Resti umani, il film di Lorenzo Gonnelli arriva a Roma | MaremmaOggi Skip to content

Non aveva mai recitato, ora arriva al cinema di Roma: la storia di Braian e Lorenzo

Due giovani di Arcidosso, una cava di Gavorrano e tre anni di lavoro. Il cortometraggio Resti umani debutta il 20 ottobre ad Alice nella Città. La storia di un progetto nato in Maremma e arrivato alla ribalta internazionale
Braian Xeka e Lorenzo Gonnelli sul set del cortometraggio Resti umani nella cava di Gavorrano
Braian Xeka e Lorenzo Gonnelli sul set del cortometraggio Resti umani nella cava di Gavorrano

ARCIDOSSO. Braian Xeka non aveva mai recitato. Nessuna esperienza davanti a una macchina da presa, nessun film alle spalle. Poi è arrivato un provino, l’incontro con un giovane regista del suo stesso paese e una storia ambientata in una cava abbandonata della Maremma. Adesso quel ragazzo di Arcidosso si prepara a vedere il film nel quale interpreta uno dei protagonisti sul grande schermo del Teatro Sistina di Roma. Accadrà martedì 20 ottobre, alle 18, quando Resti umani, il cortometraggio scritto e diretto da Lorenzo Gonnelli, sarà presentato in prima mondiale alla 24ª edizione di Alice nella Città, la manifestazione cinematografica autonoma e parallela alla Festa del Cinema di Roma.

Il film, della durata di 17 minuti, è stato selezionato nella sezione Onde Corte – Concorso Panorama Italia. Non una semplice proiezione, quindi, ma la partecipazione a una sezione competitiva di una manifestazione che rappresenta un’importante vetrina per il cinema emergente.

Dietro questo risultato ci sono tre anni di lavoro, un percorso cominciato nel 2023 e passato attraverso laboratori cinematografici e festival internazionali. Ma soprattutto c’è un legame che attraversa ogni fase della realizzazione: quello con l’Amiata e la Maremma.

Perché Lorenzo Gonnelli, originario di Arcidosso, ha scelto ancora una volta la provincia di Grosseto per raccontare una delle sue storie. E perché, dopo aver cercato a lungo il volto giusto per il protagonista, lo ha trovato proprio nel paese dal quale era partito.

Il ragazzo di Arcidosso che non aveva mai recitato

La ricerca del protagonista era uno dei passaggi più delicati del progetto. Gonnelli aveva bisogno di un interprete molto giovane, di origine albanese, capace di dare corpo a Sami, il personaggio intorno al quale si sviluppa la storia. I provini sono stati numerosi. Ma alla fine la soluzione è arrivata quasi a casa.

«Dopo molti provini, cercando un ragazzo molto giovane di origine albanese, ho incontrato Braian Xeka, che viene proprio da Arcidosso, il mio paese – racconta Lorenzo Gonnelli –. Non aveva mai recitato prima, ma mi ha convinto immediatamente e abbiamo iniziato insieme un lungo lavoro sul personaggio».

Un incontro che ha dato una direzione precisa al cortometraggio. Braian non doveva soltanto imparare a stare davanti alla macchina da presa, ma interpretare un personaggio complesso, attraverso il quale lo spettatore osserva una vicenda inquietante senza riuscire a comprenderne immediatamente tutti i contorni.

Il suo personaggio è un ragazzo che vive in una condizione di isolamento, immerso in un mondo di adulti le cui intenzioni e azioni rimangono spesso incomprensibili.

Il lavoro con Gonnelli è stato quindi anche un percorso di costruzione del personaggio, affrontato da un interprete alla sua prima esperienza. E adesso, dopo le riprese nella cava di Gavorrano, per Braian arriverà il primo appuntamento con il pubblico di un festival cinematografico.

Braian Xeka e Lorenzo Gonnelli osservano il monitor durante le riprese di Resti umani
Braian Xeka e Lorenzo Gonnelli osservano il monitor durante le riprese di Resti umani

La cava di Gavorrano diventa un personaggio del film

C’è un altro protagonista di Resti umani. Non parla e non si muove, ma occupa ogni spazio della storia: la cava di Gavorrano, nell’area del Teatro delle Rocce. È qui che nel febbraio 2026 si sono svolte le riprese del cortometraggio, realizzato interamente nella provincia di Grosseto, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Gavorrano.

La troupe del cortometraggio Resti umani al lavoro nella cava di Gavorrano
La troupe del cortometraggio Resti umani al lavoro nella cava di Gavorrano

La scelta non è stata casuale. Fin dalla scrittura, Gonnelli immaginava un luogo capace di trasmettere isolamento, inquietudine e una sensazione di sospensione, senza bisogno di ricorrere continuamente alle parole.

