«Il 25 aprile è di tutti»: il messaggio di Francesca Scopelliti | MaremmaOggi Skip to content

«Il 25 aprile è di tutti»: il messaggio di Francesca Scopelliti

Dalla Liberazione alla giustizia: «Non è una festa di parte». Il richiamo alla democrazia e alla battaglia garantista nel nome di Enzo Tortora
Francesca Scopelliti

GROSSETO. Il 25 aprile non è una festa di parte, ma di tutti gli italiani. È questo il cuore del messaggio firmato da Francesca Scopelliti, presidente della fondazione dedicata a Enzo Tortora, che interviene nel dibattito sulla Festa della Liberazione con parole destinate a far discutere.

Una festa che unisce, non divide

«Anch’io festeggio il 25 aprile», scrive Scopelliti, sottolineando come la Festa della Liberazione non sia una prerogativa della sinistra, ma appartenga a tutti: «comunisti, sinistra, centro, liberali, radicali e anche a chi è di destra».

Un passaggio netto, che punta a ribadire un concetto spesso al centro del confronto politico: il 25 aprile come patrimonio condiviso, simbolo di libertà e democrazia per l’intero Paese.

E aggiunge: «Se oggi vivessimo in un regime fascista, manifestazioni come quella in piazza non esisterebbero». Un riferimento diretto al valore concreto della libertà conquistata con la Liberazione.

Il richiamo ai valori liberali e democratici

Scopelliti si definisce «liberale e radicale», ribadendo il proprio impegno per democrazia, libertà e giustizia. Valori che, secondo la presidente della fondazione Tortora, devono restare centrali anche oggi.

Nel suo intervento richiama anche il significato della parola “Resistenza”, evocata durante le celebrazioni: «Resistenza ora e sempre», uno slogan che, per lei, non appartiene solo alla storia, ma anche al presente.

Il legame con Enzo Tortora e la “resistenza” per la giustizia

Il riferimento più forte è proprio alla figura di Enzo Tortora, simbolo di una battaglia contro quella che Scopelliti definisce «malagiustizia».

Enzo Tortora

Secondo la presidente, anche quella fu una forma di resistenza: «Tortora ha combattuto contro un regime terribile, quello della malagiustizia, che lo ha portato alla morte».

Da qui nasce un parallelo tra la Resistenza storica e quella contemporanea, portata avanti oggi attraverso battaglie civili e politiche, come il referendum sulla giustizia.

Il nodo della giustizia e il referendum

Nel testo, Scopelliti affronta anche il tema della separazione delle carriere in magistratura, definita come un tentativo di correggere norme che, a suo giudizio, hanno radici lontane.

Una proposta che, però, non ha trovato il sostegno necessario: «Ha vinto il no, facendo perdere all’Italia un’occasione di civiltà giuridica».

Un passaggio critico anche verso una parte della sinistra, accusata di aver abbandonato la propria tradizione garantista, citando figure come Giuliano Vassalli, Massimo D’Alema, Luciano Violante, Giuliano Pisapia e Franco Russo Spena.

«Senza giustizia non c’è libertà»

Nonostante la sconfitta referendaria, Scopelliti non parla di resa: «Non mi rassegno, perché 13 milioni di italiani hanno partecipato alla nostra resistenza».

E chiude con un messaggio che lega passato e presente:
«Festeggio il 25 aprile proprio perché senza giustizia non c’è pace, non c’è democrazia, non c’è libertà».

Un intervento che riporta al centro il significato profondo della Liberazione, rilanciandolo nel dibattito attuale tra memoria, diritti e giustizia.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati