SAN VINCENZO. «Ormai da 9 anni passiamo le vacanze estive a San Vincenzo perché ci piace, c’è la spiaggia per cani e l’ambiente in generale è ospitale». È con queste parole che una coppia di affezionati turisti raccontano il loro profondo legame con la località della Costa degli Etruschi, una consuetudine fatta di relax e momenti felici che quest’anno, tuttavia, ha dovuto fare i conti con un imprevisto inaspettato.
La corsa al pronto soccorso
Tutto è iniziato quando la vacanza ha preso una brutta piega a causa di un problema di salute, che ha costretto la famiglia a ricorrere alle cure sanitarie urgenti presso l’ospedale di Piombino.
Da qui è arrivata la prima nota positiva, raccontata dalla stessa villeggiante: «Quest’anno abbiamo dovuto ricorrere alle cure sanitarie all’ospedale di Piombino, il tutto è finito in 3 ore, quindi, buono».
Ma la vera e propria odissea si è materializzata una volta terminate le visite nella tarda serata di lunedì 28 luglio.
Escono dall’ospedale, ma restano a piedi
Alle 23:40, usciti dalla struttura sanitaria, per i turisti è iniziato l’incubo del rientro: «Il problema – racconta la donna sui social – è che alle 23.40 non c’erano più taxi per rientrare. Una situazione veramente assurda».
La ricerca di un mezzo si è rivelata un vero e proprio dramma: «Ho chiamato tutti i taxi trovati su internet di Campiglia Marittima, San Vincenzo e Piombino. Niente, non ha risposto nessuno».
Numeri a vuoto e un servizio di trasporto pubblico locale che, nei fatti, a quell’ora risulta completamente inesistente.
Il servizio, però, almeno su Piombino, avviene su due turni dalle 6 alle 22.00.
La motivazione risiederebbe, secondo quanto fatto notare da una tassista della zona, nella poca richiesta del servizio notturno: un massimo di una decida di chiamate nell’arco dell’intera stagione.
La generosità umana e il passaggio che svolta la situazione
A salvare la situazione, sventando una notte al freddo, è intervenuta la generosità spontanea. Per fortuna un signore di ritorno dal pronto soccorso verso San Vincenzo si è offerto di dare loro un passaggio.
Da qui l’appello e il ringraziamento accorato: «Lo ringrazio pubblicamente se dovesse leggere, nel trambusto non ho chiesto il nome».
La vicenda si è chiusa con un lieto fine grazie alla solidarietà di un cittadino sconosciuto, ma lascia aperta una forte polemica e una riflessione inevitabile: «Ma che un servizio pubblico in una zona del genere finisca il turno alle 22 lo trovo assurdo».
Un appello chiaro rivolto agli operatori, affinché i servizi essenziali e di mobilità vengano adeguati alle reali esigenze di un territorio a forte vocazione turistica.