Palloncini bianconeri per salutare Riccardo | MaremmaOggi Skip to content

Palloncini bianconeri per salutare Riccardo

L’abbraccio della città ai genitori del ragazzo morto a 16 anni mentre era in auto con la mamma: tanti sono stati costretti a restare sul sagrato perché la chiesa era stracolma
Il feretro con il corpo di Riccardo all’uscita della chiesa

GROSSETO. L’ingresso nella disperazione è disumano. Insopportabile. Contro natura. La parrocchia di San Giuseppe Benedetto Cottolengo trema di dolore, gronda lacrime, è una goccia di disperazione.

I 16 anni di Riccardo sono svaniti nell’eternità del nulla, così, in un incomprensibile attimo di distrazione celeste. Uno sbaglio, un errore, che solleva l’infinito, irrisolvibile dilemma tra natura e il disegno divino, tra scienza e fede, tra l’accettare questa decisione abbracciando la Croce o, invece, allontanarla con rabbia. Per sempre.

Folla commossa al funerale del 16enne

Il sagrato si dilata per accettare la gente, per contenere l’ondata di disperazione e commozione che ha travolto la città depositando sulla spiaggia della famiglia un abbraccio di calorosa vicinanza. Ai bordi le piante mostrano fiori bianchi, segnali di una primavera in arrivo. Anche Riccardo l’aspettava con l’entusiasmo dei suoi 16 anni, attendeva anche le rondini, la fine della scuola, l’estate, il mare, la sabbia. Adesso non aspetta più niente diventando lui stesso primavera, rondini, mare.

Ci sono palloncini bianconeri in attesa di spiccare il volo verso l’infinito. Colori chiamati Juventus, che Riccardo amava, come quelli biancorossi del Grifone. All’interno della chiesa la voce di don Giampaolo non nasconde le difficoltà nello spiegare i perché di questa morte senza conforto, senza luce. Ci prova, attingendo forza dal suo credo, dal suo essere uomo di chiesa, sgombrando il campo da qualsiasi intralcio alla fede.

Palloncini bianconeri in cielo

Piove, gli ombrelli si aprono diventando un unico ombrello scudo per la gente, le lacrime, lo strazio, che non danno tregua scavando un buco nero e gelido. Le campane fanno sentire la loro voce, continua a piovere.

L’ingresso della chiesa si apre, tra due ali di folla appare il bianco del feretro, piomba negli occhi come una lama d’acciaio, fa male, molto male. Sulle scale quel bianco si bagna, le gocce lo accarezzano, piano. Scende lentamente fino al carro funebre, che lentamente si muove. Nel cielo nuvoloso quei palloncini bianconeri si stagliano lenti, indecisi. Poi seguono Riccardo, lo salutano sorridendo. La pioggia finisce di cadere.
Tu, Riccardo, quando troverai un prato azzurro potrai finalmente giocare a pallone. Segnerai tanti gol ad effetto come Dybala, o di testa, come Marzierli. Di questo noi, che siamo rimasti soli, ne siamo sicuri. E felici. Ciao.

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