«Fin dall’inizio immaginavo la cava quasi come un personaggio del film: cercavo uno spazio molto presente, capace di trasmettere da solo un senso di isolamento e di sospensione – spiega il regista –. Quando abbiamo trovato la cava di Gavorrano ho capito che poteva essere esattamente quel luogo».

Un paesaggio segnato dall’intervento dell’uomo, dalla storia mineraria della Maremma, dalle pareti di roccia e dai grandi spazi vuoti. Un luogo che conserva la memoria del lavoro e che, attraverso il cinema, assume un’identità completamente diversa.

«Il supporto del Comune di Gavorrano è stato fondamentale, perché ci ha dato la possibilità concreta di lavorare in quello spazio e di costruire il film attorno alle sue caratteristiche», aggiunge Gonnelli.

La cava non diventa quindi soltanto lo sfondo delle riprese, ma un elemento essenziale del racconto, capace di condizionare i personaggi e la percezione dello spettatore. Uno degli scenari più riconoscibili delle Colline Metallifere si prepara così ad arrivare sul grande schermo di Roma.

Una notte inquietante nella Maremma degli anni Novanta

Resti umani è un thriller sperimentale, girato in italiano e albanese, ambientato nella provincia di Grosseto dei primi anni Novanta. Al centro della storia c’è Sami, un giovane ragazzo albanese che vive isolato in una cava abbandonata insieme a Massimo, l’uomo che si occupa di lui.

La loro esistenza viene sconvolta durante una notte, quando uno sconosciuto arriva alla cava portando con sé un bambino sequestrato.

Massimo viene coinvolto in una vicenda della quale Sami riesce a intuire soltanto alcuni frammenti. Il ragazzo si ritrova così da solo con il bambino, in uno spazio sempre più inquietante e difficile da decifrare. Da quel momento comincia una lunga notte nella quale ciò che accade intorno al protagonista diventa progressivamente più difficile da interpretare. La cava, già isolata dal resto del mondo, si trasforma in un luogo sospeso, dove la percezione della realtà sembra sgretolarsi.

Non è una storia costruita soltanto per spaventare. È un racconto che utilizza il linguaggio del thriller per esplorare l’incertezza, il silenzio e la difficoltà di comprendere fino in fondo ciò che accade.

Nel cast, insieme a Braian Xeka, figurano Stefano “Steno” Cimato, Salvatore Pulzella ed Enea Bruschettini. Cimato è conosciuto anche come cantante dei Nabat, storica formazione della scena punk/Oi! italiana, una presenza che aggiunge un elemento particolare a un cast costruito intorno a interpreti di esperienze differenti.

Braian Xeka e Lorenzo Gonnelli sul set
Braian Xeka e Lorenzo Gonnelli sul set

Lorenzo Gonnelli, dall’Amiata ai festival internazionali

Dietro Resti umani c’è un percorso artistico che merita di essere raccontato.

Lorenzo Gonnelli, classe 1994, originario di Arcidosso, ha mantenuto un forte legame con il Monte Amiata e con la provincia di Grosseto, territori che continuano a ritornare nella sua ricerca cinematografica e fotografica.

Dopo gli studi in Visual Communication allo Ied di Milano, ha cominciato a lavorare nel mondo dell’audiovisivo, realizzando anche videoclip musicali e progetti legati alla sperimentazione visiva.

Nel corso degli anni ha affiancato alla regia il lavoro sulla fotografia, sul montaggio e sulle installazioni audiovisive, sviluppando progressivamente un linguaggio personale.

Nel 2023 la sceneggiatura Catene è stata selezionata per percorsi di sviluppo cinematografico collegati allo ShorTS, al Figari Film Festival e all’Omladinski Film Festival di Sarajevo, ottenendo anche il Sentiero Film Lab Award.

Nel 2024 è arrivato Animali senza Dio, un cortometraggio girato ancora una volta nella provincia di Grosseto. Un film che, per temi e linguaggio, aiuta a comprendere anche il lavoro successivo.

L’intervista internazionale: il cinema di ciò che non si vede

Per capire il cinema di Lorenzo Gonnelli bisogna tornare al 12 gennaio 2026, quando la rivista internazionale specializzata Directors Notes ha pubblicato una lunga intervista al regista in occasione della presentazione online di Animali senza Dio, distribuito anche con il titolo inglese Godless Animals.

Il cortometraggio racconta di una giovane donna che trascina un corpo senza vita lungo una spiaggia deserta, documentando parte delle proprie azioni attraverso il telefono cellulare. Lo spettatore non conosce immediatamente le ragioni di quel gesto e viene accompagnato dentro una vicenda nella quale le certezze morali diventano progressivamente più fragili.

