GROSSETO. Non è stata una piazza gremita come in altre occasioni, ma il significato del 25 aprile a Grosseto non si è affievolito. Anzi, tra parole nette, richiami alla storia e una partecipazione attenta, la celebrazione della Liberazione ha mostrato tutta la sua forza civile.
E proprio dai temi più divisivi si è aperta la giornata: «La toponomastica non è mai neutra», ha detto il presidente della Provincia Francesco Limatola, bocciando con decisione l’ipotesi di intitolare spazi pubblici a Giovanni Gentile. Una posizione condivisa dalla presidente provinciale Anpi Antonella Coppi, che ha parlato apertamente di «scelte politiche che feriscono la memoria», citando anche il nome di Giorgio Almirante.
Corteo tra canti e bandiere rosse
Il corteo è partito da piazza De Maria, quest’anno occupata – evento inedito – dai banchi del mercatino dell’antiquariato. Da lì, cittadini, associazioni e rappresentanti istituzionali hanno sfilato verso le Mura medicee attraverso corso Carducci.
(foto di Aldo Giuliani)
Ad aprire la marcia il gonfalone, seguito dalla Filarmonica Città di Grosseto. Dietro, un lungo serpentone di bandiere rosse e striscioni dell’Anpi. Per tutto il percorso hanno risuonato i canti della Resistenza, da “Bella ciao” a “Fischia il vento”.
Il corteo ha raggiunto il Parco della Rimembranza, dove ad attendere i partecipanti c’era la prefetta Paola Berardino, affiancata dal comandante interforze per la cerimonia dell’alzabandiera e la commemorazione dei caduti.
Piazza Dante meno piena, ma grande attenzione
La partecipazione non è stata numericamente imponente come in passato. Piazza Dante non ha fatto registrare il pienone, ma chi c’era ha seguito ogni momento con attenzione e commozione.
(foto di Aldo Giuliani)
Un dato che non è passato inosservato, ma che non ha intaccato il valore simbolico della giornata. «La libertà, la pace e la democrazia non sono conquiste per sempre», ha ricordato Antonella Coppi, presidente provinciale dell’Anpi invitando a «scegliere da che parte stare».
L’assenza del sindaco: «Non sono stato invitato»
E anche quest’anno, puntuale come un orologio svizzero, è arrivata la polemica. Che, a dire il vero, si è spenta subito. Appena terminata la cerimonia ufficiale della deposizione della corona, il sindaco di Grosseto si è diretto verso la sua auto, anziché verso la piazza. «Non vengo in piazza – ha detto – non sono stato invitato».
Il suo nome, infatti, non figurava tra gli interventi ufficiali davanti al palazzo della Provincia, dove si sono alternati gli altri relatori. Che però non hanno fatto alcun cenno alla sua assenza.
Gli interventi: giovani, donne e memoria
Giovani, donne, memoria. Dopo la presidente Coppi, ha preso il microfono Giorgia Masuero, rappresentante dell’Officina giovani antifascisti. Un discorso che ha riportato il 25 aprile al presente: «Non è un rito della memoria, ma una bussola per il nostro tempo».
Forte anche il richiamo al ruolo delle donne nella Resistenza, tema centrale di questa edizione. «Senza le donne la Liberazione sarebbe stata impossibile», è stato ribadito più volte, ricordando il contributo delle staffette e delle reti civili.
L’assessore regionale Leonardo Marras ha invece insistito sulla necessità di ridare solennità alla ricorrenza: «Dobbiamo pretendere che questa celebrazione torni ad avere il valore pubblico che merita».
Un 25 aprile che parla al presente
Nel suo intervento, Francesco Limatola presidente della Provincia, ha sottolineato come il 25 aprile sia «una data scomoda ma necessaria», perché obbliga ancora oggi a prendere posizione.
Il riferimento è stato anche al contesto internazionale e al clima politico attuale: «Difendere la democrazia significa non restare indifferenti, contrastare odio, discriminazioni e revisionismi».
Un messaggio ribadito da tutti gli interventi: la Liberazione non è solo memoria, ma responsabilità quotidiana.
Grosseto e la Maremma, terra antifascista
È stata l’identità locale la grande protagonista, insieme al ruolo delle donne, di questa celebrazione. «Grosseto e la Maremma sono terre di libertà e antifascismo», ha ricordato Coppi, citando i nomi dei caduti e le stragi nazifasciste del territorio.
Un richiamo alle radici, ma anche un invito a non abbassare la guardia. Perché, come è stato ripetuto più volte, «la memoria è l’antidoto all’indifferenza».



