Lettera anonima con minacce di morte all'assessore Poggetti: «Non ho paura» | MaremmaOggi Skip to content

Lettera anonima con minacce di morte all’assessore Poggetti: «Non ho paura»

L’assessore alla sicurezza del Comune di Follonica racconta di aver ricevuto una lettera anonima con minacce di morte. Il messaggio sui social: «Continuerò a lavorare per la legalità e per il bene della comunità»
Giorgio Poggetti

FOLLONICA. Una lettera anonima contenente minacce di morte sarebbe stata recapitata all’assessore alla sicurezza del Comune di Follonica, Giorgio Poggetti. A renderlo noto è stato lo stesso amministratore con un lungo messaggio pubblicato sui propri canali social.

Nel post, Poggetti spiega di essere stato destinatario di una intimidazione legata, a suo dire, alla sua attività amministrativa nel settore della sicurezza cittadina.

«Una lettera anonima di minacce di morte per la mia attività di assessore legata alla sicurezza della nostra città. Cosa dire? Non ho paura», scrive.

L’assessore rivolge poi un messaggio diretto all’autore della lettera, sottolineando di non sentirsi intimidito da chi «vede nelle battaglie per la legalità un pericolo per i propri comodi» e da chi sceglie «la più vile delle modalità: l’anonimato».

«Non mi farete arretrare»

Nel suo intervento, Poggetti richiama anche la sua lunga esperienza nelle forze dell’ordine: «Non mi fa paura chi pensa di intimorire un uomo che, non indossando più l’uniforme, possa aver dimenticato il giuramento di fedeltà alla Repubblica», scrive, ricordando i suoi oltre quarant’anni di servizio.

L’assessore evidenzia inoltre come siano numerosi, in tutta Italia, gli amministratori pubblici vittime di intimidazioni e ricatti proprio per aver scelto di far rispettare la legge: «A chi pensa di impaurirmi e condizionare il mio operato dico con fermezza: non mi fate paura. Io non arretro neppure di un solo passo dalla direzione della legalità e dalla missione di far crescere la nostra comunità».

«Continuerò a servire la città»

Nel messaggio Poggetti fa anche riferimento a un’espressione utilizzata nella lettera anonima, nella quale viene definito «sbirro».

«Con la stessa tenacia che ha caratterizzato gli oltre 40 anni da sbirro – così vengo definito nella lettera minatoria – continuerò a svolgere il mio incarico pubblico senza riserva di energie, perché il bene della collettività, il rispetto delle leggi e la protezione dei più deboli sono da sempre le mie priorità».

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