GROSSETO. Il Comune aveva firmato. L’US Grosseto, invece, no. Basterebbe questo per spiegare perché la quinta commissione consiliare, riunita venerdì 7 agosto per fare luce sulla fideiussione non conforme presentata durante la mediazione per il centro sportivo di Roselle, abbia finito per riaccendere uno scontro politico che sembrava già abbastanza rovente. E non solo per il caldo afoso di queste settimane.
Ma c’è di più.
Il Comune aveva sottoscritto telematicamente il verbale alle 7.09 del 30 luglio. E cinque minuti dopo, alle 7.14, era partita dagli uffici la richiesta di effettuare le verifiche sulla garanzia.
Lo ha spiegato in commissione lo stesso dirigente che ha seguito la mediazione per conto dell’amministrazione, Felice Carullo.
L’accordo, però, non si è mai perfezionato. Perché mancavano altre firme e soprattutto quella dell’US Grosseto, la società che avrebbe dovuto rientrare nella disponibilità del centro sportivo.
Ed è su questa sequenza – prima la firma, poi i controlli – che le opposizioni hanno costruito gran parte del loro attacco.
Il Comune firma, poi cominciano i controlli
La cronologia ormai sembra chiara.
La firma del Comune sul verbale della mediazione viene apposta attraverso la piattaforma telematica alle 7.09 del 30 luglio.
Alle 7.14, sempre secondo quanto riferito dal dirigente, parte la richiesta agli uffici per attivare le verifiche.
Viene coinvolto il broker assicurativo del Comune. Vengono interrogate le banche dati della Banca d’Italia e dell’Ivass, controllati i riferimenti indicati nella fideiussione e inviati messaggi agli indirizzi riconducibili ad Allianz.
Da quei controlli cominciano ad affiorare le anomalie.
Il Comune chiede quindi alla società anche copia dei bonifici e del contratto stipulato con il broker, cercando di ricostruire la provenienza della garanzia. Poi arriva la decisione di mettere tutto nelle mani della Guardia di finanza.
Anche l’US Grosseto ha presentato denuncia contro il broker attraverso il quale aveva ottenuto la fideiussione.
Cerboni: «Una grandissima figura di m…»
Lo scontro si accende quando le opposizioni tornano alle settimane precedenti. Perché, sostengono, avevano chiesto prudenza prima che tutto questo accadesse.
Ed è a quel punto che Giacomo Cerboni, consigliere di Azione, abbandona per un attimo il linguaggio felpato delle commissioni.

Richiama le definizioni usate nei giorni precedenti nei confronti delle opposizioni – «sciacalli», «disinformatori seriali», accuse di sciacallaggio politico – e va dritto al punto.
«Se Rossi e la stessa società Grosseto avessero ascoltato quei tre “sciacalli disinformatori seriali” – dice – forse quella prudenza che segnalavamo gli avrebbe evitato una grandissima figura di m…».
Poi precisa di non essere abituato, dopo tanti anni trascorsi in consiglio comunale, a utilizzare quel linguaggio. Ma aggiunge che «quando accade bisogna chiamare le cose con il proprio nome».
Una frase pesantissima, per una persona composta e meticolosa come Cerboni.
Ma dietro la forma c’è il cuore della contestazione: perché annunciare che era tutto risolto prima di avere completato le verifiche?
Il 27 luglio l’opposizione aveva chiesto di aspettare
Bisogna tornare indietro di qualche giorno.
Il 27 luglio, durante una precedente commissione, Leonardo Culicchi, Carlo De Martis e Giacomo Cerboni appunto, avevano chiesto all’amministrazione di non arrivare all’incontro di mediazione del 29 senza aver prima ricevuto e controllato tutti i documenti.
Non chiedevano di far saltare l’accordo.
Chiedevano, sostengono, di spostare eventualmente l’incontro di qualche giorno, se le carte non fossero arrivate in tempo.
De Martis lo ripete senza giri di parole: «Se ci avessero ascoltato non saremmo a questo punto». La richiesta di rinviare la seduta in assenza della documentazione necessaria emerge anche dalle trascrizioni dei lavori.
