Migliori vini d'Italia 2026: trionfa la Maremma | MaremmaOggi Skip to content

Il miglior vino rosso dei Top Hundred nasce in Maremma. E invecchia in fondo al mare

Il Podere San Cristoforo di Gavorrano conquista il Top dei Top Rossi 2026 con un Petit Verdot affinato in anfore a 30 metri di profondità. Premiati altri sette produttori fra Maremma, Val di Cornia e Castagneto Carducci
Le anfore del Toscana Petit Verdot Amphora Maris 2021 sul fondo del mare

GAVORRANO. Per diventare uno dei migliori vini rossi d’Italia ha dovuto fare un viaggio davvero insolito. Non sulle colline francesi, nelle cantine più prestigiose o nelle grandi botti di rovere. Ma a 30 metri di profondità, sul fondo del Mediterraneo, chiuso in un’anfora di terracotta, dove il buio, la temperatura costante e il tempo hanno fatto il resto.

È una storia che sembra uscita da un romanzo, e invece nasce a Gavorrano, nel cuore della Maremma, dove il Podere San Cristoforo ha inventato un metodo di affinamento che guarda ai commerci degli antichi Fenici e dei Greci, quando il vino attraversava il Mediterraneo proprio nelle anfore.

E il risultato ha conquistato i degustatori del Golosario di Paolo Massobrio e Marco Gatti: il Toscana Petit Verdot Amphora Maris 2021 è stato proclamato Top dei Top Rossi 2026, il miglior rosso della prestigiosa selezione nazionale Top Hundred.

Ma non è l’unica soddisfazione per il territorio. Nell’edizione che celebra i 25 anni del riconoscimento, sono otto le cantine premiate fra la Maremma grossetana, la Val di Cornia e Castagneto Carducci. Sei entrano nei Top Hundred, altre due conquistano il titolo di Top Storico. Un risultato che unisce aziende familiari, giovani vignaioli, tradizioni centenarie e persino un vino nato in una grotta scavata nel tufo.

Il vino che scende a 30 metri sotto il mare

Per capire che cosa rende particolare Amphora Maris bisogna tornare nei vigneti del Podere San Cristoforo, a Bagno di Gavorrano, dove Giuseppe Zonin e il figlio Lorenzo hanno dato vita a un progetto che unisce viticoltura biodinamica, ricerca enologica e suggestioni archeologiche.

Il protagonista è il Petit Verdot, vitigno francese che sulle colline maremmane ha trovato condizioni ideali per maturare. I grappoli vengono raccolti a mano, di notte, per preservarne le caratteristiche e lavorare con temperature più basse.

Dopo la fermentazione e un primo affinamento di dieci mesi in rovere francese, arriva il passaggio che distingue questo vino da tutti gli altri: viene trasferito in anfore artigianali di terracotta, chiuse e sigillate, poi calate sul fondo del mare.

Laggiù, a 30 metri di profondità, le anfore restano immerse in un ambiente buio e con temperature relativamente costanti, mentre il vino prosegue la propria evoluzione. Secondo il produttore, questo metodo favorisce un profilo più maturo e rotondo rispetto alla versione affinata tradizionalmente a terra.

Non è il sale del mare a entrare nel vino: le anfore sono sigillate. La particolarità sta nelle condizioni di affinamento e nel contatto con la terracotta. La produzione dell’annata premiata è limitata a 600 anfore, ciascuna con la propria identità. Sul sito aziendale l’Amphora Maris 2021 è proposto a 240 euro: un prodotto di nicchia, pensato anche per collezionisti e appassionati.

Il Golosario: un rosso avvolgente che vale il primato nazionale

Non è stata soltanto l’originalità del metodo a convincere i degustatori. Il Golosario ha premiato soprattutto il vino nel bicchiere. Nella valutazione ufficiale emergono il colore rubino intenso con riflessi violacei, i profumi caldi di frutta matura e confettura, le sfumature terrose, i tannini e un finale morbido e sapido.

Il giudizio è particolarmente significativo perché il vino viene riconosciuto come eccellente anche al di là della sua storia produttiva.

E così, fra i rossi della Top Hundred 2026, a salire sul gradino più alto è proprio un Petit Verdot della Maremma, affinato in anfore sommerse nel Mediterraneo.

