GROSSETO. Era la fine del 2022 quando Lamioni diventò proprietario del Grifone 1912. Fu ritenuta una svolta importante per il sodalizio. La piazza ne fu entusiasta, compreso chi scrive.
Pur tra grandi difficoltà il cammino sportivo si può definire molto positivo con il raggiungimento del professionismo, la metà prefissata in partenza. Il contorno ha vissuto, e vive, sopra un dondolo molto irregolare animato soprattutto da dichiarazioni talmente trionfalistiche da essere quasi incomprensibili, ma non ci vorrà molto per capire se abbiano o meno basi solide.
Se questo configurava il classico gioco delle parti, l’arrivo di Massimo Ferrero con il suo retrotreno di esperienze negative, rompe i profili dello schema.
Il racconto degli ultimi dieci anni la storia biancorossa ha visto una rassegna di interpreti veramente deprimente. Da Pincione a Di Matteo fino a Salvatore Guida. Il capostipite fu Moreno Quartaroli Fava. (era il1995).
Quando la stabilità sembrava raggiunta ecco Massimo Ferrero presentato al popolo dallo stesso Lamioni fuori dallo Zecchini come collaboratore della holding famigliare. La notizia ha fatto sorridere l’Italia intera, in particolare la Maremma le cui fosse, torrenti, oltre al mare, sono saturi, e stanchi, di questi colpi di coda assolutamente negativi per l’immagine. Un marchio a fuoco, che affianca gli altri raccolti nel tempo. Una caduta di stile da respingere con forza, costi quel che costi a livello calcistico.
Il popolo maremmano merita rispetto e affetto. Qui la gente è stanca di nomi non idonei al suo pesante passato scritto con le vanghe, i picconi, le zanzare e la malaria.
Ci sono state pagine antiche e gloriose. Il tempo delle paludi è finito e non va rigenerato.
Er Viperetta e la storia giudiziaria
Dietro il personaggio televisivo, le battute sopra le righe e il soprannome di “Er Viperetta”, Massimo Ferrero si porta dietro soprattutto una lunga storia giudiziaria che negli anni ha pesato enormemente sulla sua immagine pubblica e imprenditoriale.
L’ex presidente della UC Sampdoria è stato infatti coinvolto in numerose vicende legate a fallimenti societari, accuse di bancarotta e indagini finanziarie.
Il momento più clamoroso arrivò il 6 dicembre 2021, quando Ferrero venne arrestato dalla Guardia di finanza nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Paola. Le accuse riguardavano bancarotta fraudolenta, reati societari e presunte distrazioni patrimoniali collegate a società operanti nei settori turistico, alberghiero e cinematografico. L’inchiesta non riguardava direttamente la Sampdoria, ma ebbe effetti devastanti sul club e sull’immagine del presidente blucerchiato, che fu costretto alle dimissioni immediate.
Ferrero finì nel carcere di San Vittore e la vicenda aprì una delle fasi più drammatiche della storia recente della Sampdoria, già alle prese con una situazione economica molto delicata.
I problemi giudiziari dell’imprenditore romano, però, erano iniziati molto prima. Negli anni il suo nome è comparso più volte in procedimenti legati alle sue attività imprenditoriali, soprattutto nel mondo del cinema e del turismo.
La compagnia aerea Livingstone
Tra i casi più noti c’è quello della compagnia aerea Livingston, per cui Ferrero patteggiò una condanna per bancarotta fraudolenta. In altre vicende sono emerse contestazioni su fallimenti societari, gestione dei bilanci e operazioni finanziarie considerate irregolari dagli inquirenti.
Parallelamente cresceva anche la contestazione dei tifosi sampdoriani, che col tempo avevano trasformato Ferrero da personaggio folkloristico e mediatico a simbolo di una gestione considerata confusa, fragile e dannosa per il club.
La cessione della Sampdoria
Negli anni della sua presidenza la Sampdoria passò infatti dalle qualificazioni europee a una crisi sempre più profonda, culminata poi con il rischio concreto di fallimento e la successiva cessione della società.
È questo il bagaglio che oggi accompagna Ferrero ovunque si presenti nel mondo del calcio o vicino ad esso. Ed è anche il motivo per cui il suo nome continua a dividere profondamente le piazze sportive italiane.
Forse a Grosseto non ne abbiamo bisogno.



