La Maremma non piace ai medici. L'Asl in difficoltà | MaremmaOggi Skip to content

La Maremma non piace ai medici. L’Asl in difficoltà

L’intervista al direttore generale Antonio D’Urso: «Malgrado le difficoltà, l’assistenza sanitaria a Grosseto è di primordine, ma bisogna guardare ad altri modelli e far crescere il privato accreditato»
Il dg dell'Asl sudest Antonio D'Urso
Il dg Antonio D’Urso

GROSSETO. Nei giorni scorsi, l’Asl sudest ha presentato il bilancio di attività di fine anno, con gli obiettivi raggiunti, i progetti futuri e le criticità da affrontare e risolvere: aver completato la squadra dei primari all’ospedale di Grosseto, portare a compimento la rete delle case di comunità,  ma anche la difficoltà a reperire personale medico e infermieristico, sia in ospedale che sul territorio, dove la carenza di professionisti ha costretto l’azienda a portare il numero massimo di pazienti da 1500 a 1800 mutuati.

Poi le lunghe liste di attesa per alcune visite specialistiche e per la diagnostica per immagini, in particolare tac, risonanze magnetiche, ecografie, ecocolordoppler.

Dunque, una sanità tra luci e ombre, dove le seconde sono più delle prime, che sconta i “costi” economici, umani e sociali di quasi 3 anni di pandemia in primis. Ma anche le difficoltà organizzative della riforma sanitaria Rossi, fortemente voluta per abbattere i costi e migliorare i servizi, ma che nella realtà dei fatti non ha raggiunto né l’uno né l’altro obiettivo.

D’Urso: «Al Misericordia, assistenza sanitaria di prim’ordine»

Il direttore generale dell’Azienda sanitaria, Antonio D’Urso, nella conferenza stampa che ha illustrato l’andamento del 2022 per le tre province di Grosseto, Siena e Arezzo, non ha nascosto le difficoltà, ma guarda al futuro con ottimismo, pur con le differenze che caratterizzano i tre territori.

In coma a 23 anni, l'ospedale Misericordia
L’ospedale Misericordia, con il nuovo blocco per alta intensità di cura

Qual è il risultato più significativo che il 2022 porta in dote alla sanità grossetana?

«Aver pressoché completato la squadra dei primari dell’ospedale Misericordia, che anche grazie a questo obiettivo, oggi vanta una qualità dell’assistenza sanitaria di prim’ordine. Tutte le Uoc che erano rimaste vacanti hanno ora un direttore, ad eccezione della Diagnostica per immagini per la quale Estar ha bandito il concorso. Il colloquio è previsto entro febbraio, dopodiché ci sarà la nomina del vincitore e anche questa casella andrà al suo posto».

A fronte di questo risultato, però, la radiologia, la cardiologia e le malattie infettive, rimanendo in ambito ospedaliero, sono in sofferenza per mancanza di personale
«Il problema di reperire i professionisti, medici e infermieri, non è solo a Grosseto o nell’Asl sudest. Riguarda tutta la Toscana e oltre. Non è questa la sede per fare valutazioni sui motivi che lo hanno prodotto, ma di fatto la domanda supera l’offerta. In realtà, se si guarda il valore assoluto, ci sono più professionisti, solo che mancano in alcune branche». 

Può fare qualche esempio?
«I medici preferiscono le specializzazioni ad alta tecnologia, come la robotica, la rianimazione, la cardiologia interventistica la radiologia interventistica. Sono meno propensi a specializzarsi in discipline in cui la dotazione tecnologica non è preponderante. Penso alla medicina interna, per fare un esempio. Tant’è che all’ospedale di Grosseto non mancano i chirurghi, data la presenza della robotica in chirurgia generale e specialistica. In generale, i professionisti preferiscono carriere più appetibili, anche in ambito privato».

