Il gonfiore, la nausea, i capelli che cadono e la sensazione di non essere più belle perché non si hanno le forze di curarsi anche dopo le terapie. E non è superficialità, ma voglia di sentirsi di nuovo a proprio agio nel proprio corpo. In quest’ottica si colloca la sfilata “Principesse per una sera”, che si è svolta sabato 16 maggio al teatro Fonderia Leopolda. Accanto a loro, sulla passerella, c’erano anche i medici.
«Le donne dell’oncologia si provano vestiti, si fanno trucco e parrucco e prendono anche lezioni su come sfilare. Si tratta di un momento in cui le donne iniziano a sentirsi bene con se stesse e con il loro corpo – dice Donatella Guidi, presidente di Insieme in Rosa onlus –. Il tutto circondate da altre donne che sono lì con loro e per loro».
Principesse per una sera e donne per sempre
Avere un tumore non significa soltanto affrontare terapie che massacrano il corpo, la mente e la visione che si ha di sé. Avere un tumore significa anche ripresa e sviluppare una concezione della vita diversa: l’ansia e la paura diventano nuove compagne di viaggio a ogni controllo, anche quando la malattia è stata sconfitta.
Tornare alla vita è complesso: c’è chi si sente indietro per lo stop subito e inizia a correre per mettersi in pari. C’è chi, invece, fatica a trovare le forze per continuare, fra stanchezza e paura che tutto possa tornare. C’è chi sente il senso di colpa, perché i propri cari hanno dovuto aiutarli.
Tutto contornato dalle frasi fatte: «Eh, se non lo capisci tu con la tua esperienza», «Dai su, che il peggio è passato» e quegli sguardi pieni di compassione.
Dopo le cure, qualunque reazione emotiva e psicologica è normale. E quello che aiuta è essere circondate da persone unite da un filo rosa, anche nel post malattia. Una squadra fatta di persone, lustrini, lacca, tessuti, tanti colori e una passerella.
«All’inizio tutte sono molto timide e si vergognano nel partecipare, poi però iniziano a prendere lezioni su come sfilare e, tutte con i loro tempi, acquistano sicurezza. È come se sbocciassero di nuovo – dice Guidi – Uno dei nostri obiettivi è aiutare anche nel post terapie, perché la vita non finisce lì e va assaporata».
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Le prossime sfilate
Lustrini, paillettes, prove di vestiti, acconciature, smalti, trucco impeccabile – e che non cola – e, soprattutto, la voglia di riprendersi il proprio corpo. Durante e dopo la malattia si perde una parte di sé: non si ha voglia di truccarsi, il colore della pelle cambia, il corpo è gonfio e spesso si fatica a riconoscersi. E così si capisce che è normale voler tornare a sentirsi belle e iniziare di nuovo a cercarsi.
Non si tratta di vanità: diventa una necessità per stare bene. Diventa tornare a essere artefici della propria vita. E anche se fosse solo per vanità va ricordato che un momento di leggerezza fa bene al cuore.
Ci saranno ancora sfilate.
E sulla passerella non saliranno modelle, ma donne bellissime e diverse fra loro, legate dallo stesso percorso. Donne che dimostrano che quello che è stato tolto può essere ripreso, con più gentilezza verso se stesse e voglia di mettersi in gioco.
«Siamo tutte donne normali a cui piace metterci in gioco. Abbiamo tanti appuntamenti in programma, almeno altre due sfilate: una a Castiglione della Pescaia e uno a Buriano. Quest’ultimo sarà in lingerie ispirata agli anni ’40 e ’70 – dice Guidi – Le donne dell’associazione stanno già facendo le ricerche per trovare l’abbigliamento giusto».
«Il nostro obiettivo principale è donare all’ospedale quello di cui necessita. Ma per noi è importante anche la salute mentale del paziente o dell’ex paziente: abbiamo corsi di mindfulness, facciamo giri in barca, corsi di riabilitazione dopo gli interventi e tutto quello che può aiutare – conclude – E lo facciamo insieme, perché la vita continua e va vissuta».




