PIOMBINO. Piombino torna a vivere giorni di fortissima tensione sul fronte industriale e occupazionale. Dopo mesi di annunci, tavoli ministeriali, accordi di programma e promesse sul rilancio dell’acciaio, Fim, Fiom e Uilm lanciano un durissimo atto d’accusa contro istituzioni e aziende parlando apertamente di «disastro sociale ed economico».
Una nota lunghissima, pesante, che fotografa un territorio sospeso tra cassa integrazione, impianti fermi, investimenti ancora sulla carta e crescenti preoccupazioni sulla sicurezza dentro gli stabilimenti.
Al centro della denuncia sindacale ci sono tre grandi partite: la crisi di Liberty Magona, i ritardi sul progetto Metinvest-Danieli e la situazione definita «drammatica» di Jsw Steel Italy Piombino, Piombino Logistics e Gsi.
«La pazienza è finita»
L’attacco dei sindacati è diretto e senza sfumature.
«Con il loro silenzio ed i loro annunci sul Polo siderurgico piombinese tutte le istituzioni sono colpevoli del disastro sociale ed economico in corso. La pazienza è finita ed i lavoratori pretendono rispetto, lavoro e dignità».
Secondo Fim, Fiom e Uilm, mentre la politica continua a parlare di rilancio industriale, gli unici a denunciare pubblicamente la gravità della situazione sarebbero ormai soltanto i rappresentanti dei lavoratori.
Liberty Magona, stabilimento fermo e futuro appeso a un filo
Uno dei passaggi più drammatici della nota riguarda Liberty Magona.
I sindacati descrivono uno stabilimento fermo da dicembre, con impianti degradati e lavoratori costretti a vivere con la cassa integrazione. Una situazione resa ancora più pesante, spiegano, dal mancato pagamento di alcune voci previste dal contratto nazionale.
Secondo Fim, Fiom e Uilm, Liberty — gruppo ormai travolto dalla crisi internazionale — si sarebbe completamente disimpegnata dal sito piombinese, mettendolo in vendita senza però garantire prospettive concrete ai circa 500 lavoratori coinvolti.
Nel frattempo resta sul tavolo l’interesse manifestato da Trasteel per acquisire lo stabilimento e rilanciare la produzione.
Ma anche qui i sindacati denunciano ritardi e immobilismo politico.
«Dopo quasi un anno di trattativa oggi si vuole dare come positiva la formalizzazione dell’offerta vincolante di Trasteel dimenticandosi che deve essere ancora accettata dal curatore di Greensill».
Il timore cresce soprattutto in vista della metà di giugno, quando scadrà la tutela legale della Cnc, aprendo potenzialmente la strada alle azioni dei creditori.
Per Fim, Fiom e Uilm il Governo non può più considerare la vicenda «una trattativa tra privati», anche perché la cassa integrazione grava sulle casse pubbliche.
Metinvest-Danieli, il progetto miliardario ancora fermo
Durissima anche la posizione sul progetto Metinvest-Danieli, considerato strategico a livello nazionale.
Lo scorso luglio era stato firmato un accordo di programma tra ministeri, Regione Toscana, Comune di Piombino e soggetti coinvolti per un investimento miliardario destinato a riportare la produzione di acciaio a Piombino.
A novembre 2025 il Consiglio dei ministri aveva definito il progetto «strategico», annunciando anche la nomina di un commissario straordinario per accelerare le procedure.
Ma secondo i sindacati, a quasi un anno dalla firma dell’accordo, i risultati concreti sarebbero ancora pochissimi.
«Entro il primo semestre 2026 dovevano iniziare demolizioni e prime assunzioni», ricordano Fim, Fiom e Uilm.
Ad oggi però il commissario straordinario non sarebbe stato nominato; le aree demaniali necessarie al progetto non risulterebbero ancora assegnate; resterebbero aperti nodi ambientali con Fintecna e Lucchini in amministrazione straordinaria e non ci sarebbero certezze sulle infrastrutture portuali necessarie.
I dubbi sui fondi per il porto
Nella nota i sindacati entrano anche nel tema dei finanziamenti appena annunciati per il porto di Piombino.
Nei giorni scorsi è stato infatti approvato un emendamento che prevede risorse per la banchina nord-ovest, infrastruttura ritenuta decisiva per lo sviluppo del progetto Metinvest.
Ma anche su questo punto Fim, Fiom e Uilm chiedono chiarezza. Nell’accordo di programma firmato nel luglio scorso — spiegano — il fabbisogno indicato per la banchina era di 157 milioni di euro, esclusi i collegamenti ferroviari.
Adesso invece si parla di uno stanziamento compreso tra 60 e 92 milioni, distribuiti tra il 2027 e il 2028.
«Vogliamo capire se queste risorse sono davvero sufficienti, quando partiranno i lavori e quando sarà disponibile la banchina con i relativi collegamenti ferroviari e stradali».
Per i sindacati, ogni ritardo significa ulteriori sacrifici economici per circa 800 famiglie coinvolte nel progetto.
«Jsw è allo sbando»
Ancora più pesante il quadro descritto all’interno di Jsw Steel Italy Piombino, Piombino Logistics e Gsi.
La nota parla apertamente di problemi di sicurezza; infortuni evitati per poco; impianti degradati; presenza di amianto non censita; continui disservizi elettrici; carenze organizzative e episodi che avrebbero potuto provocare tragedie.
I sindacati raccontano di locomotive deragliate, ganci spezzati, carroponte a rischio crollo e intrusioni quotidiane di ladri nello stabilimento.
«Questa è un’azienda totalmente allo sbando e non governata».
Durissime anche le accuse sulla gestione industriale del gruppo indiano Jindal, accusato di non aver rispettato gli impegni contenuti negli accordi di programma firmati negli anni scorsi.
Secondo Fim, Fiom e Uilm, il progetto originario di rilancio siderurgico si sarebbe progressivamente svuotato, fino a ridursi quasi esclusivamente all’impianto rotaie.
La richiesta: mobilitazione immediata
Il documento si chiude con un appello alla mobilitazione.
Le organizzazioni sindacali annunciano infatti il coinvolgimento delle strutture nazionali per organizzare a Piombino una prima giornata di protesta che coinvolga l’intero polo siderurgico.
Viene inoltre chiesto al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani di convocare urgentemente un tavolo con Prefettura, Comune di Piombino e Autorità di sistema portuale.
Fim, Fiom e Uilm chiedono anche incontri immediati al Ministero con Liberty Magona, Metinvest, Danieli e Jsw, con la presenza diretta del ministro Adolfo Urso e dei vertici aziendali.
Il passaggio finale è forse il più duro dell’intera nota. «In mancanza di risposte non saremo più in grado di garantire un ordine pubblico come invece siamo riusciti a garantire in anni di vertenza».
Un messaggio che fotografa tutta la tensione sociale che continua a crescere attorno al futuro del polo siderurgico piombinese e delle migliaia di famiglie che da anni attendono risposte concrete.