Gigliola, ricordata 80 anni dopo con una pietra d'inciampo di carta | MaremmaOggi Skip to content

Gigliola, ricordata 80 anni dopo con una pietra d’inciampo di carta

Amerini depone una fotocopia, quella realizzata dal fabbro del paese è invece nella teca all’ingresso del teatro: commovente la cerimonia con gli studenti. Il sindaco: «Mi hanno dato del fascista, ho solo fatto presente che andava seguito l’iter corretto per la realizzazione dell’opera d’arte»
La cerimonia per la pietra d'inciampo a Gigliola Finzi e la bacheca nel teatro
Gli studenti delle scuole e, a destra, la pietra d’inciampo abusiva nella teca

ROCCASTRADA. Alla fine, la pietra d’inciampo realizzata dal gruppo Roccastradini nel mondo, quella “abusiva”, è stata collocata nella teca all’ingresso del teatro. Ad assistere alla cerimonia c’erano gli studenti delle scuole di Ribolla e di Roccastrada.  

Un richiamo alla memoria, dedicata a Gigliola Finzi, che ottant’anni fa fu uccisa nel campo di concentramento di Auschwitz. Ma quella che doveva essere una giornata dedicata al ricordo e alla memoria, si è trasformata in una polemica che ha travalicato i confini del borgo minerario ed è arrivata sulla stampa nazionale. 

La pietra d’inciampo di carta

Di pietre d’inciampo vere, però, in questa storia, non ce ne sono. Quelle che lunedì 19 febbraio sono state le protagoniste del dibattito, e delle celebrazioni organizzate a Roccastrada, sono entrambe “abusive“. Una, quella messa nella teca all’ingresso del teatro, è stata realizzata dal fabbro del paese.

L’altra, quella che il segretario del gruppo Roccastradini nel mondo, Mario Amerini, ha posto per terra, è la fotocopia di carta della prima. 

Quest’ultima è stata messa accanto a una panchina sulla quale è stato attaccato un cartello con la foto dell’ingresso del campo di concentramento dove, alla fine di maggio del 1944, a soli 3 mesi, la piccola Gigliola fu uccisa

La pietra d’inciampo di carta

Cerimonia e contro-cerimonia, quindi. Nonostante il tentativo di mediazione proposto dal sindaco Francesco Limatola, che in questa situazione si è ritrovato a doversi difendere da un’accusa che proprio non gli si può muovere: quella di essere fascista. «Da sempre portiamo avanti un lavoro serio e rigoroso sulla memoria – spiega – A causa di questa vicenda, mi sono trovato a dovermi difendere da un’accusa che proprio non mi riguarda. Mi hanno detto che sono un falso sindaco del Pd, che volevo fermare questa manifestazione. Senza però tenere conto del fatto che c’è tutto un iter che va seguito e che deve essere rispettato. Non si può copiare un’opera d’arte e metterla sulla via, senza che ci siano conseguenze. Io mi sono opposto solo a questo».

Opera d’arte su cui vige il diritto di proprietà intellettuale

Non è soltanto una questione formale, quella sollevata dall’Istituto storico della resistenza e dall’Anpi di Roccastrada. «Le Stolpersteine, o appunto Pietre di inciampo, sono un’opera d’arte diffusa su cui vige il diritto di proprietà intellettuale, perché la loro ideazione è merito dell’artista tedesco Gunter Demnig che con l’associazione che ha fondato provvede alla loro posa in tutta Europa – spiegano Isgrec e Anpi – a volte direttamente a volte tramite associazioni promotrici locali che sono presenti anche sul nostro territorio. Ogni pietra collocata da Gunter Demnig viene segnalata sulle mappe online, entra a far parte di una rete di memoria, e deve mantenere la sua unicità e coerenza con le altre».
E questo è il secondo punto problematico dell’iniziativa promossa a Roccastrada, perché nel progetto originale una sola Pietra di inciampo viene posta per ogni deportato davanti alla sua ultima residenza, così da evidenziare il luogo da cui la sua vita fu brutalmente strappata.

Isgrec e Anpi: «Gigliola è stata uccisa, non è morta»

Nel caso di Gigliola Finzi, nata durante l’internamento della famiglia nel campo di concentramento di Roccatederighi, una pietra di inciampo è già stata posta davanti all’abitazione della famiglia a Livorno, dove simbolicamente Gigliola si riunisce ai suoi genitori (anch’essi deportati e ricordati da pietre di inciampo) e alla sua Comunità, quella ebraica di Livorno (che ha potuto partecipare alla posa della pietra nel 2021 e che invece non è stata minimamente coinvolta nel caso locale).

«Infine, ma non di minore importanza, l’oggetto in questione reca la dicitura Gigliola Finzi, nata a Roccastrada il 19.2.1944, morta ad Auschwitz, mentre nelle pietre di inciampo la dicitura è assassinata – spiegano ancora –  e questo dettaglio semantico è legato al messaggio profondo che le pietre lanciano contro lo sterminio perpetrato dal nazifascismo. Un messaggio che è stato modificato unilateralmente da chi ha commissionato la piccola incisione a un fabbro locale e ha organizzato l’iniziativa in maniera autoreferenziale, pur coinvolgendo studenti e studentesse».

Una soglia d’inciampo per ricordare la bambina

Il lavoro portato avanti dal Comune di Roccastrada, dal sindaco Francesco Limatola con l’Isgrec e l’Anpi, è un lavoro di ricostruzione e conservazione della memoria che va avanti da anni. «Purtroppo da giorni si dibatte sul prezzo che l’artista chiede per la realizzazione della sua opera d’arte – dice Ilaria Cansella, direttrice dell’Igresc – Un prezzo tra l’arto irrisorio, che serve solo a coprire le spese di realizzazione». 

Della grandezza del progetto di Gunter Demnig, di fatto, si è parlato poco. «Già l’anno scorso, insieme al Comune di Roccastrada – aggiunge Cansella – abbiamo fatto richiesta all’associazione di una soglia d’inciampo per ricordare la piccola Gigliola. Ma la memoria di questa uccisione non può essere affidata a un’iniziativa personale, com’è diventata». 

All’iniziativa, alla quale hanno partecipato quasi 100 studenti, con i loro insegnanti, c’era anche il presidente dell’associazione che aveva promosso l’iniziativa. A prendere le distanze dalla decisione dell’amministrazione è stato il segretario dei Roccastradini nel mondo, che ha posto la pietra d’inciampo di carta in paese. 

 

 

 

 

 

 

 

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