FOLLONICA. Duecento euro per mezz’ora. L’appuntamento fissato all’alba, l’incontro in un appartamento di Follonica e poi, improvvisamente, le urla, una colluttazione, un cavatappi che compare durante il litigio, un telefono e un bancomat che finiscono giù da una finestra al terzo piano. E infine i carabinieri, arrivati sotto casa quando ormai quella che doveva essere una prestazione sessuale a pagamento si era trasformata in tutt’altra cosa.
Ma dietro all’arresto di un uomo di origini pakistane, residente a Grosseto, accusato di aver rapinato una prostituta brasiliana, c’è adesso una storia con due versioni profondamente diverse. Perché se la donna racconta di essere stata aggredita dopo una discussione sulla durata del rapporto, l’uomo sostiene invece che tutto sia cominciato quando si sarebbe accorto che il suo portafogli, gonfio di contanti, era improvvisamente scomparso.
È questa la ricostruzione che l’indagato, accusato di rapina, ha deciso di fornire davanti al giudice durante l’udienza di convalida dell’arresto, celebrata lunedì 14 settembre al tribunale di Grosseto.
Una versione che non cancella l’accusa formulata nei suoi confronti, ma introduce un elemento destinato ad avere un peso nel prosieguo dell’indagine: che cosa sia realmente accaduto dentro quell’appartamento dovrà essere ricostruito dagli investigatori.
L’appuntamento da 200 euro e la discussione sulla mezz’ora
Tutto comincia nella prima mattina di sabato 12 settembre.
L’uomo avrebbe contattato la donna e concordato con lei una prestazione sessuale da 200 euro per la durata di mezz’ora. Secondo la versione fornita dalla donna, una volta nell’appartamento il cliente avrebbe chiesto di poter avere due rapporti anziché uno.
Lei avrebbe acconsentito, ponendo però una condizione: poteva fare ciò che desiderava, purché tutto rimanesse dentro il tempo già concordato, cioè quei trenta minuti per i quali era stato stabilito il compenso.
Ed è proprio allo scadere del tempo che, sempre secondo il racconto della donna, sarebbe cominciata la discussione. L’uomo avrebbe infatti preteso di prolungare il rapporto oltre la mezz’ora pattuita, mentre lei avrebbe rifiutato.
Dalle parole si sarebbe passati rapidamente alla lite e quindi alla colluttazione.
Durante quei momenti concitati sarebbe comparso anche un cavatappi, preso da un cassetto dell’appartamento. La donna sostiene di essere stata minacciata e di aver riportato una lieve ferita a un braccio. Successivamente è stata accompagnata al pronto soccorso, dal quale sarebbe uscita con una prognosi di cinque giorni.
Il cellulare e il bancomat volano dal terzo piano
La situazione, a quel punto, sarebbe ulteriormente degenerata. Secondo la ricostruzione della donna infatti, l’uomo avrebbe preso il telefono cellulare e il bancomat della professionista e li avrebbe gettati dalla finestra dell’appartamento, situato al terzo piano.
Sotto al palazzo ci sarebbe stato un suo connazionale, che avrebbe raccolto gli oggetti caduti in strada.
Ma proprio mentre nell’appartamento e sotto le sue finestre si consumavano quei minuti convulsi, qualcuno nel palazzo aveva già sentito abbastanza da capire che qualcosa non andava. Un residente, allarmato dai rumori e dalle urla, ha chiamato i carabinieri.
Sul posto è arrivata una pattuglia del radiomobile della compagnia di Follonica. I militari hanno bloccato l’uomo e recuperato gli oggetti della donna. Per lui è scattato l’arresto con l’accusa di rapina.
Davanti al giudice racconta un’altra storia
La vicenda, però, lunedì mattina è arrivata in tribunale e qui l’uomo ha scelto di rispondere alle domande del giudice.
Assistito dall’avvocata Paola Tamanti, ha spiegato la sua versione al gip Marco Mezzaluna, fornendo una ricostruzione molto diversa da quella della donna. Il pubblico ministero è Giovanni De Marco.
Secondo quanto raccontato dall’indagato, qualcosa di particolare sarebbe successo già prima dell’appuntamento.
La donna, dopo essere stata contattata, gli avrebbe chiesto di dimostrare di avere effettivamente il denaro necessario per pagare la prestazione. E lui, per rassicurarla, avrebbe fotografato il proprio portafogli pieno di banconote e le avrebbe inviato l’immagine.
Quei soldi, ha spiegato, non sarebbero stati soltanto i 200 euro destinati all’incontro. L’uomo avrebbe infatti avuto con sé una somma ben più consistente, prelevata in vista di un viaggio. Poi sarebbe arrivato nell’appartamento.
«Il mio portafogli era sparito»
È qui che le due ricostruzioni prendono definitivamente strade opposte. L’uomo sostiene infatti che, durante l’incontro, si sarebbe improvvisamente accorto che il portafogli con tutto il denaro non c’era più.
Da quel momento, secondo la sua versione, non sarebbe nata una discussione per ottenere una prestazione sessuale più lunga di quella concordata, ma una lite per sapere dove fossero finiti i suoi soldi.
L’indagato avrebbe quindi preso il borsello e il cellulare della donna, dicendole che non glieli avrebbe restituiti fino a quando non avesse riavuto il proprio portafogli con il denaro.
E c’è un altro particolare sul quale le versioni divergono.
Secondo quanto sostenuto dall’indagato davanti al giudice, la donna si sarebbe procurata da sola alcuni graffi al collo, prima dell’arrivo dei carabinieri. La donna è andata al pronto soccorso a farsi medicare: le ferite riportate sono state giudicate guaribili in pochi giorni.
Arresto convalidato, niente domiciliari
L’uomo vive a Grosseto, lavora ed è incensurato. Fino a questo episodio non avrebbe avuto precedenti problemi con la giustizia.
Dopo l’arresto, il pubblico ministero Giovanni De Marco aveva disposto per lui gli arresti domiciliari in attesa dell’udienza.
Lunedì mattina il giudice ha convalidato l’arresto, modificando però la misura cautelare: l’uomo non resterà ai domiciliari. Nei suoi confronti sono stati disposti l’obbligo di dimora nel Comune di Grosseto e l’obbligo di restare nella propria abitazione dalle 21 alle 6 del mattino.
Resta adesso da ricostruire ciò che è successo realmente durante quella mezz’ora cominciata come un incontro a pagamento e terminata con l’arrivo dei carabinieri.
Da una parte c’è il racconto della donna: la richiesta di prolungare il rapporto, il rifiuto, l’aggressione e la rapina. Dall’altra quello dell’uomo: un portafogli pieno di contanti mostrato prima dell’appuntamento attraverso una fotografia e poi, sostiene, improvvisamente scomparso.
Due racconti opposti della stessa mattina. E in mezzo un appartamento di Follonica, un cavatappi, gli oggetti lanciati da una finestra e una pattuglia dei carabinieri arrivata dopo la telefonata di un vicino.