L'equipe della chirurgia robotica
L’equipe della chirurgia robotica

Resta il fatto che Grosseto non è nelle prime scelte 
«Purtroppo, nonostante i concorsi svolti, i medici non si trovano. Tornando all’esempio dei radiologi, la graduatoria non sta fornendo professionisti. Quindi dobbiamo lavorare con gli specialisti di Grosseto che vanno in supporto negli ospedali di riferimento territoriale e di prossimità».

Il problema si fa ancora più pressante con i medici di base, che finora era limitato alla provincia e ora interessa anche il capoluogo
«Medici di medicina generale e pediatri di libera scelta non si trovano. I bandi vanno deserti, ma, come dicevo, il problema è regionale. Bisogna cercare soluzioni diverse, guardando ad altri modelli, ma questo è un compito della Regione non dell’Asl sudest. Quello che abbiamo potuto fare, in alcuni casi più urgenti come a Scarlino e Roccastrada, è stato portare il numero massimo dei mutuati da 1500 a 1800. Ma così si può solo procrastinare il problema e non risolverlo. 1800 mutuati, in un territorio con le caratteristiche fisiche, demografiche e sociali della provincia di Grosseto, sono tanti e ne va della qualità dell’assistenza. Ma non potevamo lasciare i pazienti senza assistenza di base»

La nota dolente dei tempi d’attesa e dell’assistenza territoriale

Una nota dolente, ma certo non da ora, sono i tempi d’attesa per alcune visite e per la diagnostica strumentale. Ci sono novità per ridurle?
«Per le visite cardiologiche, tra quelle con il tempo d’attesa più lungo, l’ingresso di nuovi medici dovrebbe migliorare la situazione. Per la diagnostica, abbiamo accreditato un centro a Follonica e il Vesalio a Grosseto. Il prossimo anno, e questa è un’importante novità, dato che le nuove linee guida regionali ce lo permettono, faremo un bando per la ricerca di strutture private per la diagnostica maggiore a supporto del pubblico. In Maremma, in base al bisogno, aumenterà l’offerta del privato accreditato, che in questa zona è storicamente inferiore alle altre province della Toscana».

Una risonanza magnetica
Una risonanza magnetica

Qual è a suo avviso un altro aspetto assolutamente da migliorare?
«L’assistenza territoriale, ma non tanto nella parte medica, quanto in quella amministrativa. Mi riferisco all’accompagnamento dei pazienti verso i percorsi assistenziali e i servizi, al cup, alla digitalizzazione che ancora segna il passo, alla necessità di velocizzare e sburocratizzare alcune procedure. In una parola, garantire l’equità di accesso alle cure e ai servizi per tutti i cittadini».

La sfida per il 2023: completare le case di comunità e aumentare l’offerta diagnostica del privato 

È la sfida per il 2023?
«Grosseto avrà più risorse economiche in ragione dei bisogni. In questi anni non si è investito sul privato accreditato, che invece è necessario sviluppare per dare risposte di qualità in tempi adeguati. Poi, potenziare la sanità territoriale. Questa è una realtà ad alto potenziale di bisogno e certamente disgregata, alla quel vanno date risposte anche in termini strutturali. Su questo, stiamo portando a completamento la rete delle case di comunità, realizzandone due a Grosseto con le risorse del Pnrr. Una a Villa Pizzetti e una in via Don Minzoni».

A questo proposito, non crede che per la tipologia di popolazione per lo più anziana, ci sia troppa tecnologia nei servizi? Un eccesso di “on line”? Penso ad esempio alle modalità per la scelta del medico di base
«Le app, il sito internet, le procedure on line sono sistemi integrativi, ma non sono gli unici. Nel tempo si sono aggiunti alle attività degli uffici dove i cittadini possono recarsi di persona, ai numeri telefonici dedicati che restano a disposizione degli utenti».

Una cosa del 2022 di cui va fiero?
«L’assistenza sanitaria di prim’ordine, come ho già detto, ma che non è certo limitata al solo anno in corso. Poi il grande lavoro dei professionisti dell’area tecnica, che hanno lavorato con competenza, determinazione e successo per portare a compimento i progetti finanziati con il Pnrr».

 

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