ARCIDOSSO. Lo scorso 26 giugno si è svolto il consiglio comunale ad Arcidosso: tutta la giunta e i consiglieri si sono riuniti per discutere di ciò che può essere migliorato in paese. E fra i tanti temi affrontati gli amministratori locali hanno discusso anche di sicurezza e, fra un plauso al comandante della polizia municipale Danilo Ghelli e altre questioni, gli animi si sono un po’ scaldati.
«In Italia c’è un problema di razzismo e c’è anche ad Arcidosso», «Ti fa schifo uscire per il paese perché sei razzista e lo è anche una parte della comunità di Arcidosso». Sono state queste alcune delle parole pronunciate dal sindaco di Arcidosso Jacopo Marini durante il consiglio comunale. Frasi rivolte a Guendalina Amati, consigliera d’opposizione, che non ha mancato di rispondere per le rime, sostenendo che il paese sia peggiorato sotto la guida di Marini, al suo secondo mandato.
«Siamo un dormitorio per persone che non danno niente al paese e non vuoi che ti venga detto», ha detto Amati nell’aula consiliare. Eppure i dati presentati dal sindaco, che possiamo definire la mela della discordia, parlano di una situazione della sicurezza diversa ad Arcidosso, perché in sostanza fanno riferimento a lavoratori extracomunitari in regola.
Infatti, dai recenti controlli emerge un solo abitante senza un permesso di soggiorno regolare.
I dati della discordia
I controlli si sono concentrati sulle abitazioni del paese e miravano a scoprire eventuali irregolarità, oltre che a sanzionare le infrazioni. Ma ciò che emerge è che nelle case controllate non c’è sovraffollamento e che solo in pochi casi le condizioni igienico-sanitarie non erano state rispettate. Condizioni che poi sono state ripristinate.
Dal 2023 a oggi la polizia locale di Arcidosso ha effettuato circa 35 controlli nelle abitazioni occupate, soprattutto da lavoratori stagionali. Nella maggior parte dei casi le condizioni abitative sono risultate buone. Solo in quattro casi sono emerse criticità igienico-sanitarie, successivamente risolte, mentre situazioni di sovraffollamento sono state riscontrate in appena tre occasioni.
I controlli hanno inoltre evidenziato un solo caso di persona senza permesso di soggiorno. La principale criticità riguarda invece la mancata presentazione delle dichiarazioni di ospitalità: nel solo 2026 sono state elevate sanzioni per circa 30mila euro. I controlli proseguiranno durante l’estate anche sul fronte del conferimento dei rifiuti, con l’ausilio di sistemi di videosorveglianza.
I controlli sono pochi e aumentarli non farebbe male, anche solo per tutelare tutta la popolazione. Ma per rafforzare i controlli è necessario che ci sia personale. E quello lo decidono a Montecitorio, non nelle aule del Comune di Arcidosso.
Il razzismo ad Arcidosso
Dove vede problemi di razzismo nel quotidiano?
«Io non vedo problemi di razzismo nel quotidiano. Gli immigrati residenti ad Arcidosso sono regolari, esercitano tutti un’attività lavorativa, non solo nell’ambito del lavoro subordinato in agricoltura, ma anche nel commercio e nell’artigianato. Con la loro presenza hanno contribuito ad attutire gli effetti del calo demografico, permettendo la continuità dei servizi e delle attività scolastiche. Gran parte di loro ha acquistato abitazioni, soprattutto nei centri storici, consentendo il recupero del patrimonio edilizio esistente.
Non si registrano fenomeni allarmanti di criminalità o situazioni di pericolo per l’ordine pubblico: come gli abitanti di Arcidosso sanno bene, si tratta di persone perbene che la mattina si alzano prestissimo per andare a lavorare e che si dedicano a occupazioni fondamentali per l’economia nazionale e locale, lavori che gli italiani non possono più fare, a causa dell’inverno demografico, oppure non vogliono più fare perché preferiscono altre occupazioni.
Per questo sono rimasto stupito e, francamente, anche turbato dalle parole pronunciate dalla consigliera Amati durante la seduta del consiglio comunale di venerdì scorso, poiché ho percepito una carica di intolleranza e discriminazione assolutamente ingiustificate, che non ho potuto fare a meno di stigmatizzare e che, in qualche altra occasione, ho riscontrato anche in altre persone del paese.
Il benessere e la qualità della vita di una comunità si basano anche sulla serenità e sulla tolleranza reciproca. C’è chi, invece, da anni cerca di affermare il malessere come condizione permanente e sbaglia. Sbaglia così tanto da creare danni, fratture e diffidenza reciproca. Temo che alla radice di questi atteggiamenti di insofferenza ci siano meccanismi atavici di proiezione psicologica: si sposta su un “nemico esterno” un malessere che è invece personale e irrisolto».
La percezione della sicurezza
Come amministrazione avete rafforzato l’organico della polizia locale per aumentare la sicurezza e i dati parlano chiaro: dai controlli non emerge una situazione critica. Crede che esista un problema di percezione della sicurezza?
«Probabilmente esiste anche un problema di percezione della sicurezza ma, come emerge dai dati, la situazione relativa alla sicurezza e all’ordine pubblico, salvo rari casi riconducibili a normali dinamiche sociali, non appare critica.
Sicuramente ci sono aspetti da seguire con attenzione, come alcuni episodi di caporalato e il fenomeno degli affitti in nero, in cui i proprietari delle abitazioni o gli affittuari, spesso anche titolari di piccole aziende agricole, si approfittano dei lavoratori chiedendo affitti esorbitanti, dalle informazioni in nostro possesso pari a 150-200 euro per un posto letto.
Per combattere questi fenomeni, già segnalati in più occasioni al tavolo della sicurezza e dell’ordine pubblico in prefettura, gli strumenti a disposizione di un Comune come il nostro non sono sufficienti. Occorre attivare altri organi di controllo, come la guardia di finanza e l’ispettorato del lavoro.
Mi sarei aspettato dalla consigliera Amati una riflessione su questi dati che, grazie allo straordinario lavoro della nostra polizia locale, ci consegnano uno spaccato piuttosto chiaro della situazione, magari accompagnata da qualche suggerimento utile su ciò che avrei dovuto o potuto fare meglio in questi anni e in futuro. Invece ci ha riproposto la solita retorica trita e ritrita tanto cara all’estrema destra, che fa leva sulle paure delle persone senza proporre soluzioni positive».
La situazione ad Arcidosso
In molti dicono che non escono più la sera. È vero oppure si tratta di un’esagerazione?
«Non credo che la gente non esca perché in paese ci sono gli extracomunitari. Probabilmente si esce meno per pigrizia e perché, nell’epoca dei social e delle televisioni a pagamento, le abitudini sono cambiate.
I ritmi di lavoro serrati e, a volte, estenuanti non sono più quelli di un tempo, quando soprattutto nei piccoli paesi ci si ritrovava fuori dalle case per fare vegliatura o nei bar. Abbiamo però visto che, in occasione di eventi come Espirito festival e Vulcano di birra, che si sono svolti negli ultimi due fine settimana, la partecipazione è stata enorme.
Centinaia di persone hanno partecipato in un clima sicuro, sereno e rilassato e tanti altri eventi saranno organizzati, come sempre, nel corso dell’estate.
Credo che il problema risieda soprattutto nello spirito che domina la società odierna, dove il senso di comunità si è molto affievolito. Non ritengo che questo dipenda dalla presenza di lavoratori stranieri che, al termine di una giornata di lavoro, vogliono semplicemente riposarsi in piazza o consumare qualcosa nei bar. Penso piuttosto che sia il segno dei tempi dominati dai social, strumenti che illudono di collegare le persone ma che, in realtà, spesso le isolano, creando un mare di solitudine».
«Diamoci tutti una mano»
Durante il consiglio comunale ha anche detto: «Ti fa schifo, come a molti altri, perché siete razzisti». Come risponde a chi si è sentito chiamato in causa da queste sue parole?
«Non saprei come definire, se non appunto razzista, nel significato comune del termine, il pensiero di chi afferma che il paese “è uno schifo” per la presenza di extracomunitari.
Ribadisco che si tratta di immigrati regolari: questi ragazzi che stanno in piazza la sera non fanno nulla di male, ma si riposano dopo aver lavorato dieci ore sotto il sole.
Siamo in una fase storica nella quale, a mio avviso, non possiamo permetterci atteggiamenti regressivi che ci riporterebbero a periodi bui del passato. La consigliera Amati racconta un paese che non c’è più e che non tornerà neppure se governerà il centrodestra.
Sabato scorso ero a Grosseto con alcuni amici, all’inaugurazione di un locale aperto da un imprenditore straniero residente ad Arcidosso. Erano presenti circa cento ragazzi delle stesse nazionalità di quelli che vivono nel nostro comune: a dimostrazione che, al di là di chi governa, tutto il mondo è paese.
Le parole della consigliera Amati, inoltre, risultano irrispettose non solo nei confronti di queste persone, ma anche di tutti quei cittadini che ogni giorno si impegnano per migliorare la vita e la convivenza nella nostra comunità.
Diamoci tutti una mano: dagli amministratori, che pur con tutti i loro limiti stanno portando avanti interventi fondamentali e di portata storica, ai tanti volontari che operano nel sociale, nello sport e nella cultura, fino ai ragazzi della Pro loco, promotori di eventi così belli e partecipati.
Tutto questo dimostra che il nostro è un paese vivo, nonostante qualcuno voglia descriverlo diversamente, evidenziando soltanto i pochi aspetti negativi e trascurando le tante cose positive che vengono fatte da anni e per le quali dovremmo essere maggiormente grati.
La consigliera Amati mi accusa di essere favorevole a un’inclusione e a un’accoglienza senza limiti. Io cerco soltanto di governare con buon senso e profondo rispetto umano una situazione ormai fisiologica, che non riguarda soltanto il nostro Comune.
Arcidosso è una bella comunità, io lo so e ogni giorno cerco di difenderla. Spero che faccia lo stesso anche lei».



