Il miracolo che ha salvato la vita a Filippo Vetrini | MaremmaOggi Skip to content

Il miracolo che ha salvato la vita a Filippo Vetrini

Filippo Vetrini, dg del Grosseto racconta per la prima volta la storia della sua malattia. Dato per spacciato, adesso sta benissimo
Filippo Vetrini, direttore generale del Grosseto Calcio
Filippo Vetrini, direttore generale del Grosseto Calcio

GROSSETO. Le vetrate del suo ufficio si affacciano sul più grande campo di calcio del centro sportivo. Sulla sinistra il Moscona fa da sentinella, alla sua destra è visibile la cicatrice della vecchia cava. L’antico sfregio incoraggia l’idea primaria, avvalla l’impulso diventato certezza. Aspettando Filippo Vetrini, il calcio si ritira in buon ordine facendo spazio a sua maestà la vita.

Perché è su di lei che verte l’incontro con il direttore sportivo biancorosso, su lei è imperniato il racconto che gli chiedo sottovoce, quasi con pudore, certamente con l’entusiasmo dovuto ad una storia da definire al limite della realtà. Una bella storia, che apre la porta a mille interpretazioni sollecitando credenti e laici ad ogni decifrazione.

Una favola rara, ma veramente accaduta.

«Personalmente, come tutti quelli che l’hanno attraversata da vicino, l’ho battezzata come miracolo».

L’estrema unzione, poi la rinascita

Così inizia Vetrini seduto dietro alla scrivania. Parla scarabocchiando un foglio completamente pieno di altri mille scarabocchi. Lo farà per tutto il tempo alzando gli occhi per esprimere quello che le parole non possono comunicare, perché, banalmente, non esistono.

«Era il 2012, terzo anno al Gavorrano. Iniziai a presentare febbre altissima oltre i 40, perdita di peso, spossatezza, prurito. Il 13 settembre, giorno del mio compleanno, fui ricoverato allo Spallanzani di Roma, avevo perso 35 chili. La diagnosi non fu precisa e si decise di andare a Firenze. Qui ho incontrato i miei angeli custodi dai quali ho saputo che avevo il linfoma di Hodgkin (tumore del sistema linfatico ndr) e che, vista l’estensione della malattia, mi restavano pochissimi giorni di vita».

Alza gli occhi continuando a riempire il pezzo di carta.

«Si decise, comunque, di applicare la prima dose di chemioterapia, una scelta che appariva del tutto inutile, ma andava fatta per seguire le disposizioni sanitarie. Poi non ricordo nulla se non un buio totale, ho dormito per tre giorni consecutivi. Mi hanno raccontato che mentre dormivo, o ero in agonia, mi era stata data anche l’estrema unzione. Ai miei famigliari non restava che pregare, il decesso era a un passo».

«Comunque sia, il terzo giorno mio fratello entra nella stanza trovandomi seduto sul letto intento a staccarmi tutti i collegamenti con le macchine salvavita. I medici l’hanno interpretato come il miglioramento che precede la morte. Ma gli esami evidenziavano che tutte le funzioni vitali erano in ripresa, i valori andavano a posto. Hodgkin era scomparso, completamente. Il primario e tutto lo staff hanno pronunciato la parola miracolo evidenziando come, in 30 anni di esperienza, non avevamo osservato una guarigione così repentina e sconosciuta».

«Questa esperienza terribile ha fatto si che almeno una volta a settimana vado a messa. Adesso a 46 anni cerco di smussare al meglio gli aspetti più difficili del mio carattere. A volte, però, non ci riesco. Rimango il solito Filippo esigente, mangia allenatori, a volte prepotente, esigente e permaloso. Ma amo la vita in maniera totale, sono onesto e rispettoso con il prossimo».

Alza gli occhi e sorride.

Filippo Vetrini, si torna al calcio

È tempo, adesso, di rimettere gli scarpini bullonati.

In tema mercato c’è una delusione non assorbita?

«Quello di Tommaso Del Rosso. Non ho ancora capito le motivazioni del Follonicagavorrano al riguardo. Lo avverto come uno sgarbo non meritato».

Si possono avere amici veri nel mondo calcistico?

«Si contano sulle dita di una mano. I miei sono i due colleghi Lorenzo Vitale e Renato Vagaggini e, anche se li ho esonerati, tre allenatori: Paolo Indiani, Giancarlo Favarin, Vitaliano Bonuccelli».

Una carognata calcistica di Vetrini?

«Esiste, certo che esiste. Dovevo scegliere tra un allenatore e un presidente a cui destinare una bella somma. Ho scelto il tecnico in maniera, comunque, elegante, quasi indolore. Mi preme sottolineare il quasi».

Miracolato, ironico, deciso, furbo e bravo. Questo è Filippo Vetrini.

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