GROSSETO. Disagio sociale in aumento ed emergenza abitativa sempre più grave. È questo il quadro che emerge dall’incontro organizzato da Rifondazione comunista, che ha voluto accendere i riflettori sulle difficoltà economiche e sociali che stanno colpendo sempre più famiglie nel territorio.
Secondo il partito, la situazione è ormai molto pesante e le istituzioni non starebbero dando risposte adeguate ai bisogni delle persone più fragili. «Come partito sociale sentiamo il dovere di occuparci del disagio delle persone – dice Stefania Amarugi di Rifondazione comunista – perché nel territorio la situazione si sta aggravando».
I temi affrontati dal partito sono molti e riguardano sia la situazione economica di Grosseto sia l’aumento della criminalità. Temi che riguardano il sociale e un disagio sempre più diffuso che colpisce la popolazione, di cui una buona parte è povera nonostante abbia un’occupazione: la cosiddetta povertà lavorativa.
L’emergenza abitativa
Uno dei temi centrali è quello della casa, considerato un problema strutturale sempre più diffuso. Secondo Amarugi e Silvano Brandi, è necessario cambiare paradigma e tornare a considerare la casa come un bene sociale, partendo dal principio che il diritto all’abitare debba essere alla base delle politiche pubbliche.
Il problema, spiegano, si intreccia con la crescente precarietà del lavoro. «Quando il lavoro è povero, precario o addirittura nero, la situazione diventa inevitabilmente grave – dice Antonio Terribile del Sunia – Nel territorio è in aumento la povertà e sempre più famiglie si rivolgono alla Caritas per ricevere aiuto. Inoltre trovare una casa in affitto è quasi impossibile, perché molti immobili vengono affittati solo durante l’estate».
Ma non solo: anche le case popolari sono un tema centrale quando si parla di disagio sociale. «Il parco degli alloggi pubblici si sta riducendo mentre le richieste aumentano – dice Terribile – Nella provincia ci sono circa 5mila alloggi di edilizia pubblica, ma le liste di attesa restano molto lunghe e l’emergenza abitativa continua a crescere. Tra le criticità ci sono anche le morosità dovute alle difficoltà economiche delle famiglie, oltre ai problemi di gestione degli immobili».
Secondo Terribile è necessario garantire nuove risorse per l’edilizia pubblica e destinare più alloggi alle situazioni di emergenza, soprattutto in relazione agli sfratti. Tra i casi più frequenti c’è quello degli anziani che vivono in affitto e che si trovano improvvisamente senza casa quando i nuovi proprietari decidono di vendere l’immobile, una situazione che sta colpendo sempre più persone.
Trovare un appartamento
Le case vuote nella provincia di Grosseto sono molte: circa 72mila unità, spesso affittate solo pochi mesi all’anno durante la stagione estiva. Le abitazioni disponibili per affitti a lungo termine sono diminuite del 42% rispetto al 2020. Anche i prezzi di acquisto sono molto alti: circa 150mila euro per una casa in buone condizioni costruita dopo il 1970, contro i 120mila euro per quelle costruite prima del ’70.
Nel territorio sono già previsti alcuni interventi per l’emergenza abitativa, tra cui 76 nuovi alloggi, di cui 20 destinati al sociale, oltre ad altri progetti di edilizia a canone agevolato.
Le soluzioni per l’emergenza abitativa sono complesse e possono arrivare solo attraverso la collaborazione tra diverse istituzioni. La casa, infatti, resta un bene essenziale per vivere una vita dignitosa e lontana dal disagio sociale.
«La soluzione non è, come si dice sui social, togliere le case agli stranieri – dice Terribile – ma avere un aiuto concreto dai Comuni, sia attraverso contributi affitto più alti sia aumentando le case popolari. Solo così si può iniziare a lavorare seriamente per risolvere il problema».
Il bando per le case popolari si è aperto il 18 febbraio e si prevede un elevato numero di richieste: circa 1.800 domande in provincia, di cui circa mille a Grosseto.
«Le persone sono disperate e non sanno come affrontare questa situazione, tra prezzi in aumento e una povertà che si fa sempre più sentire», conclude Terribile.
La provincia cade a picco
La Maremma, tra colline verdi, ottimo vino e spiagge mozzafiato, avrebbe tutte le carte in regola per crescere e svilupparsi. Ma servono investimenti che negli anni sono stati pochi, anche nei settori strategici. In una condizione economica poco strutturata è difficile creare opportunità e il rischio è che aumenti il disagio sociale.
Una zona poco sviluppata rischia di perdere prospettive per il futuro. E così aumentano fenomeni come baby gang, infiltrazioni mafiose, caporalato e povertà diffusa, come emerge da diversi dati.
«Il reddito pro capite è il più basso nell’area dell’Asl sud-est: a Grosseto è pari a 21.900 euro, contro i 26mila di Siena e i 23mila di Arezzo – dice Silvano Brandi, responsabile della commissione Casa dell’abitare di Rifondazione comunista – Gli infortuni non indennizzati in provincia sono circa 542, a fronte degli oltre 800 ad Arezzo e 700 nel senese che però sono indennizzati».
A questi dati si aggiungono altri segnali preoccupanti: l’eccessiva pressione sui caregiver, la migrazione sanitaria per accedere alle cure, il 6,9% delle famiglie con Isee inferiore a 6mila euro e un tasso di disoccupazione del 19%. Una situazione complessa che richiede risposte forti e coordinate da parte delle istituzioni.
Criminalità: il primo posto con le imprese cartiere
Nel territorio emergono anche fenomeni legati alla criminalità organizzata. È quanto evidenzia il rapporto Irpet sulla criminalità organizzata in Toscana, basato sui dati del 2023.
Dal rapporto emerge che in provincia uno dei reati più diffusi riguarda gli stupefacenti, con il 43,3% dei sequestri sul totale dei reati. L’8,2% riguarda i danneggiamenti a fini intimidatori, il 2,2% i sequestri di persona e il 15,1% le estorsioni, mentre prostituzione e pedopornografia rappresentano il 2,1% dei reati.
Un dato significativo riguarda le imprese cartiere, che rappresentano il 4,9% dei reati: il dato più alto in tutta la Toscana.
«Queste imprese restano aperte pochi mesi, con un capitale sociale molto basso, emettono fatture false, impiegano lavoratori in nero e riciclano denaro proveniente da attività illecite – spiega Brandi – Nel grossetano operano soprattutto nei settori dell’edilizia e della contraffazione di capi di abbigliamento».
Le preoccupazioni della Cgil
Sul tema è intervenuta anche Monica Pagni della Cgil, che ha collegato la crisi abitativa alla più ampia situazione economica.
«Il tema della casa entra oggi con forza nel dibattito sociale – dice – perché stiamo vivendo una fase molto complessa, segnata dalla crisi energetica, dagli effetti della guerra e da un aumento delle disuguaglianze».
Secondo la Cgil la crisi salariale sta colpendo soprattutto i lavoratori dipendenti, che vedono ridursi il potere d’acquisto a causa dell’aumento dei costi energetici e del costo della vita.
«Le disuguaglianze stanno crescendo e il rischio è quello di un aumento della povertà sociale, sanitaria ed educativa – conclude Pagni – E la situazione globale non aiuta a risolvere i problemi: le guerre hanno conseguenze pesanti anche sui territori locali».



