Maremma, un'estate mai vista: 79 giorni su 92 sopra i 30 gradi. Il dato che preoccupa gli esperti | MaremmaOggi Skip to content

Maremma, un’estate mai vista: 79 giorni su 92 sopra i 30 gradi. Il dato che preoccupa gli esperti

I dati del Lamma presentati alla centrale di San Martino: dal 19 giugno notti tropicali quasi senza interruzione. Cambia anche la pioggia, con gli eventi più violenti sempre più concentrati. Sessant’anni dopo l’alluvione del 1966, Grosseto torna a interrogarsi sul futuro dell’Ombrone
Un momento della giornata di studio

GROSSETO. Settantanove giorni su 92 con temperature massime superiori ai 30 gradi. E per quasi metà dell’estate la colonnina di mercurio è salita ancora di più. Ma il dato che preoccupa gli esperti arriva soprattutto dalla notte: dal 19 giugno, in Maremma, le notti tropicali sono state pressoché ininterrotte, con appena tre brevi pause.

Sono i numeri dell’estate 2026, presentati da Roberto Costantini, responsabile della sede grossetana del Consorzio Lamma, durante la giornata «Dalla crisi dell’acqua all’Atlante delle Rive», organizzata alla centrale di San Martino.

Un incontro che ha messo insieme scienza, memoria, ambiente e cultura per rispondere a tre domande: cosa accadde durante la grande alluvione del 4 novembre 1966, cosa sta succedendo oggi ai corsi d’acqua della Maremma e soprattutto che cosa potrebbe accadere in futuro.

Un’estate bollente: sopra i 34 gradi un giorno su due

I numeri illustrati da Costantini fotografano un’estate che si è attestata sui livelli estremi registrati nel 2023.

Su 92 giorni, in 79 le temperature massime hanno superato i 30 gradi: significa l’86% dell’intera estate.

Ma c’è di più. Nel 77% delle giornate sono stati superati i 32 gradi, mentre nel 53% dei giorni la temperatura è salita oltre quota 34.

Roberto Costantini, responsabile sede grossetana del Lamma

In pratica, più di un giorno su due dell’intera estate maremmana ha superato i 34 gradi.

A preoccupare gli esperti sono però sempre più le temperature minime. Dal 19 giugno le notti tropicali si sono susseguite quasi senza interruzione, concedendo soltanto tre brevi pause.

Un fenomeno particolarmente importante perché la persistenza delle alte temperature anche durante le ore notturne riduce la possibilità per persone, città e ambiente di recuperare dal calore accumulato durante il giorno.

Piove diversamente: raddoppiano gli eventi estremi

Il cambiamento non riguarda soltanto il caldo. Sul lungo periodo, infatti, i quantitativi complessivi di pioggia non mostrano variazioni altrettanto marcate. È cambiato però il modo in cui l’acqua cade sul territorio.

Le precipitazioni tendono a concentrarsi in periodi più brevi e con maggiore intensità.

Un dato racconta meglio degli altri questa trasformazione.

Tra il 2006 e il 2025 sono stati registrati 11 eventi con oltre 40 millimetri di pioggia caduti in appena un’ora.

Nel precedente periodo compreso tra 1950 e 2005, quindi in 56 anni, gli episodi dello stesso tipo erano stati complessivamente 22.

In altre parole, negli ultimi vent’anni si è verificata la metà degli eventi estremi registrati nei precedenti 56 anni.

Sessant’anni dopo l’alluvione di Grosseto

È partendo da questi numeri che alla centrale di San Martino si è tornati a parlare anche del rapporto tra Grosseto e l’Ombrone.

L’iniziativa, organizzata in occasione della Giornata mondiale dei fiumi, è stata promossa dal Consorzio di Bonifica 6 Toscana Sud insieme all’associazione Kansassìti-Mediateca Digitale della Maremma, con l’adesione al progetto nazionale dell’attore e regista Marco Paolini.

