L'ultimo banco è rimasto vuoto, ma Aurora si è diplomata con i suoi amici | MaremmaOggi Skip to content

L’ultimo banco è rimasto vuoto, ma Aurora si è diplomata con i suoi amici

Al Polo Tecnologico Manetti Porciatti il diploma ad honorem ad Aurora Bellini, scomparsa durante il viaggio d’istruzione in Sicilia. Cento e lode, lacrime, un lungo applauso e una promessa: «Non smetteremo mai di raccontare la sua storia»
La consegna del diploma ai familiari di Aurora

GROSSETO. Ci sono giorni che una scuola ricorda per sempre. Non perché segnino la fine di un anno scolastico o la conclusione degli esami di maturità, ma perché riescono a racchiudere, nello spazio di pochi minuti, tutto ciò che una comunità può provare: il dolore, la nostalgia, la gratitudine, la forza di continuare a camminare insieme anche quando qualcuno, troppo presto, non può più farlo.

Venerdì 3 luglio, al Polo tecnologico Manetti Porciatti, è stato uno di quei giorni.

Nell’Aula magna della sede di via De Barberi non si è celebrata soltanto la conclusione degli esami della V ATL. Si è celebrato qualcosa di molto più profondo. Si è ricordata una ragazza che avrebbe dovuto essere lì, seduta accanto ai suoi compagni, emozionata come tutti gli altri per l’ultimo giorno di scuola, pronta a stringere tra le mani il diploma conquistato dopo cinque anni di studio.

Invece quel posto, ormai da più di un anno, è rimasto vuoto.

Ma il nome di Aurora Bellini è stato il più presente di tutti.

Quel viaggio che nessuno riesce a dimenticare

I ragazzi della V ATL sono gli stessi che, nel marzo del 2025, salirono su un pullman diretti in Sicilia insieme ad Aurora. Doveva essere il viaggio che ogni classe porta dentro di sé per tutta la vita, quello delle fotografie, delle risate, delle amicizie destinate a diventare ricordi.

Quel viaggio, invece, si trasformò in una tragedia che cambiò per sempre la loro adolescenza e la vita della famiglia Bellini.

 

Da allora è passato più di un anno.

Il tempo ha continuato a scorrere, le lezioni sono finite, sono arrivati gli esami di Stato, ma ci sono ferite che non seguono il calendario. Ci sono assenze che non diventano mai abitudine.

Restano lì, ogni mattina, tra i banchi di una classe, nei corridoi della scuola, nelle parole che non vengono dette perché tutti sanno già a chi stanno pensando.

Aurora, per i suoi compagni, non è mai diventata un ricordo lontano. È rimasta parte della classe.

La maturità con un posto che nessuno ha occupato

Ieri gli studenti hanno affrontato l’ultimo colloquio dell’esame di maturità. Hanno parlato del loro percorso, dei progetti che li aspettano, del futuro che comincia proprio da quel diploma.

Poi, terminata l’ultima prova, nessuno è andato via.

Il banco di Aurora

Professori, studenti, commissari e familiari si sono ritrovati nell’Aula magna, dove il Polo tecnologico aveva deciso di vivere un momento che resterà inciso nella storia della scuola.

Per volontà del dirigente scolastico Angelo Costarella, della professoressa Maria Pia Betti e della presidente della commissione Mirta Venturini, ad Aurora è stato conferito il diploma ad honorem di Perito Geometra, con il massimo riconoscimento possibile.

Cento su cento. Con lode.

Un voto che, in quel momento, aveva un significato che andava ben oltre qualsiasi valutazione scolastica.

Poche parole, poi il silenzio e le lacrime

Quando il dirigente ha letto la motivazione, nell’Aula Magna è calato un silenzio assoluto.

Un silenzio che nessuno ha avuto il coraggio di interrompere.

«Il tuo percorso non è finito, continua nel ricordo, nell’affetto e nella luce lasciata a coloro che ti hanno conosciuta e amata».

Sono bastate quelle poche righe. Gli occhi dei compagni si sono riempiti di lacrime.

Li hanno seguiti quelli degli insegnanti, che Aurora l’avevano vista crescere giorno dopo giorno.

Quelli dei commissari.

E soprattutto quelli dei suoi genitori, Erika e Paolo, e della sorella Martina, che hanno stretto quel diploma sapendo che nessun riconoscimento potrà mai cancellare il vuoto lasciato dalla loro figlia e dalla loro sorella.

Poi è arrivato un applauso, lungo, sincero. Un applauso che sembrava non voler finire mai.

Era il modo più semplice e più vero per dirle che continuava a essere lì.

Una promessa che durerà negli anni

Durante la cerimonia non ci sono state parole di circostanza ma soltanto una promessa.

Ed è quella che il dirigente scolastico Angelo Costarella ha rivolto alla famiglia Bellini.

«Come Polo Tecnologico continueremo a custodire la memoria di Aurora. Lo faremo attraverso il murale dedicato a lei, l’albero piantato nel suo nome e la panchina che lo accompagna. Ma soprattutto continueremo a raccontare la sua storia a tutti gli studenti che entreranno in questa scuola. Perché quei simboli non rappresenteranno mai soltanto un murale, un albero o una panchina. Dietro ci sarà sempre il volto di Aurora e tutto quello che ha lasciato dentro ciascuno di noi».

È questa, forse, la lezione più grande che una scuola possa insegnare. Perché una scuola non forma soltanto geometri, tecnici o professionisti. Forma persone.

Insegna che una comunità vera non dimentica chi ha camminato con lei.

E continua a pronunciarne il nome anche quando il tempo suggerirebbe di andare avanti.

Il diploma che appartiene a tutta la classe

Quando Erika, Paolo e Martina hanno ricevuto quel diploma, nei loro occhi si sono mescolati il dolore e la gratitudine.

Il dolore di una perdita che nessuno riuscirà mai a colmare.

La consegna del diploma al babbo di Aurora, Paolo Bellini

La gratitudine verso una scuola che ha scelto di non lasciare che Aurora diventasse soltanto una fotografia appesa a una parete.

Ieri la V ATL ha concluso il proprio percorso scolastico.

Ma, simbolicamente, quel diploma è stato consegnato anche ad Aurora.

Perché ci sono compagni di viaggio che la vita costringe a fermarsi troppo presto.

E ce ne sono altri che, ogni giorno, continuano a portarli con sé.

Ieri quel banco era ancora vuoto.

Eppure, per chi era in quell’Aula Magna, Aurora non era mai stata così presente.

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