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Maremma in lutto: è morto Massimo Capaccioli, scienziato delle galassie

Aveva 82 anni ed era originario di Montenero d’Orcia. Astrofisico di fama mondiale, dedicò la vita allo studio delle galassie e della materia oscura, progettando anche il telescopio del Paranal in Cile
Massimo Capaccioli era nato a Montenero d'Orcia
Massimo Capaccioli era nato a Montenero d’Orcia

GROSSETO. La Maremma perde uno dei suoi uomini più illustri, uno scienziato capace di guardare l’universo senza mai smettere di sentirsi figlio della sua terra. È morto a 82 anni Massimo Capaccioli, astrofisico di fama mondiale, nato a Montenero d’Orcia, frazione di Castel del Piano, e considerato uno dei più importanti astronomi italiani contemporanei.

Capaccioli si è spento nella sua abitazione di Santa Maria Capua Vetere dopo una malattia fulminante, circondato dall’affetto della figlia Barbara e della compagna Rosanna Cioffi.

Con lui se ne va uno dei grandi protagonisti dell’astrofisica europea, uno scienziato che ha dedicato la vita allo studio delle galassie, della materia oscura e dei misteri del cosmo, ma anche un divulgatore straordinario, capace di trasformare le stelle in racconti comprensibili e affascinanti.

Dall’Amiata agli osservatori del mondo

Nato nel 1944 a Montenero d’Orcia, sul versante maremmano dell’Amiata, Capaccioli lasciò giovanissimo la Toscana seguendo la famiglia verso il Veneto, ma mantenne sempre un legame profondissimo con la sua terra.

Si laureò in fisica all’Università di Padova nel 1969, iniziando una carriera accademica che lo avrebbe portato tra i massimi studiosi internazionali dell’universo. Negli anni Settanta lavorò negli Stati Uniti insieme all’astrofisico Gérard de Vaucouleurs, uno dei più grandi cosmologi del Novecento.

Dal 1993 al 2005 fu direttore dell’Osservatorio astronomico di Capodimonte, a Napoli, mentre nel 1995 ottenne la cattedra di Astronomia all’Università Federico II, dove rimase fino al pensionamento, continuando poi l’attività scientifica come professore emerito.

Nel corso della carriera pubblicò centinaia di lavori scientifici, diventando un punto di riferimento mondiale negli studi sulle galassie ellittiche, sulla cosmologia osservativa e sull’abbondanza della materia oscura.

Il padre dell’occhio del telescopio del Paranal

Il nome di Massimo Capaccioli è legato anche a uno dei progetti astronomici più importanti del pianeta: il telescopio VST installato sul Cerro Paranal, nel deserto di Atacama, in Cile.

Fu lui a ideare e sviluppare quello che venne definito “l’occhio” del più potente telescopio al mondo dedicato alle grandi survey del cielo. Un’opera gigantesca, realizzata a oltre 2600 metri di altitudine, che ancora oggi scandaglia milioni di galassie e oggetti cosmici.

Per questo la comunità scientifica internazionale lo considerava uno dei grandi protagonisti dell’astrofisica moderna italiana.

Amava la musica, la filosofia e l’arte

Capaccioli non era soltanto uomo di scienza. Amava profondamente anche la musica, la filosofia, la letteratura e la storia dell’arte. Era un divulgatore magnetico, capace di legare astronomia, politica, cultura e costume con ironia e intelligenza.

Chiunque abbia assistito a una sua conferenza in Maremma ricorda la sua capacità di affabulare il pubblico. Due volte riempì la Cava di Roselle, nel 2005 e nel 2017, trasformando una serata di astronomia in un viaggio emozionante dentro l’universo.

«Alla mia terra devo tutto»

Nonostante la fama internazionale, Capaccioli non dimenticò mai le proprie radici. Castel del Piano gli aveva conferito la cittadinanza onoraria e lui, in quell’occasione, disse che alla sua terra doveva tutto ciò che era diventato.

Un legame rimasto intatto fino alla fine. La figlia Barbara ha annunciato che la salma verrà riportata a Montenero d’Orcia, il paese dove tutto era iniziato e dove riposerà accanto ai suoi affetti più cari.

L’uomo che aveva passato la vita a osservare le galassie tornerà così sotto il cielo dell’Amiata che aveva imparato ad amare da bambino.



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