Il riconoscimento è stato annunciato il 15 settembre e le premiazioni si sono tenute domenica 1° novembre a Golosaria Milano, negli spazi della Fiera di Rho.

Non soltanto Gavorrano: otto cantine della Maremma e della costa fra le eccellenze

Il primato del Podere San Cristoforo è la punta di diamante di una selezione che racconta molto del vino prodotto fra Grosseto e Livorno.

Scorrendo l’elenco ufficiale si incontrano territori e filosofie produttive molto diversi: due Morellino di Scansano, un Vermentino superiore, un Viognier, un rosso di Suvereto, un Bolgheri Rosso prodotto a Castagneto Carducci e un Trebbiano nato dal recupero di vecchie vigne.

Dietro ciascuna etichetta, però, c’è soprattutto una storia.

A Sorano due amici riaprono la cantina del bisnonno e conquistano il Golosario

Fra le più curiose c’è quella della Cantina della Luce, a Sorano, premiata con il Bianco di Pitigliano Fattucchiero 2024.

Francesco e Gabriele sono due amici che, dopo la pandemia, decidono di recuperare un pezzo di storia familiare: una vecchia grotta scavata nel tufo dal bisnonno di Francesco, nella quale prima lui e poi il nonno avevano prodotto vino.

Non si fermano alla cantina. Recuperano anche antichi vigneti nella parte più alta del territorio di Sorano, fino a 600 metri sul livello del mare.

Nasce così il Fattucchiero, un Trebbiano in purezza macerato, dal colore tendente all’aranciato, con profumi di frutta matura e una struttura sorprendente.

Un vino che porta un nome quasi magico e che, soprattutto, dimostra come il recupero delle radici possa trasformarsi in una nuova opportunità per i giovani.

Scansano e Manciano, il Morellino conquista due riconoscimenti

La Maremma più tradizionalmente legata al Sangiovese porta a casa due premi con altrettanti Morellino di Scansano 2025.

Il primo è quello del Provveditore, storica azienda della famiglia Bargagli sulle colline di Scansano. Una realtà con circa 40 ettari vitati a 350 metri di altitudine, capace di conservare un’identità che, secondo la ricostruzione aziendale, precede l’affermazione della stessa denominazione Morellino di Scansano.

Il Golosario ne ha apprezzato eleganza, freschezza e persistenza, con profumi che spaziano dal ribes alle spezie dolci.

Il secondo riconoscimento arriva da Manciano, dove Antonio Camillo conquista il titolo di Top Storico, dopo essere già entrato nei Top Hundred nel 2017.

Camillo lavora da decenni fra i vigneti maremmani e ha costruito il suo progetto produttivo sul recupero e sulla valorizzazione delle vecchie vigne, alcune delle quali hanno fra 40 e 50 anni. Una filosofia che privilegia interventi contenuti in vigna e l’utilizzo del cemento in cantina. Il Morellino 2025 è la conferma di un percorso iniziato molti anni fa: due aziende, due storie differenti e la stessa denominazione che continua a farsi apprezzare.

A Gavorrano doppia festa: premiata anche Tenuta Casteani

Gavorrano può festeggiare due volte. Oltre al primato del Podere San Cristoforo, nella selezione dei Top Storici compare infatti Tenuta Casteani, premiata per il Maremma Toscana Vermentino Superiore Maremmano 2023.

L’azienda era già stata inserita fra i Top Hundred nel 2015 grazie allo Spirito Libero Rosso, un Sangiovese senza solfiti aggiunti. Oggi sono Denise e Marco a portare avanti il progetto avviato dal fondatore Mario, con circa 15 ettari di vigneti sulle colline di Gavorrano. E la sapiente consulenza dell’enologa Graziana Grassini.

Mario della Tenuta Casteani con Graziana Grassini
Mario della Tenuta Casteani con Graziana Grassini

Il Vermentino premiato è stato apprezzato per il colore brillante, le note erbacee e di frutta bianca, l’eleganza e l’equilibrio del sorso.

Un riconoscimento che testimonia la capacità dell’azienda di distinguersi sia con i rossi sia con i bianchi. 

Campiglia Marittima, il Viognier che ha conquistato i degustatori

Spostandosi in Val di Cornia, il primo riconoscimento arriva a Monte Solaio, sulle colline di Campiglia Marittima, con il Costa Toscana Viognier Allegro 2024.

