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Terrorismo, il capo della cellula maremmana era a Roccastrada

Due degli indagati dalla Dda di Genova hanno vissuto per alcuni mesi sulle colline metallifere: sono accusati di far parte della cellula che ha fatto l’attentato a Charlie Hebdo
I poliziotti della digos

ROCCASTRADA. Sono indagati per terrorismo. E fino a un mese fa, avevano scelto di vivere in Maremma, a Roccastrada. Sono due pachistani, individuati dagli uomini dell’antiterrorismo e dalla Digos di Genova, che ha coordinato le indagini sulla cellula che colpì Charlie Hebdo, il giornale satirico francese, avvenuto il 7 gennaio 2015. In 12 rimasero uccisi, undici furono i feriti. 

Il gip del tribunale di Genova ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 14 persone: uno degli arrestati Noman Akram, 32 anni, è stato preso a Firenze. I due uomini che invece vivevano a Roccastrada e che fino a un mese fa sono stato tenuti d’occhio dalla Digos di Grosseto, hanno lascito la provincia

Pronti ad armarsi per raccogliere proseliti

A Roccastrada, la presenza dei due pachistani è stata segnalata dai colleghi di Genova alla Digos di Grosseto già nel mese di novembre: erano stati ospitati da alcuni connazionali e nel periodo di permanenza in Maremma, avrebbero lavorato come operai agricoli in varie aziende della zona, cercando di mantenere un basso profilo. Non avevano il sospetto però di avere addosso gli occhi della Digos. Uno dei due uomini, che insieme poco meno di un mese fa hanno lasciato la Maremma, è ritenuto essere il capo, nella cittadina maremmana. 

Le indagini della Dda di Genova ipotizzano l’esistenza della cellula, chiamata «Gabar» che sarebbe stata operativa in alcune province italiane, compresa quella di Grosseto quindi, e in alcuni paesi europei e che sarebbe stata riconducibile a Zaheer Hassan Mahmoud,  che il 25 settembre del 2020, si presentò con una mannaia in mano davanti all’edificio che aveva ospitato Charlie Hebdo fino all’attentato del gennaio 2015. 

L’attentato a Charlie Hebdo

La cellula sarebbe stata pronta a comprare armi in Italia e anche all’estero. «Tra due mesi compriamo armi», si dicono il capo della cellula italiana e il «maestro», pachistano. E, ancora, «ora bisogna
andare in ogni città e trovare quelle 10 persone che mi servono.., più saremo, meglio è…..», si dicono mentre cercano un posto dove stare: «fammi lavorare due mesi, e poi troviamo una nostra “Tana” e facciamo il gruppo Gabar qui in Italia».
L’indagine della Dda di Genova era quindi arrivata in Maremma, dove i due pachistani si erano trasferiti da poco e dove si spostavano a bordo di una Bmw nera, che era uscita dai radar dei poliziotti liguri. I colleghi della Digos di Grosseto, in pochissimo tempo, erano riusciti a trovarli e avevano cominciato a tenerli d’occhio. Un mese fa, i due hanno lasciato la provincia. 

Al momento sono sei le persone arrestate in Italia e una in Spagna, nell’ambito dell’inchiesta sulla cellula terroristica pakistana sgominata dalla Digos di Genova e dall’Antiterrorismo. Due persone sono state arrestate a Genova, una a Firenze, una in provincia di Reggio Emilia, una a Bari, una a Treviso e l’ultima in Spagna.

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