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Ormeggi: canone troppo alto, Provincia condannata

L’Arci Pesca Fisa sarà risarcita: non aveva scopo di lucro ma le è stato applicato un prezzo al metro superiore rispetto agli altri ormeggiatori sulla base della durata della concessione
Alcuni ormeggi sul Bruna a Castiglione della Pescaia

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. Per anni, è stato chiesto il pagamento di un canone per la concessione demaniale degli ormeggi sul Bruna a un prezzo maggiore rispetto a quello applicato ad altre società.

Per questo l’associazione Arci Pesca Fisa, comitato provinciale di Grosseto, ha citato la Provincia di Grosseto al tribunale regionale delle Acque, presso la Corte d’Appello di Firenze. E ha vinto: l’Ente  è stato condannato a restituire quanto pagato in più, oltre al rimborso delle spese di giudizio, oltre a quelle sostenute per la ctu.

In totale la Provincia dovrà pagare 74.115, 23 euro

Guerra per i canoni demaniali

Assistiti dall’avvocato Alfredo Bragagni, i soci dell’Arci Pesca Fisa hanno citato in giudizio la Provincia, chiedendo al tribunale delle Acque di accertare e stabilire l’importo corretto del canone demaniale per il 2015 per la concessione intestata all’associazione sportiva. E di fare lo stesso anche per il periodo tra il 2009 e il 2014 quando all’associazione sono stati concessi i pontili relativi a un tratto di sponda destra del fiume Bruna capaci di ospitare 55 posti barca

L’associazione, che non ha fini di lucro, avrebbe dovuto ottenere proprio per questo un canone agevolato per la gestione degli ormeggi: l’Arci Pesca Fisa infatti, ha tra le sue finalità anche quelle di organizzare eventi sportivi e tutelare l’ambiente e proprio per questo, sulla base di una delibera del consiglio provinciale del 2012, avrebbe dovuto pagare meno degli altri concessionari, che hanno invece scopo commerciale. 

L’avvocato Bragagni, con il ricorso depositato al tribunale delle Acque, ha quindi chiesto che venisse stabilito quanto l’associazione avrebbe dovuto pagare tra il 2009 e il 2015

Il tribunale ha nominato un ctu che ha rilevato una «macroscopica disparità di trattamento» rispetto alle altre società che negli anni hanno pagato canoni inferiori. Disparità della quale ha dato atto anche il tribunale. 

La Provincia, difesa dalle avvocate Stefania Sorrenti e Chiara Canuti, aveva applicato un canone di molto superiore rispetto agli altri ormeggiatori: solo per il 2015, l’Arci Pesca Fisa aveva pagato 114,82 euro al metro a fronte di 75 euro circa degli altri ormeggiatori. 

Importo più alto a seconda della durata

Tutte con le stesse caratteristiche, le aree adibite all’ormeggio su Bruna avrebbero quindi dovuto pagare all’incirca lo stesso canone. Ed anzi, l’Arci avrebbe dovuto spendere anche qualcosa meno. La Provincia però aveva stabilito, nel 2004 e nel 2005, che il canone doveva essere più alto per la maggior durata della concessione, passata da 2 mesi a 4,5 mesi

Ma questo criterio – ha sottolineato il ctu – che quel criterio però non era valido: non c’è nemmeno mai stato alcun atto che determinasse il canone sulla base della durata della concessione. Il tribunale, inoltre, non è riuscito a individuare un canone congruo sulla base delle altre concessioni analizzate. Non ci sarebbe stato infatti un criterio univoco di assegnazione dei canoni richiesti. 

Il tribunale delle acque ha fissato quindi il canone a 41 euro al metro lineare, così come stabilito con la concessione del 2003, rivalutato poi secondo l’indice Istat. La differenza tra quanto pagato dall’associazione alla Provincia è di oltre 90mila euro, 59.927,76 dei quali indebitamente versati tra il 2009 e il 2015, periodo preso in esame per la causa. Cifra questa, che ora dovrà essere restituita all’associazione. 

 

 

 

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