ROCCASTRADA. Sulla carta dovranno convivere grano, ortaggi e oltre 63mila pannelli fotovoltaici. Ma come funzionerà davvero l’agricoltura dentro un impianto esteso su circa 63 ettari di campagna? Chi garantirà le coltivazioni, con quale acqua, quali macchinari e quali prospettive economiche?
Sono alcune delle domande che Sentinella della Maremma porta alla Regione Toscana, annunciando di avere depositato osservazioni formali sul progetto agrivoltaico Drea, previsto nella piana di Sticciano Scalo, nel territorio prevalentemente di Roccastrada e, per una piccola parte, di Grosseto.
La richiesta è precisa: sottoporre il progetto alla Valutazione di impatto ambientale, approfondendo gli effetti dell’intervento prima di qualsiasi via libera.
Secondo quanto comunica l’associazione, le osservazioni sono state presentate anche con la delega di aziende agricole direttamente interessate, cittadini, associazioni e un comitato locale.
La richiesta alla Regione: una valutazione ambientale completa
Proposto da Volt 9 Srl, Drea prevede una potenza di circa 43,7 MWp, con strutture alte fino a 4,16 metri. Il sito Natura 2000 Monte Leoni si trova a circa 500 metri dall’area dell’impianto.
Il progetto è oggetto del procedimento regionale di verifica di assoggettabilità a VIA: la fase nella quale si valuta se l’intervento debba affrontare la Valutazione di impatto ambientale vera e propria.
È su questo passaggio che interviene Sentinella. La presentazione delle osservazioni non equivale a una decisione della Regione: l’associazione chiede un approfondimento, il cui esito dovrà essere stabilito nell’istruttoria.
Il nodo agricolo: coltivare davvero tra i pannelli
Il punto centrale delle contestazioni riguarda la relazione agronomica del proponente, che l’associazione giudica, in diversi passaggi, teorica e difficilmente applicabile alle condizioni reali dei terreni.
Come abbiamo ricostruito nell’approfondimento dedicato a Drea, l’area è oggi coltivata. Il nuovo assetto comporterebbe anche una modifica delle produzioni: bietole e spinaci non sono considerati compatibili con la configurazione futura, soprattutto per gli spazi necessari alle macchine utilizzate nella raccolta.
Il piano prevede invece frumento e colture orticole in successione, prendendo come riferimento circa 26 ettari di cavolfiore.
Sentinella sostiene che proprio questa riorganizzazione richieda verifiche più approfondite. Secondo la perizia agronomica che l’associazione dichiara di avere allegato alle osservazioni, restano da chiarire disponibilità dell’acqua, lavorazioni, raccolta, manodopera, compatibilità con le strutture e sostenibilità economica delle coltivazioni.
«Ma cosa succede quando parliamo di 63 ettari e oltre 63mila pannelli?», chiede Patrick Marini, presidente di Sentinella della Maremma.
«Se l’impianto diventa così grande da condizionare le coltivazioni, le macchine agricole, l’irrigazione e persino la scelta delle colture, rischiamo di chiamare agricoltura quella che in realtà diventa una gestione del verde attorno a un grande impianto energetico».
È la contestazione dell’associazione: verificare che la componente agricola possa funzionare concretamente e durare nel tempo.
«Non basta una relazione agronomica teorica»
Per Marini, le dimensioni dell’intervento rendono necessario valutare con attenzione quanto le esperienze di impianti sperimentali più piccoli possano essere trasferite a una superficie di questa estensione. «Per far funzionare l’agrivoltaico non basta una relazione agronomica teorica», sostiene.
«Il rischio è che l’agrivoltaico diventi l’escamotage per trasformare il suolo agricolo in una grande superficie per il fotovoltaico, industrializzando progressivamente interi territori».
Una posizione netta, che Sentinella chiede alla Regione di esaminare attraverso il confronto tra il piano depositato dal proponente e le criticità sollevate nelle osservazioni.
Volt 9 e le domande su chi finanzierà l’impianto
Un altro capitolo riguarda la società proponente. Secondo la documentazione societaria che Sentinella riferisce di avere esaminato, Volt 9 dispone di 100 euro di capitale versato, non ha dipendenti e ha due soci, con una partecipazione riconducibile al Lussemburgo.
Il capitale sociale, però, non coincide con le risorse complessive disponibili per realizzare un investimento. Il suo importo, da solo, non permette quindi di stabilire la capacità finanziaria dell’operazione.
Lo stesso Marini precisa: «Non sosteniamo che una società veicolo sia di per sé illegittima». L’associazione chiede piuttosto chiarezza sulla struttura dell’investimento e sulle sue ricadute. «È legittimo chiedere chi ci sia dietro, chi finanzierà l’impianto, chi ne sarà proprietario e soprattutto quanto valore economico resterà realmente in Maremma», afferma il presidente.
Paesaggio, agriturismi e ricadute sul territorio
Le osservazioni allargano infine lo sguardo all’economia della zona. Per Sentinella, la valutazione deve considerare anche le possibili conseguenze su agricoltura, agriturismi, enogastronomia, accoglienza e paesaggio.
Sono effetti che l’associazione teme e chiede di approfondire prima dell’autorizzazione.
«La Maremma non può diventare semplicemente il luogo dove mettere gli impianti», dice Marini. «L’energia si può produrre in molti luoghi; un paesaggio, un’economia agricola diffusa e un’identità territoriale non si possono ricreare una volta perduti».
La richiesta arriva dunque sul tavolo regionale insieme alle contestazioni tecniche: sottoporre Drea alla VIA e verificare come il progetto possa incidere sulla campagna di Sticciano e sulle attività che la abitano.