La prima bozza arriva alle 19
Poi accade un’altra cosa.
Secondo la ricostruzione fatta da De Martis, intorno alle 19 dello stesso 27 luglio una prima bozza della fideiussione arriva anche all’assessore Fabrizio Rossi.
E già quella bozza, sostiene il consigliere, avrebbe dovuto far scattare qualche allarme. Nelle carte veniva indicata Allianz Next, società che, secondo quanto ricostruito dall’opposizione, risultava cessata dal 30 dicembre 2025. Accanto compariva inoltre il riferimento ad Allianz Bank, mentre nei documenti si mescolavano elementi assicurativi e bancari.
Poi arriva il documento definitivo, quello del 29 luglio. E, secondo De Martis, le anomalie aumentano.
La versione definitiva non coincide perfettamente con quella precedente: cambiano alcuni riferimenti e compare un ulteriore soggetto, Allianz Deutschland AG, mentre continua a figurare Allianz Next.
«A maggior ragione – sostiene De Martis – in quel momento bisognava aggiornare la mediazione e verificare tutto».
Invece arriva l’annuncio: «Accordo fatto»
La mediazione, però, va avanti. E la sera del 29 luglio vengono diffuse le dichiarazioni dell’amministrazione e dell’US Grosseto.
Il senso è chiaro: l’accordo è raggiunto, la partita sul centro sportivo si può considerare chiusa.
Per le opposizioni è proprio questo il passaggio politicamente più grave.
«C’è stata la volontà dell’assessore Rossi di comunicare immediatamente il risultato – dice De Martis – senza aspettare le necessarie verifiche».
Poi, nel giro di pochissimo, il quadro cambia.
Le verifiche partono, emergono le anomalie, il Comune presenta denuncia alla Guardia di finanza e quell’accordo che sembrava già confezionato torna improvvisamente in bilico.
Culicchi: «Perché non siamo passati dal consiglio?»
Leonardo Culicchi, Partito democratico, sposta poi il ragionamento su un piano ancora più ampio. Perché il problema, dice, non riguarda soltanto la fideiussione.
Riguarda il futuro del centro sportivo di Roselle, un patrimonio pubblico che deve essere pensato anche in relazione alla frazione.
«Perché non si è voluto fare prima un passaggio in consiglio comunale?», chiede.
Le opposizioni hanno nel frattempo ottenuto anche il piano economico-finanziario e il piano gestionale dell’US Grosseto.
E nella documentazione, ricorda Culicchi, viene segnalata anche una situazione che riguarda lo stato dell’impianto: circa 40mila euro di danni indicati dal revisore.
Per Culicchi serve quindi un ragionamento che vada ben oltre la semplice restituzione del centro sportivo alla società.
Come deve svilupparsi l’impianto? Che rapporto deve avere con Roselle? Quale progetto ha il Comune se la mediazione dovesse fallire? Esistono alternative o manifestazioni di interesse?
Domande che, secondo il consigliere, avrebbero dovuto essere affrontate già parallelamente alla trattativa.
«Rossi ci ha messi contro i tifosi»
Culicchi insiste anche su un altro punto. «Rossi ci ha messi contro i tifosi – dice – ma noi eravamo e siamo favorevoli all’accordo. Lo siamo per il bene della squadra e per il bene della città».
Ed è una distinzione sulla quale insistono tutte e tre le opposizioni. La critica non è al ritorno dell’US Grosseto nel centro sportivo.
La critica è al modo in cui l’amministrazione ha gestito la mediazione e soprattutto alla corsa ad annunciarne il successo.
«Il sindaco ci ha definiti incompetenti – aggiunge Culicchi – ma noi abbiamo a cuore il futuro della città».
Poi la stoccata politica. Nella vicenda del centro sportivo sono coinvolti due assessori più volte indicati come figure destinate ad avere un ruolo anche nel futuro della maggioranza: Fabrizio Rossi e Luca Agresti, indicati dai rispettivi partiti (il primo investito dal ministro Tajani, il secondo “benedetto” dal coordinatore del partito di Giorgia Meloni Giovanni Donzelli) come candidati a sindaco per la guida di Grosseto.