Il presidente del Consorzio, Federico Vanni, ha ricordato quanto sia profondo il legame tra la Maremma e il suo fiume.

Federico Vanni, presidente Cb6

E proprio nell’anno del sessantesimo anniversario dell’alluvione del 4 novembre 1966, guardare indietro significa provare a capire come affrontare ciò che sta accadendo oggi.

Per Vanni, gli eventi meteorologici sempre più intensi e la sofferenza dei corsi d’acqua impongono di ripensare il rapporto con i fiumi, non soltanto dal punto di vista della sicurezza idraulica ma anche della disponibilità della risorsa necessaria all’agricoltura.

L’assessora all’Ambiente del Comune di Grosseto Erika Vanelli ha sottolineato la necessità di una maggiore collaborazione tra istituzioni, mentre il presidente del Parco della Maremma Simone Rusci ha ricordato il lavoro svolto insieme al Consorzio di Bonifica.

La manutenzione dei fiumi e il lavoro nelle scuole

Il direttore generale del Consorzio di Bonifica 6 e di Anbi Toscana, Fabio Zappalorti, ha spiegato il lavoro portato avanti sulla manutenzione ordinaria del reticolo idraulico per cercare di limitare gli effetti degli eventi meteorologici più intensi.

Ma la prevenzione, secondo Zappalorti, passa anche dalla conoscenza.

Da qui nasce «Percorsi d’acqua», progetto che coinvolge i consorzi di bonifica toscani attraverso Anbi e porta nelle scuole un percorso dedicato alla conoscenza e alla gestione della risorsa idrica.

I ricordi della figlia del sindaco dell’alluvione

La giornata ha poi riportato Grosseto a quel 4 novembre 1966 che cambiò la storia della città.

Eva Pollini, filologa e docente e figlia dell’allora sindaco Renato Pollini, ha dialogato con la storica Luciana Rocchi, raccontando quei giorni attraverso lo sguardo di una figlia il cui padre si trovò improvvisamente a guidare una città travolta dall’acqua e dal fango.

Il professor Luca Toschi, docente dell’Università di Firenze e direttore del Centro Ricerche sAu, ha invece invitato a riflettere sul valore dell’acqua, una presenza costante nella vita quotidiana della quale spesso ci si accorge soltanto quando diventa un’emergenza: perché ce n’è troppa o perché non ce n’è abbastanza.

La cultura è entrata nel racconto anche attraverso Mirko Artuso, attore e regista che con «Scene d’Acqua. Storie di fiumi e altre faccende» ha accompagnato il pubblico nel progetto Atlante delle Rive.

L’Ombrone tra specie aliene, cinema e un viaggio in canoa

Nel pomeriggio lo sguardo si è spostato direttamente sull’ambiente fluviale.

L’associazione Alcedo ha ripercorso il lavoro svolto sull’Ombrone, dalla memoria dell’idrometro del Berrettino alla difesa della fauna autoctona minacciata dalle specie aliene.

L’architetta Valentina Minoletti ha quindi presentato «Maremma Amoris», ricerca nata come tesi all’Università di Vienna e dedicata a un attraversamento lento della pianura maremmana tra acqua dolce e salata.

A chiudere la giornata sono state le immagini.

Prima il documentario storico «Grosseto e l’Ombrone», realizzato alla fine degli anni Sessanta e recentemente restaurato dalla Mediateca Digitale della Maremma.

Poi le anteprime del film al quale sta lavorando Francesco Ciarapica, che racconta il viaggio in canoa verso il mare di Jean-Claude, belga che ha trascorso trent’anni sulle sponde dell’Ombrone.

Sessant’anni dopo l’alluvione, però, sono soprattutto i numeri del clima a lasciare aperta la domanda più importante: come dovrà cambiare la Maremma per convivere con estati sempre più calde e piogge sempre più concentrate e violente?

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati