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Orlandi e Zago aprono la porta sulle miniere della Maremma

Successo di pubblico a Boccheggiano per la proiezione del docufilm di Maurizio Orlandi “La teleferica”. Prossimo appuntamento a Scarlino il 6 agosto
Un momento delle riprese nei pressi di Terre Rosse a Portiglioni (scarlino)
Un momento delle riprese nei pressi di Terre Rosse a Portiglioni (Scarlino)

BOCCHEGGIANO. Ieri sera, giovedì 31 luglio, è stata proiettata nel Giardino dei tigli di Boccheggiano la prima del documentario “La teleferica” girato in coregia da Maurizio Orlandi e Romina Zago.

L’impronta indelebile di quegli anni

Nei 90 minuti durante i quali il film è scivolato sul grande telo bianco, si è come aperta una porta del tempo attraverso la quale i presenti hanno avuto accesso ad un passato ancora molto presente. Rivivere i luoghi, i ricordi e le persone che hanno caratterizzato il periodo dell’attività mineraria in Maremma è stato un regalo che Maurizio Orlandi non solo ha fatto a se stesso, ma anche e soprattutto ad un intero territorio, mentre qualche lacrima ha fatto capolino tra commozione e incredulità: sì, perché nel passo veloce del cambiamento degli ultimi anni, quei momenti hanno stimolato un forte senso di malinconia.

Protagonisti della pellicola gli stessi abitanti (o i loro discendenti) delle varie zone di estrazione: Boccheggiano, Niccioleta, Ribolla, Gavorrano e Scarlino. Un lavoro atteso quindi, sia dal regista che dall’intero territorio anche perché Maurizio Orlandi è nato a Massa Marittima e qui è cresciuto fino alla conclusione delle superiori. Due fonti direttamente interessate stanno quindi alla base di questo lavoro, testimoni entrambi di un passato che ha lasciato tracce indelebili mutate oggi in un legame indissolubile con le Colline Metallifere.

L’intervista ai registi

Questo docufilm racconta un periodo storico per le Colline Metallifere, un periodo che viene da molto lontano e che si è concluso con la chiusura delle miniere pochi decenni fa. È ancora così vivo il ricordo nelle persone più anziane?

«Sì, è molto vivo nelle persone di una certa età e anche in quelle un po’ più giovani, ma che ricordano perfettamente cosa e come era la vita nei paesi minerari. Credo che lo sarà sempre, ed è anche giusto così. La mia generazione (Orlandi è del 1958) per esempio ci ha vissuto la gioventù i cui ricordi, forse per colpa dell’età, si focalizzano su un periodo che a suo modo era sereno, distribuito tra la famiglia, il lavoro e l’ambiente dove siamo cresciuti, protettivo, solidale, condiviso. Per questo ho sentito la necessità di raccontare la nostra storia alle nuove generazioni».

La ricerca delle radici

Lei crede molto nell’importanza delle radici? 

«Certamente! Così come si studia genericamente la storia a scuola, si dovrebbe conoscere ancora meglio quella della nostra gente, quella vicina a noi anche perché, senza riferimenti chiari sulla nostra provenienza socio-culturale, i giovani hanno meno possibilità di capire il presente, senza il quale è molto difficile fare scelte mirate ad interpretare il futuro. Proprio per questo ho contattato anche le dirigenze scolastiche del comprensorio: vorrei mettere in piedi una collaborazione finalizzata alla proiezione del docufilm nelle scuole e aprire dei dibattiti con gli studenti».

Perché avete scelto proprio il nome “La teleferica” per rappresentare storia, emozioni e persone delle Colline Metallifere?

«La teleferica ci è sembrata particolarmente adatta a rappresentare il legame che ha unito e unirà sempre il territorio, quel filo conduttore che unisce tutti i paesi minerari – spiega Romina Zago – a cominciare dagli etruschi, che già fondevano i metalli tra Scarlino, Follonica e Valpiana, fino ad arrivare alle miniere di pirite vere e proprie sparse qua e là; tutto qui è interconnesso da questo filo conduttore fino ad arrivare a Portiglioni dove c’era l’attracco vero e proprio con tanto di carrucole che caricavano le navi. Ed infine le fonderie ex Ilva.

Ognuno di questi luoghi ha contemplato, in qualche modo, il minerale che correva appunto sulla teleferica, ha vissuto di lavoro duro, sudore ma anche di una forte solidarietà sociale. Nel film questo filo di teleferica segna la sequenza tra i luoghi iconici di questa storia: da Boccheggiano, passerà a Niccioleta e al Pozzo Rostan, poi sarà la volta di Ribolla, poi Portiglioni (Scarlino) ed infine Follonica dove c’erano le colonie per i figli dei minatori e successivamente divenuto meta di trasferimento dopo la chiusura delle miniere. Insomma luoghi segnati da eventi sociali importanti come anche le lotte sindacali con l’occupazione della miniera di Ravi, o la tragedia del grisù a Ribolla. Ogni luogo ha poi avuto un personaggio chiave, una figura insostituibile che lo ha caratterizzato a sua volta».

Il lavoro di ricerca

C’è molto materiale di repertorio ed altrettanto girato da voi nei luoghi che avete raccontato. Un lavoro di notevole pazienza e precisione immagino?

«Sì, ci sono voluti più o meno otto/nove mesi solo per il montaggio. La ricerca del materiale, delle persone ed il tempo necessario per contattare tutti è stato ancora più lungo, ma ne è valsa la pena» – afferma Maurizio Orlandi senza una minima ombra di dubbio. «A tal proposito vorrei ricordare chi mi ha supportato in questa lunga lavorazione e chi ha contribuito in modo essenziale alla realizzazione del prodotto finale. Prima di tutto Romina Zago con la quale ho condiviso la sceneggiatura e la stesura dei testi e che, in quanto donna e con una grande professionalità, si è rivelata davvero fondamentale. Poi Dario Canal e Gabriele Bernabò per le musiche, Umberto Lenzi e Paolo Banchi, entrambi di Massa Marittima, per i filmati di repertorio e le foto, ed infine l’Istituto Luce. Sistemare tutto questo materiale per poi riportarlo in un formato di alta qualità è stato un lavoro enorme. Possibile però grazie alla Fondazione Filmica Opificio dell’immagine di Torino, la Cassa di Risparmio di Firenze, i comuni delle Colline Metallifere e il Parco Minerario di Gavorrano che hanno creduto e sovvenzionato il lavoro fatto».

Le prossime proiezioni saranno a Scarlino il 6 agosto e a Ribolla il 4 dicembre in occasione dei festeggiamenti per Santa Barbara, patrona dei minatori.

 

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