MONTIERI. Sapevano dei documenti smarriti. Sapevano che, appena due giorni prima, i familiari di un’anziana di ottant’anni si erano rivolti ai carabinieri per denunciarne la scomparsa. E quando hanno telefonato a casa, presentandosi come militari dell’Arma e raccontando che quei documenti erano stati ritrovati all’interno di un’auto rubata, la storia sembrava abbastanza credibile da far cadere nella trappola un’intera famiglia.
Non era la solita telefonata con la voce concitata di un finto avvocato, né quella di un sedicente carabiniere che annuncia un incidente stradale e pretende soldi per evitare conseguenze giudiziarie a un figlio. Questa volta i truffatori avevano costruito un racconto diverso, partendo da una circostanza realmente accaduta e utilizzandola per conquistare la fiducia delle persone con le quali stavano parlando.
Volevano sapere se nell’abitazione dell’ottantenne ci fossero una cassaforte, armi, oggetti d’oro e gioielli. E per ottenere quelle informazioni hanno tenuto impegnati al telefono, per oltre un’ora, la donna e due suoi familiari.
A impedire che il tentativo di truffa andasse a segno è stata una parente dell’anziana che, insospettita dal comportamento degli interlocutori e da quelle telefonate interminabili, ha deciso di fare l’unica cosa capace di smascherare immediatamente il raggiro: chiamare i carabinieri veri.
I militari sono intervenuti rapidamente nell’abitazione dell’ottantenne, a Montieri, dove nel frattempo era arrivata anche la familiare che aveva dato l’allarme.
La denuncia dei documenti smarriti e quella telefonata che sembrava vera
Tutto era cominciato due giorni prima, quando l’anziana non era più riuscita a trovare i propri documenti e i familiari avevano presentato una regolare denuncia di smarrimento.
Una circostanza apparentemente ordinaria, che è diventata l’elemento centrale del tentativo di truffa. Quando è squillato il telefono di casa, dall’altra parte della cornetta qualcuno si è presentato come un carabiniere di Massa Marittima.
La notizia comunicata alla famiglia era precisa: i documenti dell’ottantenne sarebbero stati trovati all’interno di un’automobile risultata rubata.
Un racconto che, proprio perché collegato a una denuncia realmente presentata appena quarantotto ore prima, poteva sembrare plausibile.
È stato questo il primo elemento utilizzato dai malviventi per cercare di convincere i familiari a proseguire la conversazione.
Non è chiaro come i truffatori fossero venuti a conoscenza dello smarrimento dei documenti, né se si sia trattato di informazioni effettivamente in loro possesso o ricavate durante i contatti telefonici. Quello che è certo, secondo il racconto della famiglia, è che il riferimento a un fatto realmente accaduto ha reso il tentativo di raggiro molto più insidioso.
Tre familiari al telefono per oltre un’ora: volevano sapere cosa c’era in casa
La telefonata, però, non si è conclusa con la comunicazione del presunto ritrovamento. I sedicenti carabinieri hanno continuato a parlare con i familiari dell’anziana, cercando di ottenere informazioni sempre più dettagliate.
C’era una cassaforte nell’abitazione? Erano custodite armi? La donna possedeva oggetti d’oro o gioielli?
Domande che avevano ben poco a che vedere con il ritrovamento di una carta d’identità o di altri documenti personali, ma che potevano servire a individuare eventuali beni di valore custoditi nell’abitazione.
Nel corso del tentativo di truffa sono stati coinvolti tre familiari dell’ottantenne e le conversazioni sono andate avanti per oltre un’ora.
Un tempo lunghissimo, durante il quale i malviventi hanno cercato di mantenere aperto il contatto telefonico e di impedire che la situazione venisse verificata attraverso altri canali.
È stato proprio questo particolare a insospettire una delle parenti.
«Il telefono di casa era sempre occupato. Ho capito che qualcosa non andava»
A raccontare quanto accaduto è la donna che ha riconosciuto il tentativo di truffa e ha dato l’allarme.
«Si erano presentati come carabinieri di Massa Marittima», spiega. All’inizio la storia dei documenti ritrovati poteva apparire credibile, ma il trascorrere dei minuti e l’impossibilità di parlare liberamente con gli altri familiari hanno cominciato a farle capire che qualcosa non tornava.
«Mi sono accorta che tenevano il telefono di casa perennemente occupato», racconta.
