GROSSETO. Sono immagini che la Maremma non ha mai dimenticato. Le colonne di fumo visibili a chilometri di distanza, le fiamme che divoravano la pineta lungo la strada delle Collacchie, i turisti in fuga, la paura che il fuoco potesse raggiungere case e campeggi.
Tra il 2016 e il 2017, la costa tra Marina di Grosseto e Castiglione della Pescaia fu messa in ginocchio da una lunga scia di incendi che per mesi tennero in allarme tutto il territorio.
Ben 50 episodi di roghi, alcuni devastanti, che distrussero migliaia di ettari di vegetazione e provocarono danni enormi.
Adesso, a distanza di anni, arriva il secondo grado i giudizio: la Corte d’Appello di Firenze ha ridotto la condanna inflitta in primo grado a Maurizio Vicolini, operaio grossetano di 66 anni, ritenuto responsabile degli incendi.
La pena ridotta da 9 anni a 5 anni e 6 mesi
I giudici dell’Appello hanno riformato la sentenza del tribunale di Grosseto che nel 2023 aveva condannato l’uomo a 9 anni di carcere, accogliendo la richiesta avanzata dal sostituto procuratore Salvatore Ferraro, titolare dell’inchiesta insieme al nucleo dei carabinieri forestali della procura.
La nuova sentenza ha invece ridotto la pena a 5 anni e 6 mesi. La Corte ha assolto Vicolini per 36 episodi su 50, ritenendolo responsabile soltanto di 14 incendi.
Gli incendi che terrorizzarono la costa maremmana
Quei roghi sono rimasti impressi nella memoria collettiva della Maremma per la loro frequenza e pericolosità.
Le fiamme divorarono ampie porzioni della pineta attraversata dalla strada delle Collacchie, percorsa ogni estate da migliaia di turisti diretti verso il mare.
In alcuni casi il fuoco arrivò vicinissimo alle abitazioni e alle strutture turistiche.
Uno degli episodi più drammatici avvenne il 16 luglio 2017, quando un incendio distrusse 26 automobili provocando il panico nella zona.
Il Dna sugli inneschi e la difesa dell’operaio
Secondo gli investigatori, Maurizio Vicolini avrebbe appiccato gli incendi lanciando dal camion sul quale lavorava alcuni inneschi artigianali capaci di provocare i roghi lungo la carreggiata e nella pineta.
Gli inquirenti trovarono il suo Dna su alcuni mozziconi di sigaretta utilizzati come innesco e recuperati nelle aree interessate dagli incendi.
L’operaio ha sempre respinto ogni accusa, sostenendo che quei mozziconi sarebbero stati rubati dal suo camion dal vero piromane nel tentativo di incastrarlo.
«Solo un processo indiziario»
Nel processo d’Appello, Vicolini è stato difeso dall’avvocato Luigi Fornaciari Chittoni del foro di La Spezia. La difesa si è avvalsa anche del lavoro delle criminologhe Sara Bardi ed Elena Angelini per sostenere l’innocenza dell’uomo.
«La Corte d’Appello ha accolto l’impostazione difensiva – ha spiegato il legale – Si è trattato soltanto di un processo indiziario, senza prove certe. Con il Dna gli errori sono sempre possibili. Non c’è mai stata una prova diretta».
Secondo la difesa, il fatto che l’operaio transitasse frequentemente lungo quella strada era legato esclusivamente alla sua attività lavorativa.
Adesso resta da capire se la vicenda giudiziaria si chiuderà definitivamente oppure se verrà presentato ricorso in Corte di Cassazione.



