Dall'India all'Amiata, la nuova vita dei macachi | MaremmaOggi Skip to content

Dall’India all’Amiata, la nuova vita dei macachi

Sono tre e sono stati liberati dalla prigionia e accolti al Crasm dai volontari della Lav che si prendono cura di loro

SEMPRONIANO. Tre macachi, Lucio, Charlie e Bob, dopo aver vissuto un calvario durato più di venti anni, oggi finalmente riscoprono la pace. Sono approdati nel centro Lav di Semproniano, in un’oasi verde nel cuore della Maremma.

Questi tre esemplari, provenienti dall’India, hanno trascorso la loro vita, fino a oggi, in delle minuscole gabbie nel laboratorio di medicina dell’università di Verona, vittime di terrificanti esperimenti scientifici di cui, alcuni, portano ancora i segni sulla pelle. «Charlie è il macaco più anziano, ha 28 anni – racconta l’esperta del centro – è colui che mostra i segni più gravi della sperimentazione, gli avevano incastrato un impianto cranico nella calotta che serviva a registrare l’attività neuronale». E questo, purtroppo, rimarrà un segno indelebile sulla testa del povero Charlie.

Un macaco di Semproniano
Un macaco di Semproniano

«Gli altri due macachi invece riportano altri tipi di segni.  Bob ad esempio, quando è arrivato aveva le dita rachitiche, non riusciva ad aprirle, essendo vissuto – spiega – per tutto questo tempo in una gabbia così piccola, tanto da non avere nemmeno lo spazio per camminare». Per fortuna il loro incubo è finalmente finito.

Ora abitano in questo centro, ormai da cinque mesi, e grazie alla cura costante degli etologi della Lav hanno già fatto i loro primi progressi. Per la prima volta hanno visto la luce del sole, camminato tra gli alberi e alzato gli occhi ad ammirare il cielo, ma l’emozione più forte,  confessa Valeria Albanese sorridendo, è stato vedere Bob che per la prima volta nella sua vita si lasciava bagnare il pelo dalle gocce d’acqua, scoprendo cosa fosse la pioggia.

Animali salvaguardati a Semproniano

Il centro di Semproniano ha come obiettivo la riproduzione, per questi animali, di un ambiente che richiami il più possibile il loro habitat naturale, ricreando anche quelle situazioni di difficoltà che potrebbero presentarsi in natura. Anche il momento della somministrazione del cibo, infatti, è un’occasione per stimolare i loro sensi.

Una leonessa accolta a Semproniano
Una leonessa accolta a Semproniano

Normalmente i macachi dovrebbero procacciarsi il cibo tra i boschi, arrampicandosi sugli alberi, allo stesso modo gli etologi non si limitano a servirlo all’interno delle gabbie, bensì lo lanciano al di sopra delle loro aree, così da spingerli ad arrampicarsi. In questo modo i macachi sviluppano muscolatura corporea ma soprattutto migliorano le loro capacità cognitive, del resto risolvere un problema per giungere alla soluzione fa parte della natura di queste straordinarie creature.

L’uomo, nella vita di questi animali, è sempre stato solo una sorta di carceriere, una figura ostile di cui aver paura, per questa ragione hanno sviluppato una certa diffidenza ed aggressività nei suoi confronti. I volontari cercano di limitare al minimo i contatti con gli animali, favorendo la socializzazione con i loro simili, così come normalmente avviene in natura. Dimenticare quanto hanno passato, spiega Valeria, per loro non sarà mai possibile: «non potranno mai tornare a vivere nella natura con gli altri animali – spiega –  dato che non sarebbero in grado di sopravvivere, perciò dovranno trascorrere qui il resto della loro esistenza. Tutto ciò che possiamo fare è cercare di rendergliela il più serena possibile, ridando loro l’amore, la pace e la dignità, che finora non hanno mai avuto».

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