GROSSETO. Il cellulare resta fuori dall’esperienza. Per osservare bisognerà alzare gli occhi, per capire ascoltare chi si ha davanti, per ricordare affidarsi anche alle domande, alle emozioni e alle persone incontrate. I ragazzi che partecipano a “Ragazzi On the Road” vivranno le attività senza avere con sé lo smartphone, accanto a chi ogni giorno lavora per la sicurezza e il soccorso.
È una delle caratteristiche più interessanti del progetto che debutta in Maremma: un’occasione per entrare in contatto diretto con una realtà che spesso i giovani conoscono attraverso immagini e racconti, dedicandole tutta la propria attenzione.
Dal 2 all’8 novembre, tra Grosseto e Follonica, i partecipanti affiancheranno forze dell’ordine, polizie locali e operatori del soccorso come osservatori, per conoscere il lavoro delle istituzioni e comprendere il valore della prevenzione, delle regole e della tutela della vita. Il percorso, rivolto ai giovani dai sedici anni, è coordinato dalla Prefettura e rientra nel protocollo che coinvolge ministero dell’Interno, ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e associazione Ragazzi On the Road.
L’avvio in Prefettura, lunedì 2 novembre, ha dato spazio alle istituzioni e soprattutto ai giovani che hanno scelto di esserci. Qualcuno è arrivato con una motivazione già precisa, qualcun altro vincendo un’esitazione, grazie all’incoraggiamento di una compagna di classe.

Tutti cominciano un’esperienza nella quale saranno chiamati a osservare, confrontarsi e fare domande.
Una settimana per guardare da vicino il lavoro di chi protegge
Alla presentazione è stato sottolineato il significato di questa prima sperimentazione grossetana: mettere i ragazzi al centro, consentendo loro di avvicinarsi al lavoro delle istituzioni attraverso il tempo trascorso insieme agli operatori.
Il percorso vuole offrire un punto di osservazione sulla vita quotidiana di chi interviene per proteggere le persone. Un’occasione per comprendere come si affrontano le situazioni, quali responsabilità accompagnano un servizio e perché una regola possa fare la differenza.

La scelta di partecipare senza cellulare dà a questo incontro un valore particolare: l’attenzione resta su ciò che accade e su chi lo sta spiegando. Anche l’attesa, una conversazione o una domanda diventano parte dell’esperienza.
Quello che i ragazzi porteranno a casa potrà poi entrare nei rapporti con gli amici, nelle discussioni a scuola e nelle scelte di ogni giorno. È anche attraverso questa condivisione che il progetto punta a diffondere una maggiore consapevolezza della sicurezza.
Rosini: «I giovani diventano gli attori protagonisti»
Dario Rosini, direttore generale dell’Asl Toscana sud est, ha raccontato di essere rimasto colpito dal progetto, tra le prime delibere che ha firmato dall’inizio del proprio incarico.
«La prevenzione è dentro la nostra missione», ha ricordato, soffermandosi sulla possibilità di affrontarla con strumenti diversi da quelli più consueti.

«Questo progetto mi piace perché ha il giusto grado di creatività – ha spiegato – è un progetto che mette proprio i giovani al centro, diventano gli attori, gli attori protagonisti».
Per Rosini, un passaggio importante riguarda il confronto con le regole, che accompagna la crescita e la vita adulta. Comprenderle significa imparare a viverle, ma anche capire come contribuire al loro cambiamento attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento.
Il direttore generale ha poi affidato a un’immagine il senso della partecipazione: quella degli stormi, nei quali il movimento collettivo nasce dalle relazioni tra gli individui vicini. Allo stesso modo, ha spiegato, la qualità dei rapporti tra amici e colleghi può favorire la diffusione di comportamenti positivi.
Un’esperienza condivisa da un gruppo può così allargarsi, coinvolgere altre persone e diventare patrimonio della comunità. È questa la prospettiva nella quale Rosini colloca il progetto: contribuire a costruire una cultura della sicurezza e del rispetto delle regole, con i ragazzi dentro il percorso.
Berardino: «Siete ottimi cittadini già da adesso»
La prefetta Paola Berardino si è rivolta ai partecipanti ringraziandoli per aver aderito e augurando loro che questa settimana possa lasciare un segno anche nelle scelte future.

Tra i ragazzi seduti in Prefettura, ha osservato, potrebbe esserci chi un giorno sceglierà di diventare prefetto, soccorritore o appartenente alle forze dell’ordine. Ma il valore dell’adesione esiste già, prima di qualsiasi eventuale decisione professionale.
«Siete ottimi cittadini già da adesso», ha detto.
Un riconoscimento alla disponibilità a partecipare, a dedicare tempo alla conoscenza delle istituzioni e ad avvicinarsi alle responsabilità della vita collettiva. Per qualcuno il progetto potrà aprire una prospettiva di lavoro; per tutti rappresenta la possibilità di conoscere più da vicino servizi e persone che fanno parte della comunità.
Gabriela, diciotto anni: «Proviamo, magari mi piacerà»
Gabriela Rotaru ha diciotto anni, vive a Grosseto e studia grafica al Polo Bianciardi. La sua adesione è arrivata dopo qualche dubbio: inizialmente non era sicura che un’esperienza di questo tipo facesse per lei.

A incoraggiarla è stata anche una compagna di classe, Anna Maria, che le ha suggerito di provarci.
Gabriela ha deciso di ascoltarla e di concedersi questa possibilità. «La vita è una», ha spiegato durante la presentazione, raccontando la curiosità con la quale si prepara a cominciare.
«Proviamo e magari mi piacerà», ha detto.
Nelle sue parole c’è lo spazio di una scelta ancora aperta. Studiare grafica non le impedisce di avvicinarsi a un ambiente diverso, di scoprire qualcosa che oggi conosce poco o di trovare un interesse nuovo. E, quando nella conversazione affiora l’ipotesi che possa diventare una prospettiva per il futuro, la risposta è semplice: «Mai dire mai».
Davide, da Follonica con l’impegno per il territorio
Davide Fantoni arriva da Follonica e frequenta l’indirizzo turistico. Ha ringraziato l’assessore Poggetti per l’opportunità di partecipare e ha collegato questa scelta a un impegno che porta avanti anche fuori dalla scuola.
Davide ha raccontato di avere un’associazione che si occupa di promozione e valorizzazione del territorio, coinvolgendo anche i giovani. Per lui “Ragazzi On the Road” è quindi un’occasione personale e, insieme, un’esperienza da riportare nel contesto associativo.

Conoscere il lavoro di chi tutela la sicurezza significa aggiungere una prospettiva al proprio rapporto con la città e con le persone che la abitano.
Gabriela comincia lasciando aperta una porta sul futuro, Davide portando con sé l’interesse per la propria comunità. Durante le attività entrambi avranno l’occasione di guardare da vicino ciò che accade, senza uno schermo in mezzo, e di parlarne direttamente con chi quel lavoro lo svolge ogni giorno.