La donna ha cercato di mettersi in contatto anche con un altro familiare, al quale stava inviando messaggi su WhatsApp, ma nel frattempo anche quell’utenza risultava impegnata nella conversazione con i presunti militari.
A quel punto ha deciso di verificare direttamente. Non ha richiamato il numero dal quale era partita la telefonata sospetta. Ha contattato la caserma dei carabinieri di Follonica, chiedendo se fosse possibile che un militare avesse effettivamente telefonato all’ottantenne, magari utilizzando una modalità di comunicazione insolita.
La risposta ha confermato i suoi sospetti: nessun carabiniere aveva effettuato quella telefonata.
La chiamata ai carabinieri veri e l’intervento a Montieri
Da quel momento la situazione si è sviluppata rapidamente. I carabinieri di Follonica, informati del tentativo di truffa, hanno avvisato i colleghi della stazione di Montieri.
Anche la familiare che aveva scoperto il raggiro si è rivolta ai militari del paese, segnalando che nel borgo era in corso un tentativo di truffa ai danni di un’anziana.
L’obiettivo era intervenire prima che i malviventi riuscissero a ottenere altre informazioni o a convincere qualcuno a consegnare denaro e oggetti preziosi.
I carabinieri di Montieri si sono precipitati nell’abitazione dell’ottantenne, dove pochi minuti prima era arrivata anche la parente che aveva lanciato l’allarme.
La presenza dei militari ha permesso di mettere al sicuro la donna e di interrompere il tentativo di raggiro.
Una vicenda che avrebbe potuto avere conseguenze ben diverse, soprattutto perché gli interlocutori erano riusciti a costruire una storia apparentemente credibile attorno a un fatto realmente accaduto alla famiglia.
«I carabinieri veri non chiedono al telefono se avete oro e gioielli»
La familiare dell’ottantenne vuole raccontare pubblicamente quanto accaduto soprattutto per evitare che altre persone possano trovarsi nella stessa situazione.
Il suo è un appello rivolto non soltanto agli anziani, ma anche ai figli, ai nipoti e a tutti coloro che possono aiutarli a riconoscere un tentativo di truffa.
«Le persone devono sapere che i carabinieri veri non chiamano a casa per chiedere informazioni di questo genere. Se c’è qualcosa da chiarire, invitano ad andare in caserma», dice.
E insiste su un aspetto che considera fondamentale: non bisogna continuare a utilizzare la stessa linea telefonica sulla quale è arrivata la chiamata sospetta per cercare di verificare l’identità dell’interlocutore.
Occorre interrompere la conversazione e contattare autonomamente le forze dell’ordine, preferibilmente da un altro telefono, utilizzando numeri ufficiali.
«Erano al telefono da più di un’ora», ricorda la donna, ancora colpita dalla durata e dall’insistenza delle conversazioni.
Il ringraziamento va ai carabinieri che hanno risposto alla sua richiesta di aiuto. «I carabinieri sono vigili e presenti – dice – e dobbiamo ringraziarli per il tempestivo intervento».
La nuova trappola: usare informazioni vere per rendere credibile una bugia
C’è un elemento che rende questa vicenda particolarmente significativa. I truffatori non si sono limitati a inventare un’emergenza, come accade spesso nei raggiri telefonici ai danni degli anziani. Hanno fatto riferimento a un episodio recente e concreto: lo smarrimento dei documenti e la denuncia presentata appena due giorni prima.
Un dettaglio capace di abbassare le difese di chi riceve la telefonata, perché rende il racconto molto più verosimile rispetto alle storie generiche utilizzate abitualmente dai malviventi.
«Questi furbi utilizzano particolari che rendono tutto più credibile», osserva la familiare.
È proprio questo il messaggio che la donna vuole trasmettere: non bisogna fidarsi soltanto perché chi chiama conosce un nome, un indirizzo o un episodio realmente accaduto.
La conoscenza di un dettaglio personale non dimostra che dall’altra parte del telefono ci sia davvero un appartenente alle forze dell’ordine.
E quando la conversazione si sposta su denaro, oggetti preziosi, cassaforti o beni custoditi in casa, il sospetto deve diventare immediato.
A Montieri il tentativo di truffa è stato sventato grazie alla prontezza di una familiare e all’intervento dei carabinieri. Ma il rischio che qualcuno, davanti a una telefonata altrettanto convincente, possa cadere nella trappola resta concreto.
Questa volta, a fare la differenza, è stata una telefonata. Quella ai carabinieri veri.



