CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Un punto di vendita nascosto tra gli alberi, lontano dagli sguardi ma facilmente raggiungibile. Una base organizzata, attiva da tempo, lungo la provinciale delle Collacchie. È qui che i carabinieri hanno ricostruito una piazza di spaccio stabile, smantellata con un blitz alla fine di ottobre.
Per questa attività è stato condannato Mohammed Jarmouni, 22 anni: per lui una pena di un anno, 7 mesi e 15 giorni, oltre a una multa di 7mila euro, con sospensione.
Il bosco, gli accessi e i movimenti sospetti
L’indagine parte da alcune segnalazioni. I militari della stazione di Punta Ala tengono sotto osservazione una zona boschiva in località Pian d’Alma, lungo lo stradello che porta verso Castiglione della Pescaia.
C’è qualcosa che non torna: movimenti continui, arrivi rapidi, soste brevi. Un via vai compatibile con lo spaccio. L’area, isolata ma strategica, diventa nel tempo un punto di riferimento.
Il 31 ottobre scatta il servizio mirato. In appoggio anche i carabinieri del reparto speciale Cacciatori di Calabria. L’osservazione dura ore, poi la conferma: due giovani raggiungono il punto, poco dopo arrivano tre auto.
Il blitz e l’arresto
L’intervento è immediato. I militari circondano la zona. Uno dei due ragazzi tenta di opporre resistenza, prova a divincolarsi, ma viene bloccato. È lui, il 22enne poi finito a processo.
Il complice riesce invece a fuggire, sparendo nel bosco. Le auto ripartono velocemente. Una viene fermata, ma la perquisizione non porta a risultati.
Droga pronta per la vendita e armi
Addosso al giovane fermato i carabinieri trovano hashish e cocaina già suddivisi in dosi, pronte per essere cedute. In totale: 36 grammi di hashish e 29 grammi di cocaina, confezionati in più involucri.
Non solo. Ha con sé anche due coltelli a serramanico, uno con lama di 23 centimetri, oltre a tre telefoni cellulari.
Elementi che, per gli investigatori, raccontano un’attività precisa: organizzazione, contatti, gestione della clientela. Non consumo personale, ma un sistema strutturato.
La ricostruzione della procura
Secondo la procura, rappresentata dalla pm Valeria Lazzarini, quel punto nel bosco era diventato una base operativa per lo spaccio al dettaglio.
Un luogo scelto per ridurre i rischi e controllare gli accessi, dove gestire gli incontri con i clienti lontano dai centri abitati.
Il quadro ricostruito dagli investigatori – tra sequestri, appostamenti e riscontri – ha convinto il giudice dell’udienza preliminare Marco Mezzaluna: non un episodio isolato, ma un’attività continuativa e organizzata.
La sentenza
Il processo si è svolto con rito abbreviato, che ha consentito la riduzione della pena. Il 22enne, difeso dall’avvocato Giulio Parenti, era accusato di detenzione ai fini di spaccio e porto abusivo di armi.
Con la condanna è stata disposta anche la confisca e distruzione del materiale sequestrato.
Un’indagine che chiude un canale di rifornimento nascosto nel bosco, ma che conferma un dato: lo spaccio si sposta, cambia forma, cerca zone d’ombra. Ma lascia tracce.




