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Primo caso di vaiolo delle scimmie in Maremma

Il paziente è un uomo di Genova, in vacanza in Maremma. Ricoverato in malattie infettive, le sue condizioni non destano preoccupazione. I consigli dell’esperto
Vaiolo delle scimmie
Una foto delle lesioni causate da vaiolo delle scimmie

GROSSETO. Primo caso di vaiolo delle scimmie in Maremma. Il paziente è un sessantenne di Genova, in vacanza da alcuni giorni sul litorale grossetano.

La sera del 21 luglio, si è presentato al pronto soccorso del Misericordia con alcuni sintomi, tra cui lesioni cutanee che hanno insospettito i medici. È stata subito richiesta la consulenza infettivologica e dermatologica che ha confermato la diagnosi.

L’uomo è ancora ricoverato in malattie infettive, ma le sue condizioni non destano preoccupazione.

Attenzione alta, ma nessun allarme

Nessun allarme, rassicurano i sanitari, ma il livello di attenzione è alto. Bisogna, infatti, considerare che i nati fino agli anni ’70 del secolo scorso sono stati vaccinati per il vaiolo umano e quindi hanno una copertura anche per questo tipo di virus.

Mentre il vaiolo umano è stato dichiarato eradicato dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 1980, quello delle scimmie, invece, è tuttora presente in forma endemica in alcuni Paesi dell’Africa centrale e occidentale. È causato da un virus molto simile a quello del vaiolo umano, ma si differenzia per minore diffusività e gravità.

Secondo i dati del ministero della Salute, in Italia i casi accertati sono 407 (di cui 121 collegati a viaggi all’estero), 9 in Toscana

«I casi in Italia sono un numero piuttosto esiguo – spiega Mario Toti, infettivologo, ex direttore delle malattie infettive di Grosseto – a riprova della bassa diffusività della malattia, ma è bene tenere alto il livello di attenzione. Tuttavia non bisogna creare allarme ingiustificato, considerando che questa forma di vaiolo è molto meno pericolosa per l’uomo», conclude Toti.

Come si trasmette e cosa fare per ridurre i rischi di contagio

«Il virus – continua Toti – si i trasmette attraverso un contatto stretto e sono particolarmente infettivi i fluidi che escono dalle eruzioni cutanee, le croste e l’eruzione stessa. Non è escluso il contagio attraverso la saliva e le cosiddette goccioline respiratorie, nel caso di un contatto faccia a faccia, ma anche attraverso i baci.

Possono risultare contagiose le lesioni e le ulcere della bocca e bisogna fare attenzione durante i rapporti sessuali, se comportano un contatto diretto con le lesioni. È consigliato, dunque, evitare contatti stretti e ravvicinati con persone che non si conoscono, soprattutto in caso di viaggi nei Pesi dove la malattia è endemica o conclamata».

Come riporta l’Agenzia regionale di Sanità (Ars), inoltre, il vaiolo delle scimmie può colpire l’uomo attraverso contatto con animali infetti, in particolare primati e piccoli roditori. L’infezione si trasmette dall’animale all’uomo attraverso la saliva ed altri fluidi corporei o il contatto diretto (compresa l’ingestione di carni di selvaggina illegale.

I sintomi

«Il vaiolo delle scimmie nell’uomo inizia con sintomi aspecifici come febbre, mal di testa, brividi, astenia, ingrandimento di linfonodi e dolori muscolari», si legge sul sito dell’Ars.

«L’eruzione cutanea compare entro tre giorni: interessa prima la faccia per diffondersi a altre parti del corpo, mani e piedi compresi. Le lesioni cutanee evolvono in forma di papula, poi vescicola, pustola e infine crosta, hanno generalmente un’evoluzione omogenea. Per la maggior parte delle persone, il vaiolo delle scimmie è una malattia autolimitante, che dura da due a quattro settimane, con guarigione completa».

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