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Il Grifone rallentato da torti arbitrali e difetti propri

Filippo Vetrini: «Il problema del Grosseto resta sempre il Grosseto stesso». Seravezza diventa l’ennesima tappa delicata da affrontare con grande dedizione tecnica e tattica
Grosseto-Livorno, la formazione schierata da Bonuccelli (foto Noemy Lettieri per Us Grosseto 1912)
Grosseto-Livorno, la formazione schierata da Bonuccelli (foto Noemy Lettieri per Us Grosseto 1912)

GROSSETO. Livorno, andata e ritorno. Una parentesi di 16 giornate, un tratto dove si sono susseguite certezze, speranze, gallerie buie, torti, pali e traverse, gol mancati, reti incassate ed errori che fanno rabbrividire.

Incontrare il Livorno assomiglia molto a una sceneggiatura di Dario Argento. Era un torrido 17 settembre quando il Grifone ammutoliva il Picchi sciorinando calcio intenso con Sabelli a dipingere la rete del vantaggio.

Un causale colpo di testa al 52′ della ripresa tolse la gioia del successo.

Sull’erba la terna ignorò il colpo sul viso di Morelli, ma non la sua reazione all’ammonizione del 3′, diventata poi rosso con allegati quattro turni di squalifica. Inoltre Sabelli si infortunò alla spalla e fu necessario ricorrere alla sala operatoria.

Grosseto – Livorno: la trama rimane la stessa

Dopo 4 mesi gli amaranto trovano lo Zecchini e la trama del film resta uguale. Questa volta Sabelli trova il pareggio, Bensaja e Cretella confezionano una azione in verticale di splendida bellezza portando avanti il Grifone.

Il 2° assistente Riccardo Liotta di San Donà di Piave ha un miraggio chiamato fuorigioco e strappa la rete che avrebbe rivoluzionato la partita e modificato un campionato. L’antico storico racconta di altre stranezze, che è meglio tenere nel cassetto delle ingiustizie per evitare ulcere allo stomaco.

All’andata Livorno spalancò anche aspettative di grandi speranze andate via via inattese, quasi scomparse sotto il peso di dieci pareggi, un attacco che ha messo a segno 26 reti (1,36 di media), un difesa capitolata 13 volte (0,68).

Per un gruppo nato sotto l’egida del gioco d’assalto sono numeri insufficienti, che nemmeno lo zero alla casella sconfitte esterne riesce ad addolcire. Qualcosa non va, e continua a non funzionare facendo innervosire il sodalizio e l’ambiente esterno la cui voce è affidata a striscioni poco amichevoli.

Vetrini: «Il problema del Grosseto resta sempre il Grosseto stesso»

Filippo Vetrini sintetizza la questione.

«Il problema del Grosseto resta sempre il Grosseto stesso anche se la prestazione contro il Livorno è stata apprezzabile sotto il profilo caratteriale – dice Vetrini – Dico questo per sgombrare il terreno da possibili idee di crepe all’interno dello spogliatoio».

«Il gruppo è solido e orientato verso l’obbiettivo. Mancano 15 giornate alla fine – termina Vetrini – finché la matematica non dirà che al Grosseto non sarà possibile vincere il campionato, tutto l’ambiente biancorosso sarà impegnato a stravolgere la l’attuale classifica».

Eppure, qualcosa non funziona. Uomini che con il gol hanno flirtato per stagioni intere, che posseggono lampi geniali di gioco, altri che hanno dato certezze di continuità sul campo, con la maglia del Grifone stentano in maniera singolare. I calciatori, sia chiaro, non sono macchine, sono uomini e come tali sottoposti ad alti e bassi senza regole. La vana attesa di un loro cambiamento, durata 19 giornate, adesso viene messa in discussione senza alternative, facendo emergere scarsa attitudine a giocare in piazze attente le cui aspettative non ammettono cali di attenzione.

Anche mister Bonuccelli rientra in questo profilo dando il fianco a critiche e perplessità. Alla luce di queste ipotesi prevedere cambiamenti positivi nel lungo, medio periodo è molto difficile. Il salto di qualità, il cambio di passo hanno bisogno di un rodaggio fatto di piccoli quanto sostanziali segnali di crescita, che finora sono rimasti nell’ombra.
Seravezza allora diventa l’ennesima tappa delicata da affrontare con grande dedizione tecnica e tattica, senza nessuna paura, non abbandonando Marzierli sull’autostrada avversaria, tirando le orecchie a Davì e ricordando che il ritorno è iniziato con due punti in meno rispetto all’andata.

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