamenti. Qui riferisce ai sanitari di essere stato picchiato dai carabinieri che lo avevano arrestato.

Un’accusa grave, che chiama in causa l’operato delle forze dell’ordine.

Gli accertamenti successivi, però, raccontano un’altra versione: i testimoni presenti nel bar al momento del secondo arresto non avrebbero riscontrato violenze, e il certificato medico non avrebbe evidenziato alcuna lesione sul corpo dell’uomo.

Da qui l’ulteriore contestazione: calunnia, oltre all’evasione.

Davanti al gip

Giovedì 5 marzo sarà il gip Mezzaluna ad ascoltare le parti e a valutare il quadro complessivo. In quell’aula si incontreranno due narrazioni: quella di un uomo che ha tentato la fuga e denunciato un abuso, e quella delle risultanze investigative che parlano di accuse infondate.

Resta l’immagine iniziale, quasi cinematografica: una finestra aperta, una corsa tra le vie di Follonica, un bar trasformato in rifugio improvvisato. La cronaca minuta di provincia che, per un attimo, diventa teatro di una sfida personale contro la legge.

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