Lupi solitari e combattenti per l'Isis: sette espulsioni dalla Maremma | MaremmaOggi Skip to content

Lupi solitari e combattenti per l’Isis: sette espulsioni dalla Maremma

In 10 anni la Digos ha individuato in provincia sette persone sospettate di terrorismo, l’ultimo caso a Santa Fiora. Il macedone è stato rimpatriato: farà ricorso al Tar. Intensificati i controlli per le feste di Pasqua nei luoghi più affollati. La prefetta: «Nessun allarmismo, solo scopo precauzionale»

GROSSETO. Dall’attacco di Hamas del 7 ottobre, a oggi, sono stati espulsi dall’Italia per motivi di sicurezza 47 persone, 23 delle quali soltanto nel 2024.  Si tratta dii persone ritenute «potenzialmente pericolose sulla base di esigenze investigative». E che per questo, vengono allontanate dal nostro Paese, prima ancora che possano colpire. Tra queste c’è anche un 44enne macedone, che ai primi giorni di febbraio è stato accompagnato nel suo Paese d’origine dalla polizia. Espulso, perché accusato di essere uno dei tanti fiancheggiatori dell’Isis

«Non è così – dice il suo avvocato, Alessio Bianchini – faremo ricorso al Tar». Intanto però, il 44enne è tornato in Macedonia. Da quasi 30 anni sull’Amiata, dove viveva a Santa Fiora e dove aveva messo su famiglia, l’uomo lavorava come boscaiolo. 

Gli agenti della Digos della polizia, dopo lunghe indagini, sono riusciti a ottenere un decreto di espulsione firmato dal Viminale: il 44enne infatti, aveva pubblicato su Facebook post di appoggio ad Hamas. E sarebbe stato anche capace di sfruttare la piattaforma per intrattenere contatti virtuali con altri radicalizzati. In una foto, lo si vede insieme a un Imam. «Ma quell’uomo – dice ancora il suo avvocato – era un vecchio compagno di scuola. Per quello aveva pubblicato quella foto». 

Lady Jihad, partita da Scansano per immolarsi all’Is

«Cosa gradita per i fedeli!!! Dio è grande! Due dei mujaheddin hanno assassinato i fumettisti, quelli che hanno offeso il Profeta dell’Islam, in Francia. Preghiamo Dio di salvarli dalle loro mani». È uno dei messaggi intercettati nel corso delle indagini della Procura di Milano scritto da Maria Giulia Sergio, la ragazza italiana convertita all’Isla, con il nome di Fatima Az Zahra ed è partita per combattere in Siria per l’Is.

Il riferimento del messaggio che fu inviato dalla ventisettenne era riferito alla strage di Charlie Hebdo

Maria Giulia Sergio, nelle foto segnaletiche del 2014

Nel 2014Maria Giulia Sergio, insieme al marito, l’albanese Aldo Kobuzi, partirono per la Siria per andare a combattere con i militari dell’Is. Prima della partenza, la ragazza, che è stata la prima foreingn fighters italiana, aveva vissuto qualche mese a Scansano.

A Scansano fu arrestata la zia di Maria Giulia, Arta “Anila” Kacabuni, espulsa e accompagnata alla frontiera dall’aeroporto romano di Fiumicino con provvedimento del Ministro dell’Interno. “Anila” condivideva con gli altri indagati la completa adesione ai “principi” dello stato islamico ribadendo con più interlocutori la piena legittimità e doverosità delle azioni di natura terroristica perpetrate dall’Isis, tra cui gli attacchi di Parigi nel novembre del 2015.

La Kacabuni è anche accusata di aver contribuito a far arruolare suo nipote, Aldo Kobuzi e la moglie Maria Giulia Sergio supportando l’organizzazione del matrimonio tra i due, avvenuto a Treviglio il 17 settembre 2014, essenziale per permettere alla giovane coppia di raggiungere lo Stato Islamico. La donna ha inoltre fornito aiuto nell’organizzare il viaggio dei due.