La tenuta, acquisita nei primi anni Duemila da Claudio Guglielmucci, si estende fra vigneti, oliveti e macchia mediterranea, in un paesaggio che risente della vicinanza del mare e delle caratteristiche minerali delle Colline Metallifere.

Il vino premiato nasce da un vitigno bianco di origine francese, il Viognier, che qui trova una propria interpretazione.

I degustatori del Golosario ne hanno sottolineato gli aromi esotici e soprattutto la ricchezza e la persistenza al palato.

Un bianco della Val di Cornia che si è fatto notare nella selezione nazionale, dimostrando la versatilità di un territorio spesso associato soprattutto ai grandi rossi.

Suvereto, una storia che comincia oltre due secoli fa

A Suvereto il premio va invece a Il Falcone, azienda agricola della famiglia Petri, con il Suvereto Rosso Boccalupo 2022.

La tenuta è documentata già nelle mappe catastali del Granducato di Toscana del 1821 e appartiene alla famiglia dal 1911.

Oggi la conduzione è affidata alle sorelle Paola e Rosa, affiancate dai rispettivi mariti Vittorio e Paolo, che portano avanti una tradizione tramandata attraverso le generazioni.

Il vino premiato è un assemblaggio di Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot e Giacomino, quest’ultimo un vitigno che aggiunge una nota di particolare interesse alla composizione. Il Boccalupo è stato apprezzato per la personalità, l’intensità e un sorso deciso, capace di lasciare il segno.

Castagneto Carducci, il vino di Dario Di Vaira dedicato a Clarice

L’ottavo riconoscimento arriva da Castagneto Carducci, dove Dario Di Vaira entra nei Top Hundred con il Bolgheri Rosso Clarice 2024.

La famiglia Di Vaira è presente sul territorio dagli anni Cinquanta, ma è nel 2008 che Dario, dopo la laurea in viticoltura ed enologia, decide di imprimere una svolta all’azienda, concentrandosi sulla produzione vinicola.

Una realtà dalle dimensioni contenute, che gli consente di seguire personalmente le diverse fasi della lavorazione, dalla vigna alla bottiglia.

Il vino premiato nasce da un assemblaggio di Merlot al 50%, Cabernet Sauvignon al 40% e Cabernet Franc al 10%. Il nome Clarice è un omaggio alla moglie del marchese Mario Incisa della Rocchetta, una figura legata alla storia che ha reso celebre la viticoltura di questa parte della costa toscana.

Un richiamo alla memoria del territorio che si ritrova anche nelle caratteristiche del vino, con profumi di frutta e macchia mediterranea, freschezza e una vena sapida.

Che cosa sono i Top Hundred del Golosario

La selezione Top Hundred è stata ideata nel 2002 da Paolo Massobrio e Marco Gatti e nel 2026 ha raggiunto la venticinquesima edizione.

La sua caratteristica è una regola particolare: ogni anno vengono individuate 100 cantine che non hanno mai ottenuto il riconoscimento nelle edizioni precedenti. Questo significa che la selezione si rinnova continuamente, cercando nuovi produttori e nuove etichette.

Accanto ai 100 nuovi premiati ci sono quest’anno 63 Top Storici, cioè aziende già riconosciute in passato che si sono distinte nuovamente con altri vini.

All’interno della selezione vengono poi individuati i Top dei Top, i migliori per categoria: rossi, bianchi, rosati, spumanti e passiti. Ed è proprio fra i rossi che la Maremma ha conquistato il primato nazionale dell’edizione 2026.

Dal fondo del Mediterraneo alle colline del tufo: il vino racconta un territorio

Otto aziende, otto vini e storie profondamente differenti. C’è chi recupera la cantina del bisnonno, chi continua una tradizione agricola lunga oltre un secolo, chi sceglie vitigni internazionali e chi lavora con quelli più legati alla storia locale.

E poi c’è quel vino che, dopo essere nato sulle colline di Gavorrano, scende sul fondo del Mediterraneo prima di tornare sulla terraferma e conquistare i degustatori.

Un viaggio dalla vigna al mare, e dal mare al vertice dei Top Hundred italiani.

Per la Maremma, la Val di Cornia e Castagneto Carducci, un riconoscimento che va oltre il singolo calice: racconta un territorio capace di trasformare la propria storia in qualità, sperimentazione e nuove opportunità.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati