GROSSETO. La strage di via D’Amelio è avvenuta 33 anni anni fa. In quei momenti terribili hanno perso la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta del giudice, Emanuela Loi, Vincenzo Fabio Li Muli, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina e Claudio Traina. La bomba è esplosa per dare un messaggio alla parte sana dello Stato: «Noi siamo Cosa nostra e noi siamo la Sicilia».
Così è partita una guerra fra Stato e mafia: dopo un’attacco così diretto era impossibile per chiunque nascondersi e ignorare l’esistenza della criminalità organizzata, nata per essere un istituzione dove le istituzioni non ci sono. Povertà, assenza di lavoro, disagi e assenza dello Stato da sempre creano terreno fertile per chi impone le regole, anche se per imporle spara, minaccia e distrugge.
Per questo è importante ricordare chi ha perso la vita per la lotta contro la mafia italiana, primo fra tutti Paolo Borsellino. E per non dimenticare a Marina di Grosseto arriva “E mi ricordo ancora… quel 19 luglio 1992” il 18 e il 19 luglio. Gli eventi sono in programma alla sala ex circoscrizione di via Granducato di Toscana 7.
La strage di via D’Amelio
La bomba è esplosa in mezzo ai palazzi di via D’Amelio e con quel frastuono sordo portò via chi non aveva intenzione di smettere di combattere per la giustizia. Chi sentiva dentro la forza e la voglia di combattere l’ingiustizia. I mandanti, ovvero una commissione provinciale dei capi palermitani, fra cui Salvatore Riina e Giuseppe Graviano, decisero che era arrivato il momento di mostrare la loro forza, non solo a chi cercava di combatterli, ma anche a tutta Italia.
La mafia è un tumore dello Stato, una malattia invisibile che con il passare del tempo ha messo i suoi tentacoli sporchi su tutti gli organi delle istituzioni. Ha macchiato di nero e fatto ammalare lo Stato, le aziende private, l’economia dell’Italia, le persone del quartiere e tutto quello che gli avrebbe potuto portare un profitto economico e potere.
Fa tutto questo facendo leva sulle emozioni umane, disperazione, dolore, avarizia, fame e paura, quindi per vincere la guerra contro la mafia è necessario cambiare radicalmente la società e la cultura italiana.
Come sosteneva sempre Paolo Borsellino: la mafia deve essere repressa attraverso la coscienza collettiva, che deve essere critica, vigile e non omertosa e non solo attraverso la repressione penale. Certo le pene sono necessarie e ci devono essere, ma se si mette al 41bis un capo mafioso, in quanti sono disposti prenderne il posto?
Prendere d’esempio Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Peppino Impastato oppure il generale Alberto Della Chiesa, insegnare la legalità e, soprattutto, combattere la povertà potrebbe creare un mondo diverso. Un mondo dove i mafiosi hanno meno peso e non sono santificati o romanzati, ma sono visti per quello che sono: dei criminali assassini.
Ecco tutto il programma degli eventi a Marina
Gli eventi a Marina di Grosseto giocano un ruolo importante per avere un mondo più legale e degno di essere vissuto dai figli di chiunque. Un mondo dove non esplodono bombe per strada e dove i giusti e gli innocenti non perdono la vita per un mondo corrotto e spezzato.
Venerdì 18 luglio l’evento inizia alle 17, con l’inaugurazione della mostra “1,10,100 Agende rosse” e poi alle 21 c’è la proiezione di un video documentario.
Infine, sabato 19 luglio, invece dalle 16.45 c’è “Gocce di memoria della strage di via D’Amelio“, alle 21.30 c’è “Mi ricordo ancora”, dove si parla di esperienze e testimonianze del 19 luglio 1992.
Da qui alla legalità ci sono 100 passi e alla società tocca percorrerli. Solo 100 passi tutti uniti e senza timore.





