Ristorante fallito dopo la truffa: «Lotteremo per il risarcimento» Skip to content

Ristorante fallito dopo la truffa: «Lotteremo per il risarcimento»

Commercialista e braccio destro condannati per truffa: gli eredi del ristoratore defunto dovranno essere risarciti. L’avvocato: «Si sono approfittati di un anziano malato»
I carabinieri davanti al ristorante La Lanterna
Carabinieri e guardia di finanza davanti al ristorante La Lanterna

FOLLONICA. È soddisfatto l’avvocato Massimiliano Albanese dello studio legale Lexamp che ha assistito gli eredi di Giorgio Galvani, lo storico titolare del ristorante La Lanterna di Portoferraio, che avrebbe venduto al commercialista Evans Capuano, originario dell’isola d’Elba ma follonichese di adozione, ma che in cambio non avrebbe ricevuto nemmeno un euro per quella compravendita. Il professionista è stato condannato mercoledì 20 luglio dal tribunale di Grosseto, insieme al suo braccio destro, Shpetim Citozi, 34 anni, al quale era stato intestato il locale.

La denuncia degli ex proprietari

Erano stati i familiari di Galvani a denunciare quanto era accaduto all’isola d’Elba, dove il commercialista era tornato a vivere dopo aver subito una pesante condanna insieme ad altri sei imputati. Ma sull’isola, il professionista aveva continuato a fare affari. 

Il tribunale, presieduto dalla presidente Laura Di Girolamo (giudici Andrea Stramenga e Marco Bilisari) hanno accolto la richieste di condanna della sostituta procuratrice Anna Pensabene, e di risarcimento del difensore della parte civile, l’avvocato Massimiliano Albanese: quattro anni e sei mesi di reclusione per Capuano, due anni e sei mesi per Citozi, entrambi in solido tenuti a risarcire di tutti i danni la parte civile, cui è stata assegnata una provvisionale di 80.000 euro oltre al pagamento delle spese processuali.

Gli imputati erano stati accusati di aver truffato l’imprenditore elbano Giorgio Galvani, poi deceduto, sottraendogli il noto ristorante “La Lanterna” di Porto Azzurro. In particolare, Capuano ha circuito l’anziano ristoratore, approfittando delle sue condizioni di salute precarie, promettendogli ingenti somme per l’acquisto dell’azienda ma poi, di fatto, facendo subentrare all’ultimo minuto il nullatenente Citozi, quale formale acquirente intestandogli il locale senza che al Galvani venisse pagato quanto dovuto. 

La gestione successiva, quella di Capano e Citozi, ha portato il ristorante al fallimento.

La denuncia della famiglia Galvani ha contribuito a scoperchiare un “vaso di pandora” che ha permesso alla procura, che ha coordinato il lavoro dei carabinieri e della guardi di finanza, di scoprire quello che stava succedendo all’isola d’Elba. 

«La Procura ha ampiamente dimostrato che i due imputati erano colpevoli – dice l’avvocato Albanese – e questo anche grazie all’acquisizione degli ulteriori elementi che le nostre investigazioni difensive hanno fornito. Sussisteva certamente una minorata capacità del defunto Giorgio Galvani di percepire gli artifizi e raggiri posti in essere a suo danno, stante l’evidente incapacità dello stesso negli ultimi tempi della sua esistenza, al punto da rendere radicalmente nullo l’atto di cessione dell’azienda in questione. Per questo abbiamo fin dall’inizio confidato in un esito per noi positivo del processo, com’è avvenuto con la sentenza odierna».

Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.

«Intanto – ha precisato l’avvocato – assumeremo tutte le opportune iniziative a tutela della famiglia Galvani, per ottenere il pagamento della provvisionale ed il riconoscimento di tutti gli ulteriori danni subiti dal defunto ristoratore, sia per la perdita dell’azienda che per il grave stato di prostrazione in cui la subita truffa lo ha gettato, facendogli vivere in modo angoscioso l’ultimo periodo della propria vita».

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