PORTO SANTO STEFANO. Per oltre trent’anni ha lavorato sulle unità navali della Guardia di Finanza, tra motori e sale macchine. Poi è arrivata la malattia, legata all’esposizione all’amianto. Adesso, dopo una lunga battaglia giudiziaria, anche il Consiglio di Stato gli dà ragione.
Protagonista della vicenda è Claudio Apicella, ex maresciallo della Guardia di Finanza residente a Porto Santo Stefano. Con una sentenza depositata nei giorni scorsi, il Consiglio di Stato ha annullato la decisione con cui il Ministero dell’Economia e il Comando generale della Guardia di Finanza avevano revocato il riconoscimento dell’equo indennizzo per la patologia asbesto-correlata contratta durante il servizio.
Una storia iniziata quasi dieci anni fa
Apicella si è arruolato nel 1965 ed è rimasto nella Guardia di Finanza fino al 1998, svolgendo gran parte della carriera nel contingente di mare come motorista navale e direttore di macchina. Nel 2014 gli vengono diagnosticate placche pleuriche da asbestosi, una malattia provocata dall’inalazione di fibre di amianto.
Dopo gli accertamenti medici, nel 2017 la stessa Guardia di Finanza gli riconosce la dipendenza della malattia da causa di servizio e gli concede l’equo indennizzo. Ma un anno dopo cambia posizione: revoca il provvedimento, sostiene che sulle imbarcazioni dove aveva lavorato non fosse presente amianto e gli chiede perfino di restituire le somme già percepite.
Perché il Consiglio di Stato ha ribaltato tutto
La sentenza del Consiglio di Stato non dice semplicemente che Apicella si è ammalato lavorando sulle navi della Guardia di Finanza. Va oltre e spiega perché la revoca decisa dall’amministrazione era illegittima.
Secondo i giudici, il Ministero ha annullato il precedente riconoscimento dell’equo indennizzo basandosi su una relazione del 2018 che riportava considerazioni generiche, riferite a verifiche effettuate molti anni dopo il servizio svolto dal maresciallo e senza dimostrare cosa fosse realmente presente sulle imbarcazioni sulle quali aveva lavorato tra gli anni Settanta e Novanta.
In sostanza, il Consiglio di Stato afferma che non esistevano elementi nuovi e concreti tali da giustificare l’annullamento di una decisione già presa dalla stessa amministrazione nel 2017.
Decisive anche le altre sentenze
Nel frattempo la vicenda aveva già seguito un altro percorso giudiziario.
La Corte d’Appello di Firenze, sulla base di una consulenza tecnica, aveva accertato il collegamento tra la malattia e il lavoro svolto sulle unità navali, osservando che l’amianto era comunemente utilizzato nella costruzione delle navi dell’epoca, soprattutto nelle sale macchine, nelle coibentazioni, nelle tubazioni e nelle guarnizioni. La Cassazione ha poi respinto il ricorso dello Stato, rendendo definitivo quell’accertamento.
Per questo il Consiglio di Stato osserva che oggi il nesso tra esposizione professionale e malattia è ormai definitivamente accertato e non può più essere rimesso in discussione.
Cosa cambia adesso
Con questa decisione torna valido il decreto del 2017 che riconosceva ad Apicella il diritto all’equo indennizzo.
Il Consiglio di Stato ha inoltre condannato il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Comando generale della Guardia di Finanza al pagamento delle spese di giudizio.
Secondo quanto riferisce l’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha seguito il caso con l’avvocato Ezio Bonanni, dopo questa terza vittoria giudiziaria potrebbe aprirsi anche la strada alla richiesta del risarcimento dei danni.