Maria Giulia Sergio è ancora latitante: l’ultimo avvistamento risale al 2015, a Sed Forouk. 

Roccastrada, Boccheggiano, Caldana: i rifugi dei terroristi

Se la vicenda di Maria Giulia Sergio, “lady jihad”, è stata quella che ha colpito maggiormente, per la sua scelta di convertirsi e poi arruolarsi, come prima “foreign fighters” italiana nelle file dell’esercito dell’Is, le zona di campagna della Maremma sono state da sempre le prescelte dove vivere. 

Lo dimostrano i decreti di espulsione portati tutti a compimento dalla Digos della questura. Che rispetto alle altre province toscane, qui ha raggiunto un vero e proprio primato. Ad ogni indagine e ad ogni individuazione di terroristi o fiancheggiatori, è seguita l’espulsione dall’Italia. 

Prima del boscaiolo macedone residente a Santa Fiora – siamo nell’ottobre del 2022 – a Roccastrada vivevano due pachistani, individuati dagli uomini dell’antiterrorismo e dalla Digos di Genova, che ha coordinato le indagini sulla cellula che colpì Charlie Hebdo, il giornale satirico francese, avvenuto il 7 gennaio 2015.  I due uomini che invece vivevano a Roccastrada sono stati tenuti d’occhio dalla Digos di Grosseto fino a quando sono rimasti in provincia.

Prima di trasferirsi di nuovo. Altre persone ritenute vicine alle organizzazioni terroristiche, che oggi continuano a fare proseliti soprattutto via web, sono state individuate a Boccheggiano e a Caldana. Sette, in totale, tutte espulse. Tra loro anche l’Imam di Grosseto, espulso nel 2019.   

Attentato di Mosca, controlli intensificati in Maremma

Non è un caso che della lotta al terrorismo islamico si torni a parlare proprio in questi giorni, dopo l’attentato terroristico al “Crocus City Hall” di Mosca. Mercoledì 27 marzo, in Prefettura, è stata decisa un’intensificazione delle attività di vigilanza e controllo da parte delle forze di polizia con la pianificazione di specifici servizi operativi, fissi e dinamici, che dedicheranno particolare attenzione ai luoghi di maggiore aggregazione e transito di persone e agli obiettivi sensibili del territorio.

Lo ha disposto il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica coordinato dalla Prefetta di Grosseto, Paola Berardino, riunito per fare il punto di situazione sulle misure di vigilanza e controllo dopo l’attentato di Mosca, in linea con quanto stabilito a livello nazionale dal Ministero dell’Interno.

Nel corso della riunione, alla quale hanno partecipato, l’assessore alla sicurezza del Comune di Grosseto, Riccardo Megale, il presidente della Provincia, Francesco Limatola, il questore, Antonio Mannoni, il comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, Sebastiano Arena, il comandante provinciale della guardia di finanza, Nicola Piccinni, e le componenti delle forze armate, sono state decise apposite misure che, dallo scorso 4 marzo, si avvalgono anche dei militari delle operazioni Strade Sicure.

Particolare attenzione sarà dedicata ai luoghi di maggiore aggregazione e transito, agli obiettivi sensibili e, in considerazione dei maggiori volumi di traffico, alle arterie stradali, soprattutto nelle fasce orarie e lungo le tratte viarie considerate a maggiore rischio di congestionamenti e incidenti.

Saranno, infine, rafforzate le attività informative e investigative per intercettare tempestivamente possibili minacce all’ordine pubblico.

«Quelle adottate – dice la prefetta Berardino –  sono misure a scopo precauzionale, in linea con il contesto nazionale ed internazionale. Nessun allarmismo quindi, ma solo massima allerta a scopo preventivo per scongiurare ogni possibile situazione di “rischio”».

 

 

 

 

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