«Il primo diffidato non si scorda mai»: l'ultimo saluto al Gianna | MaremmaOggi Skip to content

«Il primo diffidato non si scorda mai»: l’ultimo saluto al Gianna

Lunedì 7 settembre l’addio a Franco Giannini, storico tifoso del Grosseto. All’ingresso del cimitero gli amici della curva hanno appeso uno striscione che racconta quasi trent’anni di ricordi: «1998: il primo diffidato non si scorda mai! Ciao Gianna»
Lo striscione al cimitero di Sterpeto

GROSSETO. Lo hanno aspettato anche lì. All’ingresso del cimitero, nell’ultimo posto dove avrebbero voluto accompagnarlo.

E per salutare Franco Giannini, per tutti semplicemente il Gianna, hanno scelto il linguaggio che lui avrebbe capito meglio di qualunque altro. Quello della curva, delle trasferte, degli amici incontrati allo stadio, delle domeniche passate dietro al Grosseto.

Su un grande striscione bianco, appeso all’ingresso del cimitero, poche parole: «1998: il primo diffidato non si scorda mai! Ciao Gianna».

C’è un pezzo di vita intero dentro quella frase. C’è una storia che soltanto chi ha condiviso con lui stadio, trasferte, chilometri, vittorie, sconfitte e amicizie può comprendere fino in fondo.

Ed è stato così che nel pomeriggio di lunedì 7 settembre, Grosseto ha dato l’ultimo saluto a uno dei volti più conosciuti del suo tifo biancorosso.

L’ultimo viaggio del Gianna

Il funerale di Franco Giannini, organizzato dalle onoranze funebri La Pace, è stato celebrato nel pomeriggio nella cappella di Sterpeto.

Ad accompagnarlo c’erano la famiglia, gli amici e tanti di quelli che negli anni avevano condiviso con lui una passione che per il Gianna non aveva mai avuto bisogno di spiegazioni: il Grosseto.

Perché Franco Giannini era stato molte cose. Aveva lavorato come autotrasportatore, aveva una famiglia, una vita lontana dallo stadio. Ma per generazioni di grossetani che hanno frequentato lo Zecchini era soprattutto uno di quei personaggi che sembravano appartenere naturalmente a quel mondo.

Uno che allo stadio c’era. E se il Grosseto giocava lontano, molto spesso c’era lo stesso.

Dagli Over 33 agli Eagles, Giannini aveva attraversato anni di tifo biancorosso, categorie diverse, trasferte e stagioni che avevano cambiato il Grosseto e la sua tifoseria. Lui era rimasto lì, con la battuta pronta e quel carattere capace, come lo hanno ricordato gli amici, di stemperare anche i momenti più tesi.

Prima lo Zecchini, poi l’ultimo saluto

La notizia della sua morte, sabato 5 settembre, aveva attraversato rapidamente la città e soprattutto quel mondo nel quale il Gianna era di casa.

Il figlio Stefano lo aveva salutato con quattro parole che avevano raccontato più di tanti discorsi: «Ciao babbo, torni ad essere libero»

Domenica, poi, era arrivato il momento forse più difficile. Il Grosseto era sceso in campo contro la Torres e allo Zecchini mancava qualcuno.

La sua curva non lo aveva dimenticato. Sugli spalti era comparso uno striscione dedicato a Franco, prima che il Grifone regalasse ai suoi tifosi la vittoria per 2-0.

Ventiquattr’ore dopo non c’era più una partita da guardare. C’era soltanto un amico da accompagnare.

«Il primo diffidato non si scorda mai»

Eppure anche nel giorno più triste i suoi amici hanno trovato il modo di salutare il Gianna come probabilmente sarebbe piaciuto a lui. Niente frasi solenni ma un solo striscione.

Una data, 1998, un ricordo custodito per quasi trent’anni e quella frase che riesce a strappare un sorriso perfino mentre si entra in un cimitero: «Il primo diffidato non si scorda mai».

Poi, sotto, semplicemente: «Ciao Gianna».

È questo, forse, il modo in cui restano certe persone. Non soltanto nelle fotografie o nei racconti, ma in un linguaggio comune fatto di episodi che gli altri continuano a ricordare, di soprannomi che finiscono per sostituire il nome, di storie raccontate mille volte e che qualcuno continuerà a raccontare ancora. Franco Giannini per Grosseto era il Gianna.

E per quelli che hanno condiviso con lui gli spalti dello Zecchini, i viaggi e le domeniche dietro al Grifone, continuerà ad esserlo.

Perché le trasferte finiscono. Le partite finiscono. Persino le stagioni, prima o poi, diventano ricordi.

Ma certi compagni di viaggio no.

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