Nell’intervista, pubblicata in inglese, Gonnelli riflette sul proprio modo di raccontare le storie, sull’importanza di ciò che rimane fuori dall’inquadratura e sul ruolo dello spettatore nella costruzione del significato delle immagini.

È un cinema che non cerca necessariamente di spiegare tutto, ma lascia spazio ai silenzi, alle assenze e alle domande. Un approccio che si ritrova anche in Resti umani, dove la tensione nasce soprattutto da ciò che Sami non riesce a vedere e a comprendere.

La fotografia, del resto, ha influenzato profondamente il lavoro del regista: gli spazi vuoti, l’attesa, la luce e il paesaggio diventano strumenti narrativi, non semplici elementi estetici. Ma nell’intervista a Directors Notes c’è anche un passaggio che oggi assume un significato particolare. Alla domanda sui progetti futuri, Gonnelli annunciava di essere già impegnato nella preparazione di un nuovo cortometraggio, ancora una volta ambientato nella provincia di Grosseto.

E ne anticipava il soggetto: un rapimento all’interno di una cava. Era proprio Resti umani, che in quel momento doveva ancora essere girato. Il regista spiegava che, rispetto ad Animali senza Dio, avrebbe avuto a disposizione una produzione più strutturata, cercando però di conservare un approccio intimo e istintivo alle riprese. Nove mesi dopo quelle parole, il film è pronto per la sua prima mondiale a Roma.

L’Amiata, il paesaggio e la fotografia

Il legame di Gonnelli con il territorio non riguarda soltanto le location cinematografiche. Anche nella fotografia, infatti, il giovane autore ha sviluppato una ricerca sul paesaggio, sulla memoria e sulle trasformazioni prodotte dall’intervento umano. Nel progetto Acciaio, presentato nel 2025 in diversi contesti artistici, il Monte Amiata diventa il luogo attraverso il quale osservare il rapporto tra natura, tecnologia e infrastrutture.

Il lavoro nasce da un ritorno alle proprie radici e dalla volontà di raccontare come il paesaggio amiatino sia cambiato nel tempo, anche attraverso la presenza di impianti, tubazioni, strutture industriali e altri elementi artificiali.

Nel 2025 Acciaio è stato presentato al Ma.Co.f, alla Biennale MArteLive e al Liquida Photo Festival, dove ha ottenuto il Fiuto Art Space Award.

Nel 2026 Gonnelli ha proseguito questa ricerca con Fuochi Fatui, sviluppato sotto la guida dei fotografi Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni, e ha partecipato a un workshop di regia con Michelangelo Frammartino a Napoli.

Cinema e fotografia procedono quindi insieme. E in entrambi i casi la Maremma e l’Amiata non rappresentano soltanto il luogo delle origini, ma diventano materia narrativa.

È lo stesso Gonnelli a spiegare il significato di questo rapporto. «Resti umani è il mio secondo cortometraggio girato nella provincia di Grosseto, dopo Animali senza Dio. Continuare a lavorare su questo territorio per me è importante, perché nei suoi paesaggi, nelle sue distanze e nei suoi margini ritrovo una dimensione che sento profondamente cinematografica e molto vicina al mio sguardo».

Una dichiarazione che aiuta a comprendere perché, pur avendo costruito un percorso artistico anche fuori dalla Toscana, il regista continui a scegliere la propria terra come luogo delle sue storie.

Tre anni di lavoro per arrivare a Roma

Il percorso di Resti umani comincia nel 2023, all’interno del Sentiero Film Lab, il programma di residenza e sviluppo cinematografico organizzato a Firenze da Sentiero Film.

Il progetto ottiene sostegno alla produzione e prosegue attraverso due anni di lavoro, confronti e occasioni di sviluppo, dal Figari Film Festival in Sardegna fino all’Omladinski Film Festival di Sarajevo.

La produzione coinvolge Eclettica di Milano, Kahuna Film di Poggibonsi e Sentiero Film di Firenze, con il supporto della Mediateca Digitale della Maremma di Grosseto.

Alla fotografia c’è Emilio Maria Costa, al montaggio Andrea Sbarbaro, alla scenografia Luciano Mancini e ai costumi Giulia Di Renzo. Il sound design è affidato a Nico Palermo, mentre il color grading è curato da Valerio Liberatore.

Una squadra di professionisti che ha lavorato per dare forma a un progetto indipendente, costruito progressivamente fino alla selezione romana.

Il cortometraggio ha ricevuto anche un finanziamento della Regione Toscana nell’ambito del PR FESR Toscana 2021-2027, attraverso il bando dedicato al sostegno delle produzioni cinematografiche e audiovisive.