«Erano loro che dovevano gestire questa partita», sostiene Culicchi.
Il sindaco e quella frase sulla firma
Ma il punto più delicato resta quello venuto fuori dalla commissione. Nei giorni scorsi il sindaco aveva difeso l’operato dell’amministrazione sostenendo, in sostanza, che le verifiche fossero state effettuate prima della firma e che infatti nulla fosse stato firmato.
Adesso, però, la commissione mette agli atti un dato differente. La firma del Comune c’era, ed era stata apposta alle 7.09 del 30 luglio.
L’accordo non era diventato efficace perché mancavano ancora altre firme, compresa quella dell’US Grosseto.
È una distinzione sostanziale. Ed è per questo che Culicchi chiede al sindaco una rettifica pubblica e le scuse.
De Martis: «La comunicazione non è stata veritiera»
De Martis rincara la dose. Secondo il consigliere di Grosseto Città Aperta, la comunicazione fatta da sindaco e assessore sarebbe stata «distorta e non rispondente al vero», proprio perché non avrebbe distinto tra la firma già apposta dal Comune e il mancato perfezionamento complessivo dell’accordo.
Le opposizioni, dice, hanno seguito un percorso completamente diverso: hanno chiesto atti, hanno chiesto commissioni, hanno fatto domande.
«Abbiamo seguito l’iter istituzionale e chiesto di poter approfondire pubblicamente quello che era successo. In risposta abbiamo ricevuto attacchi scomposti», dicono.
Il piano economico del Grosseto: da 610mila a 700mila euro
Poi ci sono i numeri, e sono importanti.
Il piano economico-finanziario presentato dall’US Grosseto prevede circa 610.500 euro di ricavi annui, destinati a salire fino a 700.562 euro al quinto anno.
Nel piano della precedente gestione, risalente al 2017, le cifre erano molto inferiori: 251.320 euro il primo anno e 312.320 euro al quinto.
De Martis è il primo a precisare che il confronto non può essere automatico: allora la squadra militava tra i dilettanti, oggi si parla di calcio professionistico.
E quindi cambiano inevitabilmente sponsorizzazioni, tornei, gestione del bar e del ristorante, pubblicità e possibilità di produrre ricavi.
Ma proprio perché i numeri sono così diversi, sostiene l’opposizione, quel piano merita di essere studiato e discusso con attenzione.
Cerboni: «Se fosse andato bene saremmo stati i soliti noiosi»
Poi Cerboni torna sul senso politico di tutta la vicenda e lo fa con un ragionamento molto semplice.
Quando il 29 luglio era stato annunciato il raggiungimento dell’accordo, le opposizioni non avevano attaccato. Anzi, il possibile risultato era stato accolto positivamente.
«Se fosse andato tutto bene – dice Cerboni – ci avrebbero detto: avete visto quanto siete noiosi? Siete venuti il 27 a chiederci prudenza, a dirci di verificare gli atti».
Poi però è arrivata quella che definisce «la controprova»: le perplessità, insomma, non erano campate in aria.
«Avevamo detto semplicemente: siate prudenti. Purtroppo abbiamo avuto ragione e non volevamo averla». Ed è proprio questo, secondo Cerboni, che rende ancora meno accettabili le accuse di sciacallaggio arrivate nei giorni successivi.
Ora il conto alla rovescia: 12 agosto
Nonostante tutto, la partita non è chiusa. L’US Grosseto ha già versato la prima rata prevista, con scadenza il 5 agosto, e il Comune l’ha regolarmente incassata.
Ora resta da superare l’ostacolo principale. Entro il 12 agosto la società dovrà presentare una nuova fideiussione, valida e conforme alle condizioni poste dall’amministrazione. La delibera è tassativa, nessun rinvio è possibile.
Se la nuova garanzia supererà tutti i controlli, la mediazione potrà andare avanti. Altrimenti si aprirà una partita completamente diversa.
Ma dopo la commissione di venerdì 7 agosto una certezza c’è. Il Comune aveva firmato. L’US Grosseto no. E quando sono cominciate le verifiche sulla fideiussione, la firma del Comune era già lì da cinque minuti.




