GROSSETO. Nelle ultime battute di campagna elettorale, quando i comizi non bastano più e i volantini finiscono sotto il tergicristallo, la Lega passa ai panini.
Domani, giovedì 9 ottobre, in via Roma 38, il candidato regionale Andrea Vasellini, fedelissimo del generale Vannacci, offrirà ai grossetani “una porchetta per la remigrazione”.
È un evento vero: porchetta, bandiere e identità nazionale, tutto a due passi dal centro.
Porchetta e patriottismo: la Lega riscopre la griglia come simbolo politico
Non è un caso che Vasellini abbia scelto via Roma, la via più multietnica di Grosseto, dove in molti arrivano da lontano e, soprattutto, non mangiano maiale.
Un gesto simbolico? Senza dubbio. Un messaggio politico? Pure. Un test per gli stomaci forti? Anche.
«Abbiamo scelto via Roma perché è lì che si misura la credibilità della politica – spiega Vasellini –. La porchetta è solo un pretesto: vogliamo dire che la Maremma non ha paura».
Un concetto semplice: chi ama la tradizione, la mette nel panino.
«La remigrazione non è odio, è buonsenso» (e salsa verde a parte)
Il candidato assicura che si tratta di un’iniziativa popolare, non di una provocazione. «Non vogliamo ghetti né zone franche – dice – ma rispetto, ordine e dignità. La remigrazione non è odio, è buonsenso».
Il tutto, rigorosamente accompagnato da un pezzo di porchetta e da una stretta di mano “senza barriere culturali”, a patto che il condimento non sia harissa.
Simiani (Pd): «Finalmente la Lega parla, anche se con la bocca piena»
Il primo a commentare, con una punta di sarcasmo, è Marco Simiani, deputato del Pd: «La Lega riscopre la convivialità con una porchetta per la remigrazione. Almeno, invece dei soliti slogan urlati, si passa ai panini. È già un passo avanti verso il dialogo – se non altro, gastronomico».
Poi l’affondo: «In Maremma la tavola è sempre stata un luogo che accoglie, non che esclude. È curioso parlare di sicurezza offrendo porchetta, ma se serve a ricordare che la nostra terra è aperta e solidale, allora buon appetito a tutti».
E chiude con un invito ai temi più concreti: «Speriamo che, tra un morso e l’altro, si parli anche di lavoro, sanità, trasporti e giovani che se ne vanno. Dopo otto anni di governo, forse sarebbe ora».
Una campagna che finisce in griglia
Con questa mossa, Vasellini chiude la campagna elettorale all’insegna della porchetta patriottica: meno tweet, più salsine, e l’idea che l’identità si difende a morsi.
Domani, in via Roma, niente salotti e niente talk show: solo panini, slogan e tricolori.
E magari, tra un boccone e l’altro, qualcuno scoprirà che la politica, in fondo, è un po’ come la porchetta: buona se è cotta al punto giusto, indigesta se la si serve troppo calda.