Un contributo che ha accompagnato il percorso produttivo, consentendo al progetto di crescere e di arrivare alla sua prima presentazione pubblica.

Marras: «Portano a Roma l’Amiata e la Maremma»

A sottolineare il risultato è stato Leonardo Marras, assessore regionale alla Cultura, anche lui maremmano, che ha dedicato un messaggio ai due giovani di Arcidosso. «Lorenzo e Braian portano a Roma l’Amiata e la Maremma, e anche un po’ di noi. Ma soprattutto portano il risultato del loro lavoro ed è quello che vale la pena raccontare».

Marras ha ricordato il percorso cominciato nel 2023, i tre anni di lavoro e il sostegno della Regione Toscana attraverso i finanziamenti destinati alle produzioni cinematografiche. «È un bellissimo risultato per tutti, che conferma, da sé, quanta qualità, intraprendenza e capacità creativa ci sono nei nostri territori e quanto sia importante creare le condizioni perché possano emergere», ha scritto l’assessore.

Un riconoscimento che riguarda non soltanto la selezione al festival, ma anche la capacità di costruire un progetto cinematografico professionale partendo da un territorio lontano dai principali centri dell’industria audiovisiva.

La soddisfazione di Arcidosso e Gavorrano

La prima mondiale di Resti umani rappresenta un traguardo importante anche per i due Comuni direttamente coinvolti nella realizzazione. Ad Arcidosso, paese d’origine del regista e di Braian Xeka, il sindaco Jacopo Marini ha sottolineato il valore di un progetto nato sul territorio e arrivato a una manifestazione cinematografica di rilievo.

«Vedere due giovani di Arcidosso arrivare con un progetto nato in Maremma a una vetrina importante come Alice nella Città è motivo di grande soddisfazione – commenta Marini –. Lorenzo ha scelto di continuare a raccontare attraverso il cinema questa terra e i suoi luoghi, trovando proprio ad Arcidosso anche il giovane protagonista del suo film».

A Gavorrano, la sindaca Stefania Ulivieri ha ricordato il ruolo della cava e del Parco delle Rocce, diventati il cuore scenografico del film.

«È motivo di grande orgoglio e soddisfazione vedere come un luogo iconico del nostro territorio, come la cava di Gavorrano e il Parco delle Rocce, sia diventato il cuore scenografico ed emotivo di un’opera cinematografica di grande rilievo».

Per Gavorrano è anche una nuova occasione di valorizzazione della propria storia mineraria attraverso il cinema, trasformando un luogo simbolo del territorio in uno spazio narrativo capace di arrivare a un pubblico nazionale e internazionale.

Due film maremmani a Roma in quattro giorni

La presenza di Resti umani ad Alice nella Città coincide con un altro appuntamento importante per il cinema legato alla provincia di Grosseto.

Il 16 ottobre, quattro giorni prima della proiezione del cortometraggio di Gonnelli, sarà presentato in prima mondiale alla Festa del Cinema di Roma Caro mondo crudele, il film di Niccolò Falsetti e Francesco Turbanti, girato in larga parte in Maremma e ambientato ad Albinia nel 1999.

Due opere diverse, entrambe sostenute dalla Regione Toscana, che portano nella capitale storie ambientate nella provincia di Grosseto e legate agli anni Novanta.

Da una parte il racconto di formazione di Falsetti e Turbanti, dall’altra il thriller psicologico di Gonnelli. Due modi differenti di guardare agli stessi territori, lontani dalle immagini più convenzionali della Maremma turistica.

È anche il segnale di una generazione di autori che continua a utilizzare la propria terra come luogo di racconto e sperimentazione.

Il 20 ottobre la prima mondiale al Teatro Sistina

L’appuntamento è dunque per martedì 20 ottobre, alle 18, al Teatro Sistina di Roma, quando Resti umani sarà presentato al pubblico di Alice nella Città. Il film è in concorso nella sezione Panorama Italia di Onde Corte, dedicata ai cortometraggi. Per Lorenzo Gonnelli sarà l’occasione di presentare un lavoro sviluppato nel corso di tre anni, nel quale confluiscono la sua ricerca cinematografica, la fotografia e il rapporto con il paesaggio maremmano.

Per Braian Xeka, invece, sarà l’arrivo su uno schermo importante dopo un’esperienza di recitazione cominciata attraverso un provino e l’incontro con un regista del suo stesso paese. E per la Maremma sarà un’altra occasione di vedere i propri luoghi trasformati in cinema.

Dalle montagne dell’Amiata alle rocce di Gavorrano, fino alle luci del Teatro Sistina. Con due ragazzi di Arcidosso al centro di una storia che, prima ancora di arrivare a Roma, è cominciata proprio da casa loro.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati