GROSSETO. Il suo prossimo ostacolo sportivo si chiama Juan Benjumea.
Lo affronterà salendo sul ring di Arcidosso sabato 11 luglio. Un nuovo incontro di pugilato, una nuova tappa per guardare avanti verso la luce del titolo italiano dei pesi piuma, 6 riprese, 18 minuti effettivi scambiandosi pugni con un altro uomo scottato dalla stessa attrazione per i guantoni perché le passioni, qualunque siano, si pagano care, trainano vagoni carichi di sofferenze, tormenti, profondi sacrifici.
Halit il «Turco»
Halit Eryilmaz nasce a Cecina, vive a Grosseto, si allena con lo staff tecnico della Fight Gym società presieduta da Amedeo Raffi. Per le sue origini è soprannominato “Il turco”. Ha collezionato una solida esperienza da dilettante con più di 20 match, laureandosi per 4 volte campione italiano e vincendo per 5 anni consecutivi il titolo di campione toscano nei 56 kg. Ha inoltre vestito la maglia della Nazionale Italiana in prestigiosi tornei internazionali. Sfoggia il record perfetto di 9 successi e zero sconfitte nel circuito professionistico. La sua preparazione è attualmente finalizzata alla scalata per l’assalto ufficiale al titolo Italiano dei pesi piuma. Ma un bel curriculum non basta per spiegare la vita di Halit.
«Mi sono fermato in Maremma»
«Ogni pugile vive la sua storia, il suo cammino, le sue aspirazioni – racconta – il ring giudica le sue prestazioni. Il resto va scoperto all’ombra di un amore totale verso la boxe, un congegno necessario e indispensabile per non cadere nei trabocchetti della strada».
Halit prosegue: «Ho combattuto in tutte le parti del mondo, da Miami alla Russia, mi sono fermato in Maremma dove, dopo tanti anni, ho portato un titolo italiano». Come tanti altri sport anche la boxe è una lunga scala dove ogni piolo rappresenta una incognita, un passo avanti o indietro.«Non è un gioco di squadra – prosegue Halit – sul ring sei solo contro un avversario, che ha lo stesso pensiero, le medesime ambizioni e occorre lottare, gong dopo gong. Tra le corde serve dimenticare quello che hai lasciato a casa cioè il lavoro quotidiano, quello che ti sostiene mese dopo mese, ti costringe ad allenarti in orari impossibili, o la mattina presto o la sera tardi. Ti appoggi e sfrutti questa rabbia interna sognando la luce del sole, quella che pensi di meritarti. L’incontro serve per masticare passione e rabbia, un piatto amaro. Grosseto non ha le potenzialità economiche necessarie per dedicare tempo e sostanze allo sport in generale. Ci sono gli amici, i conoscenti, i simpatizzanti, gli sponsor che ti sostengono in base alle loro possibilità, le amministrazioni comunali che ti aiutano, ti agevolano dove possono e fanno tanto. Non basta ma si va avanti, verso il sogno chiamato professionismo».
D’Amico: «Confermo che siamo malati di boxe»
Il maestro di Halit è Raffaele D’Amico il cui concetto primario è «Siamo malati di boxe». E lo conferma: «Come tutti i pugili Halit si deve pagare tutto, dalle visite mediche in poi – testimonia – e sono tanti soldi. Per questo devono trovare un lavoro stabile, che garantisca anche la vita quotidiana. Halit si allena alle 6 del mattino e alle 20 la sera e fa un lavoro di fatica. Non è vero che lo sport è sociale, tanto meno per tutti. La federazione non aiuta e pretende. La Fight Gym si sostiene con gli abbonamenti della palestra, gli eroici sponsor, la vicinanza dei comuni, i volontari che montano e smontano il ring. Piccole cose – termina D’Amico – grazie alle quali possiamo andare avanti piano piano. Confermo che siamo malati».




