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Le tartarughe tropicali invadono il lago dell’Accesa

Al lago dell’Accesa vivono ormai tartarughe esotiche abbandonate dai proprietari. L’erpetologo Marco Zuffi spiega perché rappresentano una minaccia per l’ecosistema e come il cambiamento climatico ne favorisca la diffusione
Le tartarughe nel lago dell’Accesa

MASSA MARITTIMA. Nuotano tranquille tra i bagnanti, si lasciano osservare da vicino e sono ormai diventate una presenza abituale nelle acque cristalline del lago dell’Accesa. Molti le fotografano, qualcuno prova perfino ad accarezzarle. Eppure quelle tartarughe, grandi fino a quaranta centimetri di diametro, non appartengono affatto alla fauna della Maremma.

Sono specie esotiche provenienti dal Nord America e da aree tropicali, finite nel lago dopo essere state acquistate come animali da compagnia e poi abbandonate quando sono cresciute troppo o sono diventate difficili da gestire.

Le tartarughe esotiche fotografate al lago dell’Accesa (immagini di Karin Silberhorn)

Dal salotto di casa al lago

Le tartarughe che oggi popolano il lago dell’Accesa sono il simbolo di un fenomeno che negli anni si è diffuso in tutta Italia: l’abbandono di animali esotici acquistati per gli acquari domestici.

Tra le specie osservate ci sono la Graptemys pseudogeographica, originaria dei bacini dei fiumi Missouri e Mississippi, e diverse Pseudemys, provenienti dal Nord America e da una parte del Messico nord-orientale. Animali che con le testuggini autoctone della Toscana non hanno alcun legame, ma che hanno trovato nel lago un ambiente favorevole dove vivere.

Un rischio per l’ecosistema

Queste specie possono alterare profondamente l’equilibrio degli ambienti acquatici. Si nutrono infatti di insetti, crostacei, pesci, anfibi e vegetazione acquatica, entrando in competizione con la fauna locale e modificando gli ecosistemi che colonizzano. E in alcuni casi possono rappresentare anche un potenziale rischio sanitario.

 

 

 

L’erpetologo: «In Toscana oltre venti specie esotiche»

«In Toscana sono state registrate più di 22 specie diverse di testuggini abbandonate dai privati e ormai stabilmente presenti in fiumi e laghi», spiega l’erpetologo Marco Zuffi.

«Queste specie, oltre a rappresentare una minaccia, influiscono negativamente sulle comunità acquatiche degli ambienti colonizzati, nutrendosi sia di animali come insetti, crostacei, pesci e anfibi, sia della vegetazione acquatica».

Il cambiamento climatico favorisce la riproduzione

Fino a pochi anni fa il clima italiano rappresentava un limite naturale alla diffusione di molte specie tropicali. Oggi, però, la situazione sta cambiando. Al lago dell’Accesa non è ancora stato accertato se queste tartarughe si riproducano stabilmente, ma casi documentati sono già stati registrati nel Lazio e in Emilia-Romagna.

«Con l’innalzamento delle temperature – spiega ancora Zuffi – la barriera termica non esiste più. Specie che un tempo non riuscivano a riprodursi oggi trovano condizioni favorevoli anche in Italia».

Un fenomeno difficile da fermare

Secondo gli esperti, intervenire quando gli animali sono ormai presenti negli ambienti naturali è estremamente complicato.

«Oggi è molto difficile contenere questo problema – conclude Zuffi – l Ministero chiede alle Regioni di intervenire con segnalazioni e tentativi di controllo o eradicazione, ma il vero problema è a monte. Bisognerebbe impedire che questi animali continuino a essere commercializzati. Se non si interviene sul commercio delle specie esotiche, gli abbandoni continueranno e il fenomeno non si fermerà».

Va ricordato che in Italia, per specie invasive come la Trachemys scripta, sono vietati riproduzione, vendita, acquisto, trasporto, allevamento, scambio e soprattutto il rilascio in natura. Eppure, nonostante i divieti, le tartarughe esotiche continuano ad apparire nei laghi e nei corsi d’acqua della Toscana.

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