Fotovoltaico, il Tar boccia il Comune di Manciano: via libera all'impianto da 4,5 megawatt | MaremmaOggi Skip to content

Fotovoltaico, il Tar boccia il Comune di Manciano: via libera all’impianto da 4,5 megawatt

I giudici amministrativi annullano il diniego dell’amministrazione comunale sul progetto in località Stellata. Secondo la sentenza l’area è idonea per legge e il Comune non poteva imporre ulteriori ostacoli urbanistici
L’installazione di un impianto fotovoltaico

MANCIANO. Ancora una volta il confronto tra tutela del territorio, pianificazione urbanistica e sviluppo delle energie rinnovabili finisce nelle aule di tribunale. E ancora una volta il verdetto arriva dal Tar della Toscana, chiamato a decidere su uno dei tanti progetti energetici che negli ultimi anni hanno acceso il dibattito in Maremma.


 


Questa volta al centro della vicenda c’è un impianto fotovoltaico da 4,5 megawatt previsto in località Stellata, un progetto che il Comune di Manciano aveva bloccato ma che ora torna in corsa grazie alla sentenza dei giudici amministrativi.

Il Tar ha infatti accolto il ricorso presentato dalla società AMS 39.0 Srl, annullando il provvedimento con cui l’amministrazione comunale aveva negato l’autorizzazione all’intervento.

Una decisione che rappresenta un nuovo capitolo nella complessa partita tra enti locali e normativa nazionale sulle fonti energetiche rinnovabili.

Il Comune aveva detto no

La società aveva presentato una richiesta di Procedura Abilitativa Semplificata (Pas) per realizzare l’impianto su terreni agricoli.

Secondo il Comune, però, il progetto avrebbe richiesto ulteriori approfondimenti e verifiche urbanistiche e non avrebbe potuto usufruire del percorso autorizzativo semplificato previsto dalla normativa nazionale.

Una posizione che aveva portato l’amministrazione a respingere l’istanza.

Una scelta che adesso il Tar ha completamente ribaltato.

Per i giudici l’area è idonea

Il punto centrale della sentenza riguarda proprio la localizzazione dell’impianto.

Secondo il tribunale amministrativo, i terreni interessati dal progetto rientrano tra le aree considerate idonee dalla legislazione statale per l’installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili.

Il motivo è legato alla presenza di una cabina primaria di trasformazione elettrica situata entro 500 metri dall’area interessata.

Per i giudici tale infrastruttura ha caratteristiche industriali e costituisce uno degli elementi che la normativa nazionale individua per qualificare automaticamente una zona come idonea allo sviluppo di impianti energetici.

Una valutazione che, di fatto, smonta una delle principali motivazioni utilizzate dal Comune per negare l’intervento.

Il Piano operativo comunale non basta a fermare il progetto

L’amministrazione aveva inoltre richiamato le disposizioni contenute nel proprio Piano operativo, sostenendo che in quell’area agricola il fotovoltaico non fosse compatibile con la pianificazione urbanistica locale.

Anche su questo aspetto il Tar è stato particolarmente chiaro.

Nella sentenza viene infatti ribadito che quando una zona viene qualificata come idonea dalla normativa statale, gli strumenti urbanistici comunali non possono introdurre limitazioni tali da impedire la realizzazione degli impianti previsti dalla legge.

In altre parole, la disciplina nazionale prevale sulle disposizioni locali quando si tratta di aree individuate come idonee allo sviluppo delle energie rinnovabili.

Corretta la procedura semplificata

Un altro punto contestato dal Comune riguardava il percorso autorizzativo scelto dalla società.

L’amministrazione riteneva infatti che il progetto dovesse seguire un iter più articolato e complesso.

Anche in questo caso il Tar ha dato ragione alla società ricorrente.

Per impianti di questa tipologia e potenza realizzati in aree idonee, la Procedura Abilitativa Semplificata rappresenta il percorso previsto dalla normativa vigente, senza necessità di ulteriori verifiche urbanistiche rispetto a quelle già stabilite dalla legge.

Nessun parere contrario dagli altri enti

Nella ricostruzione dei giudici emerge inoltre un altro elemento significativo.

Durante l’istruttoria erano stati coinvolti diversi enti, tra cui Regione Toscana, Provincia di Grosseto e Consorzio di Bonifica Toscana Sud.

Nessuno di questi soggetti, però, aveva espresso pareri contrari o osservazioni tali da bloccare il progetto.

Di fatto il diniego era rimasto una decisione esclusivamente riconducibile al Comune di Manciano, senza che altri enti avessero evidenziato criticità ostative alla realizzazione dell’impianto.

Si riapre la partita delle rinnovabili in Maremma

Con l’annullamento del provvedimento comunale, il progetto fotovoltaico torna adesso sul tavolo e potrà proseguire il proprio iter autorizzativo.

La sentenza rappresenta anche un precedente importante nel dibattito che da anni accompagna la diffusione degli impianti energetici sul territorio maremmano.

Da una parte le amministrazioni locali che chiedono maggiore autonomia nella pianificazione del territorio, dall’altra una normativa nazionale sempre più orientata a favorire la realizzazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

Una contrapposizione destinata probabilmente a riproporsi anche nei prossimi mesi, mentre la Maremma continua a essere uno dei territori più interessati dai progetti legati alla transizione energetica.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati