Bancarotta, condanne definitive dopo oltre 10 anni: tre finiscono in carcere | MaremmaOggi Skip to content

Bancarotta, condanne definitive dopo oltre 10 anni: tre finiscono in carcere

La Cassazione respinge i ricorsi nell’inchiesta sulle nove società fallite tra immobiliare e attività ricettive: le pene sono definitive
L’aula d’assise del tribunale di Grosseto dove si è celebrato il processo per bancarotta (foto Aldo Giuliani)

FOLLONICA. Per più di dieci anni sono rimasti dentro a un’inchiesta che ha attraversato aule di tribunale, sentenze e ricorsi. Un procedimento nato dal fallimento di nove società che operavano tra immobiliare e strutture ricettive nell’area di Follonica e che adesso è arrivato al capolinea.

L’ultima parola l’ha pronunciata la Corte di cassazione, che, a metà settembre, ha respinto i ricorsi presentati contro la sentenza d’Appello. E quelle condanne, rideterminate nel secondo grado di giudizio, sono diventate definitive.

Così, per tre degli imputati si sono aperte le porte del carcere. Il commercialista Evans Capuano e l’imprenditore Antonio Marchionni sono stati accompagnati in due istituti penitenziari della Maremma. Luca Marchionni, invece, si è presentato al carcere di Siena.

Definitivi anche i quattro anni di reclusione inflitti a Paola Centini, moglie di Luca Marchionni, che si trovava già nel carcere di Pisa per scontare un’altra pena. Se non ci fosse stata quella precedente condanna – sebbene di pochi mesi – non sarebbe stata rinchiusa in cella. 

L’indagine sui fallimenti cominciata nel 2012

Per ritrovare l’inizio della vicenda bisogna tornare al 2012, quando la guardia di finanza cominciò a mettere insieme documenti, conti e operazioni relative a una serie di società successivamente finite in fallimento.

A lavorare all’inchiesta furono i finanzieri della tenenza di Follonica, insieme ai militari dell’allora componente tributaria di Grosseto.

Sotto la lente degli investigatori finirono nove società, impegnate principalmente nel settore immobiliare e nella gestione di attività ricettive legate al territorio follonichese.

Secondo le accuse portate poi davanti ai giudici, dalle società sarebbero stati distratti centinaia di migliaia di euro, oltre a mezzi e rami d’azienda. Gli accertamenti riguardarono anche la documentazione contabile: in alcuni casi, libri e scritture non sarebbero stati tenuti in maniera tale da permettere di ricostruire con chiarezza il patrimonio e gli affari delle società.

Tre anni dopo l’avvio dell’indagine, nel 2015, si aprì in tribunale a Grosseto il processo.

Luca Marchionni, dai 12 anni e mezzo ai 9 anni e 6 mesi

Una delle condanne più pesanti era stata pronunciata nei confronti di Luca Marchionni. In primo grado l’imprenditore era stato riconosciuto responsabile per nove capi d’imputazione e condannato a 12 anni e 6 mesi di reclusione.

Una pena sensibilmente ridotta nel processo d’Appello, quando Marchionni, all’epoca assistito dall’avvocato Roberto Baccheschi, aveva ottenuto una condanna a 9 anni e 6 mesi.

Negli ultimi giorni l’imprenditore è stato seguito dagli avvocati Enrico De Martino e Giulia Zani. Dopo la decisione della Cassazione arrivata una decina di giorni fa, Marchionni si è costituito nel carcere di Siena, dove ha cominciato a scontare la pena diventata definitiva.

Sette anni a Capuano, cinque ad Antonio Marchionni

Il verdetto della Suprema corte chiude anche la posizione del commercialista Evans Capuano, difeso dall’avvocato Guiscardo Allescia.

Per Capuano il primo processo si era concluso con una condanna a 9 anni e 6 mesi. Anche nel suo caso i giudici d’Appello avevano ridotto la pena, portandola a 7 anni di reclusione.

Il rigetto del ricorso ha reso definitiva quella sentenza e anche per il commercialista è quindi scattata l’esecuzione della pena in carcere.

Stessa conseguenza per Antonio Marchionni, fratello di Luca e assistito dall’avvocata Alessandra Coviello. La sua condanna era passata dai 6 anni stabiliti in primo grado ai 5 anni decisi in Appello.

Ora anche quei cinque anni sono definitivi.

Paola Centini era già nel carcere di Pisa

Diversa la situazione di Paola Centini, moglie di Luca Marchionni e assistita dall’avvocato Christian Sensi. 

Per lei il primo grado si era concluso con una condanna a 6 anni, successivamente ridotta a 4 anni. Una pena che, con la pronuncia della Cassazione, è diventata definitiva.

Centini si trovava però già nel carcere di Pisa dallo scorso agosto, dove sta scontando una precedente condanna risalente al 2015 per l’omesso versamento di contributi Inps relativi a società successivamente coinvolte in procedure per bancarotta.

Per quella vicenda la pena ancora da espiare è di tre mesi. 

Secondo quanto spiegato dal suo difensore, i quattro anni diventati ora definitivi, considerati da soli, non avrebbero necessariamente determinato l’ingresso immediato in carcere. Durante l’iter avviato per ottenere una misura alternativa è però emersa la precedente pena di tre mesi ancora da scontare, circostanza che ha imposto un percorso diverso.

L’ultima sentenza dopo oltre dieci anni

Per gli altri imputati condannati a pene inferiori, stando a quanto riferito dai rispettivi difensori nell’immediatezza della pronuncia della Cassazione, non risultavano ulteriori provvedimenti esecutivi.

Si chiude così uno dei lunghi procedimenti giudiziari nati dai fallimenti che avevano interessato diverse società legate al territorio di Follonica.

Era cominciato con gli accertamenti della guardia di finanza nel 2012. Poi erano arrivati il processo di primo grado, le condanne, l’Appello con la rideterminazione delle pene e infine il ricorso davanti alla Suprema corte.

La Cassazione ha ora respinto i ricorsi e reso definitive le condanne stabilite in secondo grado. E dopo oltre un decennio trascorso nelle aule di giustizia, per tre degli imputati la vicenda giudiziaria si è trasformata nell’esecuzione della pena dietro le sbarre.

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