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Appassionato di calcio e di Juve, il ricordo di Riccardo

Il ragazzo ucciso da un malore a 16 anni aveva cominciato a giocare a pallone da piccolo, poi ha dovuto smettere a causa delle sue condizioni di salute. «Si metteva di nascosto dietro alla rete per vedere i suoi amici segnare»
Riccardo Radiconi

GROSSETO. Uscito dall’ospedale di Massa, dov’era stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico al cuore, Riccardo aveva espresso un desiderio: una fotografia insieme al suo idolo, il calciatore Paulo Dybala

Mamma Beatrice e babbo Massimo, quel desiderio avevano deciso di esaudirlo e lo avevano portato a incontrare il suo idolo, quando indossava ancora la maglia della Juventus. Riccardo Radiconi, il ragazzino di 16 anni ucciso da un malore venerdì 8 marzo, mentre era in auto con la mamma, appena uscito da scuola, era un grandissimo tifoso bianconero. 

Ma soprattutto amava il calcio. Aveva giocato fin da piccino, fin da quando aveva 4 anni, nell’Invicta. Poi, quando i tornei erano diventati un po’ più competitivi, i medici gli avevano imposto di appendere gli scarpini al chiodo. 

Ma lui, il suo grande amore per il pallone, aveva continuato a coltivarlo. Seguendo le partite non solo della Juventus, ma anche quelle giocate dai suoi ex compagni di squadra che erano diventati tutti suoi amici

Folla di adolescenti alla camera ardente

Venerdì sera, alla casa funeraria Rocchi, dov’è esposta la salma di Riccardo, intorno alla sua bara bianca, troppo piccola per contenere l’allegria, la vivacità e i tantissimi ricordi coltivati in questi suoi pochi anni di vita, si sono radunati i suoi amici. Ragazze e ragazzi della sua età che si sono trovati a fare i conti con un dolore più grande di loro. C’erano i suoi compagni di classe, quelli della 2°D dell’Iti e i tanti amici conosciuti sui campi di calcio. 

Riccardo da bambino con la divisa dell’Invicta

Hanno portato al loro amico la maglia della Juventus con tutti gli autografi, le foto scattate insieme. Si sono messi a parlare con lui, al presente. Come se Riccardo non se ne fosse mai andato, come se fosse lì ad ascoltarli. 

«Sapere che non sarà più con noi è un dolore impossibile da superare – dice Stefano Vergari, padre di un ragazzo che giocava con Riccardo e amico di famiglia del giovane – Mio figlio lo ha conosciuto da piccolissimo, quando giocavano nell’Invicta. Sono diventati molto amici loro due, e anche noi genitori con Beatrice e Massimo. Questa perdita è devastante». 

Il bambino innamorato del pallone

Riccardo aveva cominciato a giocare a calcio da bambino, con la maglia dell’Invicta. La diagnosi della malformazione cardiaca era stata comunicata ai suoi genitori prima che nascesse. 

Grazie all’amore dei suoi genitori e di sua sorella, di qualche anno più grande di lui, Riccardo aveva imparato a convivere con quella diagnosi. «Fino a quando i medici gli hanno permesso di giocare – ricorda ancora Stefano – lui entrava in campo e dava il massimo. Era un bambino sveglio, intelligente, non stava fermo un minuto. Prima che lo facessero smettere di giocare spesso e volentieri i suoi compagni di squadra cercavano di fare azioni per farlo segnare e poi portarlo in trionfo». 

Lo sapevano, i ragazzini che giocavano con lui, che probabilmente non avrebbe potuto continuare a calciare il pallone per tutta la vita. E così, quasi ad ogni partita, lo aiutavano ad arrivare in rete. Come fa una squadra, come fanno gli amici. 

«Non ha mai accettato il fatto di dover smettere di giocare – ricorda con la voce rotta dal pianto Stefano – quando vedeva i suoi amici scendere in campo, andava di nascosto a mettersi dietro alla rete ad aspettare che segnassero. Aveva una grandissima vitalità, aveva una forza che gli ha permesso di vivere una vita quasi normale». 

Una settimana fa Riccardo era stato a fare un controllo medico: la visita era andata bene, tutto sembrava procedere per il meglio. Venerdì, le urla della mamma Beatrice che lo stava accompagnando in auto a casa dopo la scuola, quando si è accorta che suo figlio era esanime sul sedile dell’auto, hanno fermato il tempo in via Santerno. È innaturale e ingiusto sopravvivere a un figlio. 

Il suo bambino, quel bel ragazzo di 16 anni con la testa coperta da boccoli d’oro, se ne stava andando. È morto poco dopo l’arrivo al pronto soccorso, dopo che il personale del 118 aveva fatto di tutto per strapparlo alla morte. 

Sabato 9 marzo alle 14.30 saranno celebrati i funerali al Cottolengo. Ci saranno i suoi amici, a dire addio a quel ragazzino, che era riuscito a farsi fotografare con il suo idolo Dybala. 

Tanti messaggi di cordoglio

Sono tanti i messaggi di cordoglio per la morte di Riccardo. 

«Era il mio migliore amico del mare, giocavo con lui, e insieme a tutti gli altri – dice un coetaneo di Riccardo – si calcolava lui. La sua vita sarà immortale. Mando un grande saluto alla madre e grandi condoglianze». 

Anche il sindaco di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, si stringe alla famiglia Radiconi per la tragedia che stanno attraversando. 

«Buon viaggi, Riccardo – scrive il primo cittadino – Una di quelle notizie che non si vorrebbe mai sentire, quella di ieri: un giovanissimo strappato alla vita, improvvisamente. Come uomo, come padre e come rappresentante della comunità grossetana, esprimo il mio più profondo cordoglio e la mia vicinanza alla famiglia e agli amici per questa terribile perdita».

Partita annullata

La gara del campionato Allievi provinciali under 16, Nuova Grosseto Barbanella contro il Grosseto prevista per oggi alle 17.30 è rinviata in segno di lutto per la scomparsa di Riccardo.

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