GROSSETO. Si chiude con una polemica la campagna elettorale per le regionali del candidato leghista Andrea Vasellini, vicino all’ala Vannacci.
Per l’evento finale, Vasellini ha scelto via Roma, una delle zone di Grosseto dove più vivono e lavorano cittadini musulmani, organizzando un «panino alla porchetta».
Il banchetto, questa mattina, giovedì 9, piazzato fra un bar e un ristorante, quasi davanti alla piazza del Catasto, è stato frequentato da alcuni curiosi.
Un gesto che molti hanno letto come una provocazione, una “porchetta antimusulmana” come la definisce Carlo De Martis, consigliere comunale di Grosseto Città Aperta.
De Martis: «Dietro la goliardia, un progetto pericoloso»
«Si scrive remigrazione, si legge fallimento», attacca De Martis in una lunga nota.
Per il consigliere, dietro l’apparente ironia dell’iniziativa si nasconde una visione politica che affonda le radici nell’estrema destra europea:
«La cosiddetta remigrazione – scrive – è un progetto che ha quale principale ideologo l’austriaco Martin Sellner, di formazione neonazista, e prevede la deportazione in uno stato dell’Africa settentrionale di milioni di persone “non assimilabili”, anche se cittadine europee, solo perché di origine non conforme».
De Martis distingue questo concetto da espulsioni o rimpatri previsti dalla legge italiana, peraltro chiamata Bossi-Fini, quindi dall’asse Lega-An, sottolineando come la remigrazione implichi una selezione etnica, tipica delle politiche razziali.
Cos’è la remigrazione e dove nasce
Il termine remigrazione è nato in ambienti dell’estrema destra identitaria europea, in particolare nell’area dei movimenti neofascisti e neonazisti austriaci e tedeschi.
Il principale teorico è Martin Sellner, ex leader del movimento identitario austriaco, che ha proposto l’idea di “riportare indietro” gli immigrati e i loro discendenti non assimilabili.
Una dottrina che si lega direttamente alla teoria della sostituzione etnica, secondo cui l’immigrazione di massa starebbe “sostituendo” le popolazioni europee originarie.
Sia chiaro, non si sono inventati nulla. Neppure hanno il copyright. La parola “remigrazione” deriva dal verbo “remigrare”, verbo già usato col significato di “ritornare nel luogo d’origine” da Giordano Bruno nello “Spaccio della bestia trionfante”, pubblicato a Londra nel 1584. Poi il filosofo fu arso vivo dall’Inquisizione in Campo dei Fiori, ma questa è un’altra storia.
Dalla Germania all’Italia: i partiti che ne fanno bandiera
In Germania, il partito Alternative für Deutschland (AfD), oggi seconda forza politica del Paese, dopo un incontro con Sellner ha fatto della remigrazione uno dei propri cavalli di battaglia.
In Italia, lo slogan «Remigrazione unica soluzione» era in origine di CasaPound, ma negli ultimi anni è entrato anche nel linguaggio della Lega e di altri movimenti sovranisti.
A sostenerlo – apertamente o in modo implicito – ci sono alcuni esponenti vicini a Matteo Salvini e Roberto Vannacci, e in certi casi anche la retorica del governo guidato da Giorgia Meloni riecheggia le stesse teorie, pur senza mai nominarle esplicitamente.
«Una politica del fallimento e della paura»
De Martis collega la vicenda grossetana a un fallimento più ampio della destra sul tema sicurezza:
«Se da quando la destra governa la nostra città siamo scivolati agli ultimi posti nei report sulla sicurezza, vuol dire che nel resto d’Italia le politiche migratorie funzionano meglio. Le problematiche legate ai flussi migratori sono serie e complesse, e non si risolvono con la sagra della porchetta, ma con politiche di sicurezza urbana integrata».
Il consigliere ricorda che Grosseto Città Aperta aveva proposto un pacchetto di misure concrete per la zona di via Roma — sicurezza urbana, collaborazione con forze dell’ordine, servizi sociali, associazioni e categoria —, ma l’amministrazione le ha respinte senza alternative.
Una provocazione che divide
La “porchetta di via Roma” di Vasellini, nata come chiusura di campagna, è diventata così un caso politico.
Da un lato chi la difende come evento conviviale e identitario, dall’altro chi la interpreta come una provocazione ai danni di una comunità religiosa e come simbolo di una deriva ideologica che – dalle piazze di Grosseto – guarda ai modelli di AfD, Trump e Vannacci.



